Quaderni neri 1938/1939 Stampa E-mail

Martin Heidegger

Quaderni neri 1938/1939
Riflessioni VII-XI


Bompiani, pagg.XII-596, € 28,00

 

heidegger quaderni2  IL LIBRO – I "Quaderni neri" presentano una forma che, secondo le sue caratteristiche, risulta oltremodo singolare non solo per Heidegger, bensì in generale per la filosofia del XX secolo. Tra i generi testuali di cui solitamente si fa uso i "Quaderni" sarebbero anzitutto da paragonare a quello del "diario filosofico". In essi gli eventi del tempo vengono sottoposti a considerazioni critiche e messi continuamente in relazione con la "storia dell'Essere". Il presente testo è il secondo dei tre volumi in cui saranno pubblicate le "Riflessioni". Il primo quaderno di questo volume incomincia nel 1938, l'ultimo, con le "Riflessioni XI", si conclude poco prima dell'inizio della seconda guerra mondiale, nell'estate 1939. Le "Riflessioni" non corrispondono ad "aforismi" da intendersi come "massime di saggezza". Ciò che è "decisivo non è", "che cosa si rappresenti e che cosa venga riunito a formare una costruzione rappresentativa", "bensì solo come si ponga la domanda e assolutamente il fatto che si domandi dell'essere". Dal "tentativo" di Heidegger di riconoscere la "storia dell'Essere" nei suoi segni quotidiani nasce un manoscritto che, dall'inizio degli anni trenta fino all'inizio degli anni Settanta, interpreta anche i due decenni più oscuri della storia tedesca e l'eco che ne seguì.
  "L'importanza – scrive Alessandra Iadicicco nell'Avvertenza - che hanno i Quaderni neri per noi, i lettori di oggi cui Martin Heidegger li aveva destinati - decidendo di farli uscire in coda alla sua opera completa -, sta tutta nel loro carattere profetico. È un'arma a doppio taglio, nel senso che, proprio là dove più arditamente Heidegger si azzarda in un pensiero prognostico, rivolto al futuro, ritmato sulla lunga durata dell'accadere dell'essere, spietato con la crisi della tarda modernità, finisce col prendere le sviste più clamorose riguardo al proprio tempo. Non è questa la sede per valutare o interpretare il tema più scottante di questi taccuini, ovvero il nefasto, sciagurato intreccio tra politica e filosofia, l'intersecarsi dei due piani, che Heidegger sembra osservare al tempo stesso perspicace e astigmatico, di Geschichte, la storia, e Historie, la storiografia."

  DAL TESTO – "Nietzsche - non comprese che il suo rovesciamento del platonismo, vale a dire la posizione "della" vita come esclusiva realtà fondamentale che fa cadere anche la possibilità di distinguere tra al di qua e al di là, doveva in fondo remare contro la sua intima mira su uomini superiori e avveduti (i grandi esemplari); perché con quella posizione viene in sé giustificato il carattere di massa del vivente e il suo impulso alla vita; il riconoscimento degli stessi in quanto suolo e resistenza (Boden und Widerstand) per il singolo è però solo una parvenza, perché gli stessi singoli si possono considerare ugualmente degli incaricati della vita, e cioè per le masse e per il loro benessere e la loro felicità. Alla loro propria volontà resta solo l'eco "della vita" e del suo incremento, e ciascun "vivente" accamperà in quanto tale una pretesa al diritto di vita, e la pretesa crescente accrescerà la vita. In altre parole, il possibile spazio di gioco di un "andare al di là di se stessa" da parte della vita si farà sempre più ristretto, perché esso, già nell'essenza - stando alla posizione della vita -, non è nient'altro che una delle "illusioni" necessarie alla vita ed esso stesso solo un fenomeno di sé, che può scomparire nell'attimo in cui perfino questo diventi troppo gravoso per il vivente. L'uomo - in quanto animale storiografico -, per il fatto che l'animalità è definita come l'enticità dell'ente, svilupperà storiograficamente la propria essenza verso il basso "sotto" l'animale - vale a dire la volontà di potenza è in sé necessariamente il ritorno dell'uguale cosicché questo ritorno diviene sempre più storiografico - cioè tecnico - cioè indifferente. Per questo ora occorrono "conoscitori di Nietzsche" che siano abbastanza smaliziati da svelare a tempo debito l'autentica verità di questo pensiero sotto lo "slogan" che annuncia di salvare i grandi pensatori per il "popolo"; mettere al sicuro il "popolo" di fronte al grande pensatore e "segnalare" quell'ambito della possibile dignità di domanda come non semplicemente presente. Questa è genuina "scienza politica"."

  L'AUTORE – Martin Heidegger (1889-1976) è il più importante pensatore tedesco del Novecento e uno dei filosofi più influenti dell'età contemporanea. Di famiglia cattolica studia teologia a Friburgo. Più tardi abbandona il cattolicesimo e nel '19 diventa assistente di Edmund Husserl, al quale succede nel '28. Le sue opere più importanti sono "Essere e tempo" (1927), "L'origine dell'opera d'arte" (1929), "Lettera sull'umanismo" (1947), "Sentieri erranti" (1950), "Introduzione alla metafisica" (1953), "Saggi e discorsi" (1954), "Che cosa significa pensare?" (1954), "In cammino verso il linguaggio" (1959), "Nietzsche" (1961), "Segnavia" (1967). Nel 2015 è uscito per Bompiani il primo dei tre volumi delle Riflessioni, "Quaderni neri 1931-1938 [Riflessioni II-VI]".

  INDICE DELL'OPERA – Avvertenza della traduttrice - Quaderni neri 1938-1939 (Riflessioni VII-XI) - Riflessioni (VII) - Riflessioni (VIII) - Riflessioni (IX) - Riflessioni (X) - Riflessioni (XI) - Postfazione del curatore