Filosofia della carta Stampa E-mail

Massimo Donà

Filosofia della carta
Natura, metamorfosi e ibridazioni
Prefazione di Carlo Petrini


Baldini+Castoldi, pagg.232, € 18,00

 

donà carta  La carta è un materiale scoperto dai cinesi e rapidamente diffusosi in tutto il mondo, "dando luogo – come spiega Massimo Donà (docente di Filosofia teoretica presso l'Università San Raffaele di Milano) in questo libro – a uno dei primi veri e propri processi di globalizzazione".

  Attraverso la carta "i saperi finiscono per diffondersi come mai era accaduto prima". Essa "è stata insomma il primo medium capace di rendere trasmissibili conoscenze, competenze, tradizioni e vicende storiche; e ben prima che le tecnologie digitali consentissero la loro registrazione audiovisiva".

  La carta – spiega l'Autore – "è prodotta da milioni di fibre di cellulosa intrecciate l'una con l'altra. E viene prodotta utilizzando grandi quantitativi di legno, trasformati in pasta chimica e pasta meccanica". Può, inoltre, essere prodotta "anche da stracci di cotone, da canapa o da altre fibre vegetali. Così come da paglia di mais, alghe marine ecc.".

  Dopo essere stata separata dalla lignina, "la pasta chimica di cellulosa viene raffinata, lavata e sbiancata affinché possa venire utilizzata dalle cartiere che, con questi materiali, producono fogli molto resistenti e di grande qualità, utilizzati per le riviste patinate o per l'imballaggio alimentare".

  Con la pasta meccanica, invece, viene prodotta "carta di qualità inferiore che, non a caso, viene usata per produrre i quotidiani. O i tovagliolini, oppure ancora i fazzolettini. Che possono venire tranquillamente sostituiti da tovaglioli e fazzoletti di stoffa: qualcuno pensa che in questo modo si eviterebbe un certo spreco. Ma va anche rilevato che vi sono diversi studi scientifici che dimostrano come l'impronta ecologica del lavaggio possa essere in alcuni casi anche superiore al conferimento in raccolta differenziata e riutilizzo".

  Al pari di ogni altra cosa della natura – aggiunge Donà -, "anche la carta, così come è stata costruita, può venire finanche spappolata. Come ogni elemento della natura, infatti, anch'essa realizza un'unità tutt'altro che soffocante nei confronti delle differenze da essa medesima rese possibili; perché solo di queste ultime e in queste ultime essa può vivere come tale. Essendo l'identità che è. E soprattutto può continuare a vivere come negazione «non-escludente» di tutte le differenze in cui continuerà a rendersi comunque manifesta".

  Inoltre, la carta – scrive l'Autore – è sempre diversamente esistente; insomma, anche per il semplice fatto di esistere, l'essenza o la sostanza della carta finiscono per complicarsi; facendosi contaminare da alcuni o moltissimi accidenti, o condizioni esterne senza le quali, di esse, non si potrebbe molto probabilmente neppure dire che esistono".

  Carlo Petrini scrive, nella Prefazione, che attraverso "questo libro, egregiamente sviluppato da Massimo Donà" è possibile "riscoprire il valore" di un "prezioso bene" come la carta, un "prodotto che – proprio come il cibo – è capace di connettere al meglio la natura e la cultura umana e che per questo deve essere reinventato in modo che le due continuino a dialogare a stretto contatto per tutti i secoli a venire".