Stalin e la sinistra: parlarne senza paura Stampa E-mail

Giorgio Galli

Stalin e la sinistra: parlarne senza paura

Baldini Castoldi Dalai Editore, pagg.144, Euro 14,00

 

galli_stalin.jpg  IL LIBRO - Se oggi si chiedesse a un cittadino italiano, anche di sinistra, anche se discretamente informato, se le vittime di Stalin siano state tre o trenta milioni, quasi certamente direbbe trenta. Il dato è illuminante di quanto la storiografia liberaldemocratica ma anche l’antistalinismo di sinistra abbiano influenzato l’immaginario collettivo, tramandando il mito di un dittatore sanguinario e paranoico. Sia chiaro che anche solo un milione di vittime di una strategia politica errata e disastrosa sarebbero sufficienti a darne un giudizio negativo. È oggi cruciale, a maggior ragione in questa fase di afasia della sinistra, valutare la portata esatta di quel fenomeno che fu lo stalinismo, e non tanto la sua percezione nell’immaginario collettivo. Ciò per trarne le necessarie conclusioni in sede politologica e storica.

  È lo scopo che si prefigge questo agile e provocatorio pamphlet di Giorgio Galli dalla duplice natura: quella storiografica, volta a dirimere l’annosa querelle sulle «cifre», e quella politica, in cui si offrono spunti di riflessione per far superare il senso di vergogna e di colpa che paralizza i leader della sinistra.

  Nessun dubbio che quello stalinista sia stato un regime di stragi e persecuzioni di massa. Ma Stalin è responsabile di nove milioni di vittime nel contesto storico delle due guerre mondiali del Novecento, non scatenate dal comunismo, che hanno provocato settantacinque milioni di morti. Dunque se Stalin è un mostro, lo è al 12%. E se lo stalinismo si pose come rifiuto della democrazia borghese occidentale, oggi la sinistra per rinvigorire questa democrazia non deve richiamarsi al liberalismo dell’Ottocento ma inventare quello del XXI secolo, più equo e democratico.

 

  DAL TESTO - "Stalin è morto da oltre mezzo secolo, eppure la sua ombra si proietta ancora su ogni progetto di miglioramento della condizione umana.

  "Ha governato per trentasei anni, dal 1917 al 1953; e credo si possa dire con potere assoluto per quasi un ventennio, dal congresso del partito del 1934 sino alla morte, nel 1953. Ma, con Hitler, è la figura del male che sembra dominare tutto il XX secolo, sino a entrare, come si vedrà, nel mito. A partire dalle stragi legate al suo nome, uno dei tre temi portanti di questo saggio, per passare poi ai problemi cruciali della guerra 1941-1945 e alla successiva fase atomica.

  "Solo facendo il punto, sotto il profilo storico e politologico, di questi tre momenti dello stalinismo, è possibile trarre qualche conclusione che possa essere utile per la sinistra in crisi, che la metta in grado di progettare un futuro percorrendo una via opposta a quella di Stalin: la pratica di una democrazia più partecipata, invece di quella di un autoritarismo disastroso".

 

  L'AUTORE - Giorgio Galli, politologo e saggista, ha insegnato per molti anni Storia delle dottrine politiche all’Università Statale di Milano. Ha condotto ricerche per la Fondazione Agnelli, l’Istituto Cattaneo del Mulino ed è stato consulente della Commissione stragi negli anni 1994-95. Tra i suoi ultimi libri ricordiamo: I partiti politici italiani (1943-2004), Il prezzo della democrazia, L’Impero americano e la crisi della democrazia, e per BCDe, Piombo rosso (2004), Enrico Mattei: petrolio e complotto italiano (2005), Il decennio Moro-Berlinguer (2006), Storia del socialismo italiano (2007), I partiti europei (2008).

 

  INDICE DELL'OPERA - Prefazione - 1. Le stragi e il consenso - 2. I due mostri - 3. Il mostro atomico - 4. Il mostro, il mito e la sinistra - 5. Conclusione - Note - Indice dei nomi