La vera conversione Stampa E-mail

San Giovanni Crisostomo

La vera conversione

Città nuova, pagg.184, Euro 12,50

 

vera_conversione.jpg  IL LIBRO - Giovanni di Antiochia (344-407), detto Crisostomo, «dalla bocca d'oro», per la straordinaria eloquenza che lo contraddistinse, fu vescovo di Costantinopoli ed ebbe a soffrire più volte l'esilio a causa della sua intransigente ortodossia. La sua opera, di una vastità impressionante, comprende trattati, discorsi, lettere, ed è sempre rivolta a intenti pratici, a esortare, a illuminare, a istruire.

  Le pagine sulla vera conversione, qui raccolte e tradotte integralmente per la prima volta in lingua italiana, furono scritte nel periodo giovanile del Crisostomo. Contengono i due opuscoli Sulla compunzione, cioè sullo «stimolo» all'impegno cristiano attraverso un continuo della propria vita con gli ideali delle beatitudini evangeliche, e le sei omelie Sulla penitenza, vale a dire sei proposte sul modo di convertirsi veramente a Dio: la confessione ecclesiale, la contrizione del cuore, l'umile riconoscimento delle proprie colpe, l'usare con il prossimo la misericordia che Dio usa con noi, la preghiera che ci restituisce la gioia dell'unione con Cristo, il digiuno degli occhi e del cuore più che quello del ventre pur prescritto dal Vangelo.

  Costante, sia negli opuscoli sia nelle omelie, il richiamo a quella che è la «magna charta» del Vangelo: il Discorso della Montagna, dove è proclamata la legge della perfezione, fonte di gioia attraverso la «santa afflizione», cioè della compunzione.

 

  DAL TESTO - "Per non abbatterci quando tanti mali pare ci schiaccino, ricorriamo sollecitamente alle storie della Scrittura. Da esse trarremo infatti lo spunto per pazientare ancora; saremo confortati sentendoci in comunione con chi ha sofferto come noi e apprendendo il modo di liberarci dagli affanni in cui siamo incorsi, e dopo la remissione delle colpe torneremo a comportarcia come prima, senza però cadere né nella negligenza né montare in superbia. Poiché quando le cose ci vanno male, naturalmente ci facciamo piccoli ed umili e dimostriamo una grande pietà; questo è il fine proprio delle prove, costringere alla resa anche chi abbia il cuore di pietra facendogliene sentire la durezza. L'anima pia, che tiene Iddio sempre dinnanzi agli occhi, non perde la memoria delle prove da cui è stata liberata, come fecero spesso i Giudei cui il Profeta con scherno allude dicendo: Quando li faceva perire, lo cercavano, ritornavano e ben presto si volgevano a Dio. Anche Mosè di ciò convinto dovette spesso così esortarli: Quando avrai mangiato e bevuto e ti sarai saziato, guardati dal dimenticare il Signore Dio tuo. Ciò era di fatto avvenuto, poiché ebbe a dire: Giacobbe ha mangiato e si è impinguato e ingrassato; il diletto ha recalcitrato. Per i santi invece non c'è da meravigliarsi se sono stati pii e filosofi al sommo della tribolazione e tali siano rimasti, sobri e impegnati come prima, anche passate le tempeste e ritornato il sereno. Un cavallo l'ammiriamo meravigliati soprattutto quando va a giusto ritmo senza freni, non l'ammiriamo affatto quando mantiene il ritmo a perfezione perché costretto da briglie e freni, non per temperamento dell'animale bensì per la costrizione esteriore. Lo stesso si dica dell'anima; nessuna meraviglia se sta salda quando incombe il timore, dà invece prova di filosofia e di ogni buona disposizione l'anima salda anche quando le prove si siano dileguate e sia cessato il timore che frena".

 

  L'AUTORE - Giovanni, nato ad Antiochia (probabilmente nel 349), dopo i primi anni trascorsi nel deserto, fu ordinato sacerdote dal vescovo Fabiano e ne diventò collaboratore. Grande predicatore, nel 398 fu chiamato a succedere al patriarca Nettario sulla cattedra di Costantinopoli. L'attività di Giovanni fu apprezzata e discussa: evangelizzazione delle campagne, creazione di ospedali, processioni anti-ariane sotto la protezione della polizia imperiale, sermoni di fuoco con cui fustigava vizi e tiepidezze, severi richiami ai monaci indolenti e agli ecclesiastici troppo sensibili alla ricchezza. Deposto illegalmente da un gruppo di vescovi capeggiati da Teofilo di Alessandria, ed esiliato, venne richiamato quasi subito dall'imperatore Arcadio. Ma due mesi dopo Giovanni era di nuovo esiliato, prima in Armenia, poi sulle rive del Mar Nero. Qui il 14 settembre 407, Giovanni morì. Dal sepolcro di Comana, il figlio di Arcadio, Teodosio il Giovane, fece trasferire i resti mortali del santo a Costantinopoli, dove giunsero la notte del 27 gennaio 438.

 

  INDICE DELL'OPERA - Introduzione - Sulla compunzione. Libro primo, al monaco Demetrio - Sulla compunzione. Libro secondo, a Stelechio - Omelia I sulla penitenza, di ritorno dalla campagna - Omelia II sulla confessione e sulla tristezza del re Acaab e sul profeta Giona - Omelia III sulla penitenza, sermone del medesimo sull'elemosina e sulle dieci vergini - Omelia IV sulla conversione e sull'orazione - Omelia V sulla penitenza: dello stesso sul digiuno e sul profeta Giona, su Daniele e i tre fanciulli. Orazione pronunziata all'inizio dei sacri digiuni - Omelia VI sul digiuno, pronunziata nella quarta settimana della Sacra Quaresima - Indice dei nomi e delle cose notevoli - Indice scritturistico