La via italiana Stampa E-mail

Luca Riccardi

La via italiana
Politica estera, Santa Sede e storiografia nell'Italia contemporanea


Rubbettino, pagg.392, € 22,00

 

riccardi viaitaliana  Luca Riccardi, con il libro intitolato "La via italiana. Politica estera, Santa Sede e storiografia nell'Italia contemporanea", si propone di indagare, attraverso una serie di saggi tematicamente differenziati ma metodologicamente coerenti, le specificità di lungo periodo dell'azione internazionale dell'Italia, con particolare riguardo al rapporto con la Santa Sede, alla gestione di snodi cruciali del Novecento e alla riflessione critica sulla disciplina delle relazioni internazionali. Il libro, pertanto, ambisce a individuare una "via italiana" alla politica estera, intesa non come formula rigida o paradigma univoco, bensì come insieme di pratiche, orientamenti e vincoli che emergono dall'analisi storica.

  La nozione di "via italiana" viene trattata con cautela, quasi come ipotesi di lavoro da verificare caso per caso, piuttosto che come categoria interpretativa già data. Riccardi adotta un approccio equilibrato, fondato su una solida base documentaria e su un confronto costante con la storiografia esistente.

  Il primo nucleo tematico, dedicato ai rapporti tra lo Stato italiano e la Santa Sede alla vigilia della presa di Roma, affronta una questione cruciale per la definizione dell'identità internazionale dell'Italia unita. L'autore ricostruisce con precisione il contesto diplomatico in cui maturò l'evento del 1870, evidenziando come la cosiddetta "questione romana" non fosse soltanto un problema interno, ma avesse rilevanti implicazioni europee. Le grandi potenze osservavano con attenzione gli sviluppi italiani, consapevoli che la fine del potere temporale del Papa avrebbe inciso sugli equilibri politici e simbolici del continente. In questo quadro, la diplomazia italiana appare vincolata da una pluralità di fattori: la necessità di consolidare l'unità nazionale, il timore di reazioni internazionali ostili, il peso della dimensione religiosa nella legittimazione del potere. Riccardi mette in luce come l'azione del governo italiano fosse caratterizzata da una certa prudenza, talora interpretata come debolezza, ma in realtà riconducibile alla consapevolezza dei limiti strutturali del nuovo Stato.

  L'attenzione al ruolo della Santa Sede prosegue nel saggio dedicato al pontificato di Pio XII, nel quale l'autore analizza la proiezione internazionale del Vaticano in un periodo segnato dalla crisi dell'ordine europeo e dall'emergere di nuovi equilibri globali. Qui l'indagine si fa particolarmente complessa, poiché richiede di tenere insieme dimensioni diverse: quella religiosa, quella politica, quella diplomatica. Riccardi evidenzia come la Santa Sede, pur priva di un potere militare o economico comparabile a quello degli Stati, fosse in grado di esercitare un'influenza significativa grazie alla sua rete di relazioni e alla sua autorità morale. Il rapporto con l'Italia, in questo contesto, si configura come una relazione ambivalente, segnata da elementi di collaborazione ma anche da tensioni latenti. L'autore evita di assumere posizioni normative sul comportamento del pontefice durante la Seconda guerra mondiale, preferendo concentrarsi sulle dinamiche concrete dell'azione diplomatica vaticana e sulle sue interazioni con la politica estera italiana.

  Un ulteriore snodo fondamentale è rappresentato dall'analisi della fine della Prima guerra mondiale e della conferenza di pace di Parigi, momento che ha segnato profondamente la memoria storica e politica italiana. Riccardi affronta questo tema con un'attenzione particolare alle costruzioni discorsive che ne sono derivate, in primo luogo quella della "vittoria mutilata". L'autore mostra come tale narrazione, pur avendo una base reale nelle aspettative disattese della classe dirigente italiana, sia stata progressivamente amplificata e trasformata in un mito politico, capace di influenzare il dibattito pubblico e di alimentare tensioni interne. L'analisi riesce a distinguere tra percezione e realtà, tra rappresentazione e risultato effettivo, offrendo così una lettura più sfumata del ruolo italiano nel sistema internazionale del primo dopoguerra.

  I saggi dedicati alla Guerra fredda costituiscono una delle parti più innovative del volume, in quanto spostano l'attenzione su contesti meno esplorati dalla storiografia tradizionale, come l'Albania e il Medio Oriente. In questi scenari, l'Italia si confronta con la propria condizione di media potenza, cercando di ritagliarsi spazi di autonomia all'interno di un sistema internazionale dominato da due superpotenze. Riccardi analizza con finezza le strategie adottate dalla diplomazia italiana, mettendo in evidenza una combinazione di pragmatismo e flessibilità. Nel caso albanese, emerge una continuità di interessi che affonda le radici nel periodo precedente, ma che viene reinterpretata alla luce delle nuove condizioni geopolitiche. Nel contesto mediorientale, invece, l'Italia tenta di sfruttare la propria posizione per proporsi come interlocutore credibile, meno compromesso rispetto ad altri attori occidentali. Tuttavia, l'autore non manca di sottolineare i limiti di tali strategie, legati sia alla scarsità di risorse sia alla dipendenza da alleanze più ampie.

  La riflessione sulla "via italiana" alla politica estera trova qui una delle sue espressioni più convincenti: non una linea coerente e continua, ma una serie di adattamenti successivi, spesso dettati dalle circostanze più che da una visione strategica di lungo periodo. In questo senso, il volume contribuisce a ridimensionare l'idea di una specificità nazionale intesa in senso essenzialistico, proponendo invece una lettura dinamica e contestuale.

  Nella parte finale dell'opera, il contributo su Giustino Filippone Thaulero offre un'analisi approfondita di una figura che ha avuto un ruolo significativo nello sviluppo della disciplina in Italia. Riccardi ne ricostruisce il percorso intellettuale, evidenziando il contributo dato alla definizione di un approccio scientifico allo studio delle relazioni internazionali, ma anche i limiti di una prospettiva ancora fortemente ancorata a una visione statocentrica.

  L'ultimo contributo, dedicato all'analisi di un recente manuale di storia delle relazioni internazionali, consente all'autore di affrontare questioni metodologiche di ampio respiro. Riccardi sottolinea l'importanza di un rinnovamento della disciplina, che tenga conto delle trasformazioni intervenute nel campo delle scienze storiche e sociali. In particolare, viene evidenziata la necessità di superare una concezione rigidamente diplomatica della politica estera, per aprirsi a prospettive che includano la dimensione culturale, economica e transnazionale. Questo sguardo critico sulla storiografia contemporanea arricchisce il volume, conferendogli una profondità che va oltre la semplice analisi dei casi storici.

  Pur mantenendo un atteggiamento critico e misurato, l'autore riesce a offrire una visione articolata e convincente della presenza internazionale dell'Italia, invitando il lettore a riconsiderare categorie interpretative consolidate e a interrogarsi sulle specificità di un'esperienza storica complessa e ancora ricca di aspetti da esplorare.

 

La Redazione

18 aprile 2026