Beethoven Stampa E-mail

Piero Buscaroli

Beethoven

Rizzoli, pagg.1390, Euro 18,00

 

buscaroli_beethoven  IL LIBRO – Beethoven: una figura smisurata, supremo genio musicale e cumulo di contraddizioni, di comportamenti eccessivi. Come già aveva fatto con Bach e Mozart, Buscaroli ne sovverte l’immagine abituale. Rilegge fonti e documenti, riscrive tutto: la famiglia, il rapporto con i musicisti del suo tempo, il carattere, le malattie, gli amori, il sentimento e gli scopi dell’arte. La biografia diventa chiave di revisione dell’artista, dell’uomo e di tutta l’età seguita alla révolution. Generazioni di critici hanno occultato il suo carattere profondamente tedesco per farne un illuminista. Possiamo leggere un Beethoven restituito a se stesso in un libro definitivo.

  DAL TESTO – “«La politica è il destino dei moderni», scrisse Napoleone. Se ne è accorto questo autore quando ha intrapreso la riscrittura politica del giovane Beethoven scoprendo che era tutto cancellato e calpestato in una infame devastazione: il patriota tedesco ridotto a balbettante insignificanza, i canti guerrieri scritti per i volontari, cancellati oppure omessi dagli elenchi, nascosti dalle biblioteche che li possedevano. Ha dovuto contendere a unghiate la figura del giovane alla turba giacobina che l'aveva imprigionato; restituire peso e coerenza al costante fierissimo sentimento anti-francese, ridotto a bizzarria d'incostante ingrato. Nessuno aveva voluto misurare quanto fosse concreto e sensato, seppur ristretto ormai a un'esile striscia, il margine di indipendenza che restava tra la bestiale violenza rivoluzionaria diventata invasione, e la nauseante grettezza delle monarchie che, costrette ad allearsi nonostante si odiassero tra loro, le si opposero con meritati disastri.

  “Lasciando a parte i soliti Goethe e Schiller, che a nulla servono su questo terreno, ho radunato i Seume e Louis Ferdinand, il giovanissimo Körner e Varnhagen von Ense, trattati con badiale fastidio dai biografi mestieranti, per far compagnia a Beethoven in quell'itinerario di speranze assassinate, sentimenti traditi e catastrofi spirituali che prelude allo sdegnato isolamento dell'ultimo decennio. Nessuno degli storici di Beethoven aveva tentato di interpretare con amore e onestà quel tumulto di fresca ingenuissima gioia, che nel lurido nido di vermi dell'infame Congresso, modello mai superato della pace con frode, pochi mesi bastarono a trasformare in delusione, tradimento e pianto. La Germania, le cui forze, quando si unirono, vinsero finalmente il tiranno, si trovò restituita alla confusione e divisione che l'avevano lacerata, dai «trattati» di Münster e Osnabrück in poi. I suoi principi si univano sol per tenerla divisa e, con la complicità d'inglesi e perfino americani, più impotente e sola che la sconfitta Francia. Se un giorno del 1824, a Baden dov'era entrato in un caffè in compagnia di Carl Czerny, gli bastò leggere in un giornale che Walter Scott scriveva una Vita di Napoleone per gridare: «Napoleone! Non lo potevo soffrire, ma ora la penso tutto diverso!», non era lo scatto di bizza incoerente che ripetono certi biografi senza onore e senza sapere, ma il tratto finale di un'ira e di uno sdegno: l'ultimo distacco da quella monarchia infame che tre anni dopo lo ricompenserà disertando i suoi funerali. Senza che nessuno, tra imperatori arciduchi e ministri, immaginasse di lasciarlo a capo di una folla, quale mai s'era vista per la dipartita d'uno di loro: venti o trentamila, quanti in quella Vienna torpida e avvilita si sentivano ancora «i rappresentanti del popolo tedesco», come li chiamò Franz Grillparzer nel suo discorso”.

  L’AUTORE – Piero Buscaroli, nato nel 1930, è scrittore, giornalista e storico della musica. Tra i suoi libri maggiori, le biografie Bach (1998) e La morte di Mozart (1996, BUR 2006).

