Come si seducono le donne Stampa E-mail

Filippo T. Marinetti

Come si seducono le donne

Vallecchi, pagg.128, Euro 12,00

 

comesiseducono.gif  IL LIBRO - "Cosa bisogna avere per sedurre tante donne? Avere tutte le qualità di un futurista italiano". L'elettrico Marinetti, di ritorno dal fronte nel 1916, racconta il suo rapporto con l’universo femminile in un gustoso libro mai più ristampato dopo la seconda edizione del 1918. “Volume vissuto”, come dice Martinetti stesso, e “guerresco” tanto da non “poter nascere che in un’epoca di guerra”, come dicono gli amici Bruno Corra e Emilio Settimelli nell’affettuosa dedica di apertura a questa edizione che riproduciamo integralmente con gli interventi polemici delle letterate futuriste in risposta alle tesi marinettiane esposte nel volume. Un testo graffiante e provocatorio sull’eterna lotta tra i sessi, ad alto tasso di sensualità ed ironia e dalla modernità sconcertante,presentato brillantemente da una donna dei nostri tempi, Carmen Llera.

 

  DAL TESTO - “Cosa bisogna avere per sedurre tante donne?

  "Avere tutte le qualità di un futurista italiano. Corpo agile, forte, aggressivo. Muscoli militarizzati. L’eleganza e i capelli meravigliosi di Bruno Corra, oppure la calvizie elettrica di Marinetti. Potente vitalità. Tutta la scala dei semitoni nella voce maschia. Gesto abbondante, cesellante e preciso. Il denaro necessario per prendere una carrozza o un’automobile di piazza e affittare una camera d’albergo. Forti attitudini oratorie. Ingegno novatore. Saper dare uno schiaffo decisivo a tempo e soprattutto coraggio, coraggio, volontà, coraggio, coraggio. Non essere mai pedante, professorale, culturale. Odiare istintivamente tutto ciò che è germanico. Essere improvvisatore in tutto, deciso, pronto. Odiare i mezzi termini. Considerare la donna come una sorella del mare, del vento, delle nuvole, delle pile elettriche, delle tigri, delle pecore, delle oche, dei tappeti, delle vele. Non mai considerarla come sorella delle stelle… Hanno tutte un’anima, dipendente però dalla lunghezza dei loro capelli, fili conduttori dell’uragano. Pensano, vogliono, lavorano; preparano anch’esse il progresso intellettuale dell’umanità. Ma sono tutte fondamentalmente recettive. Amano, sentono colui che le desidera con maggiore volontà, con maggiore prepotenza d’istinto. Adorano la forza del più coraggioso, del più eroico. Eroismo: ecco l’afrodisiaco supremo della donna!”

 

  L'AUTORE - Filippo Tommaso Marinetti (Alessandria d’Egitto, 1876 – Bellagio, 1944) compie i suoi studi superiori a Parigi, Pavia e Genova. Poeta, drammaturgo, narratore audace e rivoluzionario, fonda nel 1909 il Movimento Futurista. Fu tra i primi fautori dell’intervento in guerra dell’Italia contro gli Imperi Centrali. Partecipa come volontario alla Grande Guerra, è ferito più volte e decorato. Alle elezioni politiche del 1919 è fra i più feroci avversari dei socialisti e secondo nella lista fascista dopo Benito Mussolini. Accademico d’Italia dal 1929. Tra i suoi numerosi scritti, sempre innovativi e provocatorî, si ricordano: Tuons le Clair de Lune (1909); Mafarka le Futuriste (1909); Zang Tumb Tumb (1914); L’alcova d’acciaio (1921); Prigionieri (1927); Novelle con le labbra tinte (1930); Il fascino dell’Egitto (1933); Patriottismo insetticida (1939).

 

  INDICE DELL'OPERA - Prefazione, di Carmen Llera - Come si seducono le donne - Prefazione, di Bruno Corra e Emilio Settimelli - 1. La donna e la varietà - 2. La donna e la strategia - 3. La donna e la guerra - 4. Manuale del perfetto seduttore - 5. La donna e la velocità-pericolo - 6. La donna e il coraggio - 7. La donna e la gelosia - 8. La donna e la complicazione - 9. La donna e il futurista - 10. Donne, preferite i gloriosi mutilati! - 11. Saluto di un bombardiere futurista alla donna italiana - Polemiche sul presente libro - Come si seducono le donne, di Enif Robert - Le donne cambiano finalmente..., di Rosa Rosà - Una parola serena, di Enif Robert - Come si seducono le donne. Donne - Amore - Bellezza, di Rosa Rosà - Rivendicazione, di Shara Marini - Lettera aperta a Maria Ginanni, di Volt