Giustizia fascista Stampa E-mail

Leonardo Pompeo D'Alessandro

Giustizia fascista
Storia del Tribunale speciale
(1926-1943)


il Mulino, pagg.288, € 27,00

 

dalessandro giustizia  IL LIBRO – Il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, strumento di repressione politica, fu creato dal fascismo perché, si è sostenuto, non aveva fiducia nella magistratura ordinaria. Ma cosa è stato quest'organo e che ruolo ha avuto nell'assetto istituzionale del regime? In realtà l'obiettivo era una riforma in senso fascista dell'intero sistema della giustizia; il Tribunale speciale voleva essere una specie di prova generale. Alla sua attività contribuirono, insieme ai magistrati militari e ai membri della Milizia, proprio i magistrati ordinari, con le prassi tipiche della magistratura, la loro cultura, ma anche il loro zelo repressivo. Basato su documenti inediti, lo studio indaga il concreto funzionamento del Tribunale e gli esiti, spesso contraddittori, della sua azione, senza trascurare la personalità dei giudici dei quali traccia un penetrante ritratto di gruppo.

  DAL TESTO – "Le origini del Tribunale speciale si collocano nel pieno di quel processo di istituzionalizzazione dello Stato totalitario che, avviato con il discorso del 3 gennaio 1925, prese definitivamente corpo durante il 1926, anno che Mussolini non esitò a definire «napoleonico» per la «rivoluzione fascista». A quella data si era giunti ormai a uno stadio avanzato di quella «poderosa, intensa magnifica attività legislativa del fascismo» che – per usare le parole pronunciate da Augusto Turati a pochi mesi dalla sua nomina a segretario del Pnf – preparò, forgiò, costruì «le leggi della rinascita, della ricostruzione, della rivoluzione». Un'«epoca aurea della legislazione rivoluzionaria fascista» - gli avrebbe fatto eco Giovanni Giuriati, suo successore alla guida del partito – che si protrasse almeno fino al 1928, anno in cui fu costituzionalizzato il Gran consiglio: «credo di non errare – continuò Giuriati – affermando che durante quel tempo il contributo di Mussolini alla formulazione delle leggi costituzionali fasciste fu sostanziale e, nei punti più contestati, decisivo»."

  L'AUTORE – Leonardo Pompeo D'Alessandro attualmente ha un incarico di insegnamento presso l'Università Bocconi. Già assegnista di ricerca, prima presso l'Università Sapienza e poi presso la stessa Bocconi, è membro del Consiglio scientifico della Fondazione Gramsci e della redazione della rivista «Le Carte e la Storia».

  INDICE DELL'OPERA – Introduzione - I. Alle origini della giustizia fascista (1. Una legislazione per l'"emergenza" - 2. Un "giudice speciale" a difesa del regime - 3. Una Camera senza opposizione - 4. L'ambiguità del Senato) - II. Una giustizia "speciale" (1. Nuovi organi, "vecchi" uomini - 2. Una falsa partenza: l'istituzione della Commissione istruttoria - 3. Un verdetto annunciato: il processo ai comunisti - 4. Bilanci e ripensamenti - 5. L'apertura ai magistrati ordinari) - III. Da speciale a ordinario: la cesura del 1931 (1. Tribunali militari e repressione politica: continuità e rotture - 2. Militare vs politico? La scelta ibrida del regime - 3. Tribunale speciale e nuovo sistema penale: un processo di normalizzazione - 4. Il plauso della magistratura e il paradosso della nuova giustizia fascista - 5. Un atto scontato: l'approvazione della proroga) - IV. Dentro la giustizia fascista (1. La stabilizzazione degli anni Trenta - 2. Milizia, magistratura, esercito e carabinieri: un organico composito - 3. Magistrati in camicia nera? Una foto di gruppo - 4. Lo zelo dei magistrati e la centralità della Procura) - V. Difendere lo Stato, difendere la nazione: la guerra e i nuovi nemici (1. La giustizia speciale e il confine orientale - 2. L'estensione delle competenze e la proroga del 1941 - 3. I numeri della repressione giudiziaria: un bilancio complessivo) - Indice dei nomi