America bianca Stampa E-mail

Giovanni Borgognone

America bianca
La destra reazionaria dal Ku Klux Klan a Trump


Carocci Editore, pagg.167, € 15,00

 

borgognone bianca  Giovanni Borgognone, docente di Teorie e storia della democrazia presso l'Università degli Studi di Torino, ricostruisce in questo agile saggio – "frutto di vent'anni di ricerca sui movimenti e le idee della destra negli Stati Uniti" - la storia del nazionalismo bianco statunitense, mettendone in risalto "le coordinate "ideologiche" e spiegandone il radicamento e il successo".

  Il nazionalismo bianco viene inteso dall'Autore come "espressione sociale e politica di una "destra reazionaria". Suprematisti ed etnonazionalisti di vario tipo si oppongono, in generale, a una società aperta, inclusiva ed egualitaria. Ritengono che il "disordine" derivante dal crogiolo di razze e popoli costituisca potenzialmente la premessa per privarli della libertà e per imporre un potere dispotico".

  Gli esponenti della "destra reazionaria" statunitense propugnano "una controrivoluzione rispetto ai processi di democratizzazione e modernizzazione, con l'obiettivo di restaurare, preservare ed espandere i diritti e i privilegi dei bianchi nativi, cristiani ed eterosessuali [...]. Lo stesso razzismo serpeggiante nel loro immaginario non è riducibile a fallimenti psicologici o patologie individuali: si tratta piuttosto dell'espressione di potenti sentimenti di socializzazione, incentrati sulla mitologia di una purezza messa in pericolo".

  Nel primo capitolo, vengono ricercate le radici profonde del nazionalismo bianco, ravvisandole "nella storia americana, a partire dal progetto, coltivato dai coloni del XVII secolo, di preservare la purezza delle loro repubbliche cristiane nel selvaggio Nuovo Mondo".

  Al suprematismo e ai suoi sviluppi nell'ultimo trentennio è invece dedicato il secondo capitolo, nel quale si trova "una mappa ragionata di gruppi e movimenti, collocati soprattutto nell'America rurale e di provincia, che hanno ispirato, in nome della "libertà americana", veri e propri atti di terrorismo interno" (come l'attentato di Oklahoma City compiuto dall'ex ufficiale dell'esercito Usa Timothy McVeigh nel 1995).

  Il terzo capitolo traccia un profilo della destra reazionaria bianca nel XXI, facendone affiorare "le innovazioni nelle strategie e nelle forme della comunicazione".

  Al centro dell'analisi del quarto e ultimo capitolo ci sono le teorie della cospirazione "diventate, nel corso della storia statunitense, strumento di mobilitazione da parte di movimenti politici di vario orientamento: dalle milizie suprematiste alla Nation of Islam di Louis Farrakhan". Borgognone spiega che l'immaginario delle teorie cospirative "contribuì al successo elettorale repubblicano nel 2016 e a quello del 2020 (quando, sebbene sconfitto nella corsa alla Casa Bianca, Donald Trump ottenne 10 milioni di voti in più rispetto a quattro anni prima)". Emblematico in tale contesto è il caso di QAnon, "medley di accuse complottiste diventato una sorta di culto, che prendeva a sua volta le mosse dal Pizzagate, il traffico sessuale di cui era incolpata Hillary Clinton, integrandolo con altre torbide trame attribuite alle odiate élite globaliste".