Calda era la terra Stampa E-mail

Rino Alessi

Calda era la terra

Società Editrice “Il Ponte Vecchio”, pagg.287, Euro 12,91

 

caldaeralaterra.jpg   IL LIBRO – In Calda era la terra Rino Alessi traccia uno straordinario arazzo della Romagna romantica e sanguigna tra Otto e Novecento. In pagine vibranti, mosse da un intenso pathos, sono rappresentati gli amori e gli odii romagnoli, caratteristici di cui il tumultuoso irrompere delle passioni dava ai volti e alle anime delle creature anche più modeste tratti e rilievi di eccezione.

 

  DAL TESTO – “I tre fratelli Paluzzi, più noti coi soprannomi “e Gievul” (il diavolo), “Spacatot” (spaccatutto) e “Stanifos” (se tu ci fossi…), in ordine di età, dal maggiore al minore, erano stati sempre in cattivi rapporti con la mia famiglia, a causa di Gigin Batèla, che spesso si era trovato in urto con loro sotto la spinta di una misteriosa antipatia fisica la quale, nei piccoli centri della Romagna, spesso fa da timone ai sentimenti. “Spacatot”, una notte di carnevale, aveva tirato una coltellata allo zio Gigin, ferendolo all’avambraccio sinistro; Gigin, non potendo restituirgliela subito, preso dalla fretta di vendicarsi, l’aveva assestata a “e Gievul”, in mezzo alla piazza. Da allora il meno che convenisse era che i membri delle due parti evitassero d’incontrarsi. Il passare del tempo sopiva i risentimenti e placava gli animi nella dimenticanza. Nella nostra casata, poi, la violenza se l’era presa tutta per sé lo zio Luigi, lasciandone mio padre poverissimo; il quale, quando nasceva un torbido, mi prendeva per un braccio, e: “Presto, andiamo a marina”, mi costringeva a seguirlo a passo di corsa, sino alla spiaggia, in ogni stagione e con qualunque tempo. Laggiù l’ira dei violenti di natura e degli alcolizzati arrivava assai di rado. Del resto i fratelli Paluzzi, benché nessuno potesse accusarli di gravi delitti specifici, all’infuori di comuni reati di violenza individuali, quando il farsi giustizia da sé era una consuetudine generalmente ammessa, venivano considerati con diffidenza e trattati con un certo distacco. Innanzi tutto non appartenevano ad alcuno dei partiti che davano colore e qualifica ai cittadini, in un ambiente dove la politica militare veniva considerata una specie di secondo battesimo, a volte più valido del primo. Poi il loro aspetto fisico, la loro tendenza ad appartarsi, e mostrarsi insocievoli per tutta la settimana, salvo la domenica, prima dell’ora di cena, quando, già avvinazzati, si mettevano a passeggiare insieme, armati di grossi bastoni, dieci, venti, trenta volte lungo il corso, tra le due porte di Ravenna e di Cesenatico, fulminando con occhi densi di provocazione chiunque malauguratamente li sfiorasse; insomma quel loro modo di vivere misterioso e inabbordabile non piaceva alla gente, la quale, ipersensibile ed esigente com’era, li giudicava con malcelato disprezzo”.

 

  L’AUTORE – Rino Alessi è nato a Cervia, cittadina della bassa romagnola, il 30 aprile 1885. Trascorse l’adolescenza e la prima giovinezza tra il paese natìo e Forlimpopoli, della cui Scuola Normale, a quei tempi diretta da Valfredo Carducci, fratello del Poeta, fu allievo. Si volse prestissimo al giornalismo, di cui sentiva l’ardente passione, collaboratore al “Resto del Carlino” di Amilcare Zamorani, al “Tempo” di Claudio Treves e all’”Avanti!” di Leonida Bissolati. Un servizio di inviato speciale durante i famosi conflitti sociali tra “gialli” e “rossi”, nel Ravennate, gli consentì di abbandonare definitivamente l’insegnamento e di entrare nella redazione del “Giornale del Mattino”. Del battaglione quotidiano bolognese divenne direttore nel 1911. All’entrata dell’Italia nel conflitto mondiale Rino Alessi partì volontario per il fronte del Podgora. Alcuni articoli, pubblicati nel “Secolo” di Milano, gli procurarono la chiamata all’Ufficio Stampa del Comando Supremo. Divenne, così, corrispondente di guerra del “Secolo” di Milano e del “Messaggero” di Roma. Il 13 novembre 1918 era a bordo dell’“Audace”. Sbarcato a Trieste collaborò alla rinascita de “Il Piccolo” del quale assunse la direzione. Il benemerito organo dell’italianità adriatica era stato distrutto nel 1915. L’attività letteraria di Rino Alessi si è svolta parallelamente a quella giornalistica. Nel 1909 egli pubblicava L’arcolaio, un volume di novelle romagnole favorevolmente accolte dalla critica. Venuto per la prima volta a contatto col teatro di prosa, scrisse la Scalata al potere, rappresentata con successo nel 1912. Gli impegni giornalistici e la guerra allontanavano l’Alessi dall’attività letteraria e dal teatro. Appena nel 1931 – cioè con un’interruzione quasi ventennale – egli tornò a farsi vivo con La sete di Dio, il dramma spirituale di Robespierre. Seguirono per alcuni anni, quasi di sei mesi in sei mesi, con successi di critica e di pubblico, drammi storici come Il conte Aquileia (Teresa Gonfalonieri) e Caterina de’ Medici, appartenenti col Robespierre al ciclo degli “incorruttibili”. Memorabile può dirsi anche sotto il profilo di “teatro di massa” la grandiosa rappresentazione del Savonarola con la regia di Jacques Copeau e i commenti musicali di Castelnuovo-Tedesco in Piazza della Signoria in Firenze durante un famoso “Maggio fiorentino”. Tra i drammi moderni meritano particolare menzione Il caso del dottor Hirn, Il volo degli avvoltoi, L’argine e La Gatta, che tenne il cartellone per quasi due anni al teatro Ateneo di Buenos Aires nel 1946-47 ed ebbe poco meno di cento repliche nel maggior teatro di Montevideo. Tutte le opere teatrale dell’Alessi hanno varcato il confine con rappresentazioni in Germania, in Austria, in Ungheria, in Polonia, in Cecoslovacchia, nella Spagna e nell’America Latina.

 

  INDICE DELL’OPERA – Parte prima – Una famiglia quasi felice – lo sposalizio del mare – Lo zio Colombo – La “Pavajota nera” – La capanna “Libertà” – La morte dell’idrofobo – Parte seconda - Un fantasma in chiesa – Incontro in pineta – La lunga morte del signor Patrignano – Il “cugino Garibaldi” e i venti scudi dal collo lungo – Un duello in pineta – L’attentato al sindaco – L’unico amore di Adalgisa – Le “casate” Cervesi – Parte terza – “La repoblica ad Frampul” – Amore e morte – Elvira e il “ciclone” – La bella vallona – La morte di “Garibaldi” – Un prete modernista – Appuntamento con Galla Placidia – La confessione della nonna – “Ci sembrerà di non essere mai morti”