  INDICE DELL’OPERA - Notizia - Libri adoperati & abbreviazioni - I. Dalla foresta delle biografie - II. Giustificazioni - III. Memoria e invettiva - IV. Memoria e immagine - V. Udire lontano, udire profondo - VI. Atavismo fiammingo, eredità tedesca - VII. Tra Germani e Tedeschi - VIII. Una carriera di forzato - IX. La fabbrica del genio - X. Una Eskapade da Mozart - XI. La piramide delle tastiere - XII. Casa Breuning: «la tua casa» - XIII. L'ultima carica della «Sensibilità». La vita, le idee, le note - XIV. L'araldo del genio - XV. Le Cantate proibite - XVI. Haydn a Londra, Mozart nella fossa, Beethoven su una barca - XVII. Un anno feroce. Investitura e fuga - XVIII. Una Capitale di pianoforti e pianisti - XIX. Nella torta della «Wiener Klassik» tra maestri gelosi e contrappunti. Parigi affonda nel sangue - XX. Opus Primum. Opus Ultimum - XXI. A ciascuno i suoi segreti, le sue rivoluzioni - XXII. L'ordine di marcia del destino, la rivoluzione della musica - XXIII. A Praga Lipsia e Dresda con Lichnowsky. A Berlino, nel regno dei violoncelli - XXIV. Due canti guerrieri invisi ai musicologi. Ma aprirono un'età - XXV. Una école de filles musicales - XXVI. Tra automati volonterosi e ninfette scatenate. L'essere naturale, il dover essere monumentale - XXVII. Orchestre cattive, una Vienna miserabile, una pace senza onore - XXVIII. Folgori e amori, invenzioni e ritratti di un eroe sordo - XXIX. Cherubini, le marce si intrecciano alla storia universale. Bonaparte perde il suo alone, un pezzo dopo l'altro - XXX. Un «testamento» mai esistito. Il sordo scava nel silenzio e scopre il «distinto oggetto». La fondazione dell'epopea - XXXI. Il Quintetto rubato. Una guerra selvaggia, senza leggi. Gli Artarìa, la Seconda Sinfonia, l'Oratorio come strada per l'Opera - XXXII. Il Demiurgo morto e sepolto nella Marcia, la Sinfonia resta in cerca d'eroe. La vera Leonore e i falsi dei teatri - XXXIII. «Questi bagasci di teatri e regie.» Perché restò «unica» l'Opera teatrale di Beethoven - XXXIV. Più che mai l'unica. Beethoven non poteva diventare «un operista». Le funzioni dell'Ouverture. Fidelio scompare per otto anni - XXXV. Il Classicismo rivoluzionario - XXXVI. Guerra con gli editori. Costanza e disciplina nel lavoro. L'invenzione dell'ampio spazio. Il pioniere del Lied - XXXVII. Dal «teribile» al «divino». L'Aurora, l'Appassionata: il sordo si corazza d'una armatura armonica di forza mai vista - XXXVIII. Entra un giovane Arciduca, Tripelkonzert, Concerto in sol maggiore. Entrano due Brunsvik: «Vous m'entendez, mon coeur!...» - XXXIX. «Non fare più della sordità un segreto, neppure in arte.» Entra il conte Rasumowsky. Le risate dei Gyrowetz all'Op. 59. Nasce Karl, muore il Sacro Romano Impero. La Prussia fatta a pezzi. Ora il destino bussa alla porta - XL. Si ribella agl'invasori francesi amici di Lichnowsky, e fugge nei boschi col manoscritto dell'Appassionata. Muore l'eroe, Louis Ferdinand. Comincia la doppia finta di Cassel – XLI. Un fiore di Concerto, «la pietra angolare del violino». Clementi, il re dei pianisti, esulta d'aver conquistato «l'altera bellezza» - XLII. «La principesca canaglia teatrale», nei teatri e all'aria aperta. Rompere con «questa fetida Vienna». Ci sarebbe un Napoleonetto - XLIII. «Laggiù a Eisenstadt, dal principe EsterHazi.» La Messa rifiutata. Haydn e Mozart, classici viennesi, addio – XLIV. «Il massimo charme della Capitale imperiale ...» E intanto, il Napoleonetto di Cassel ... E intanto, la Sinfonia in do minore avanza in corteggio trionfale di Natura e destino. «Non si è mai più scritto così», parola di Richard Strauss – XLV. Il genio d'una Contessa inventa il «Contratto dei principi». 1° Marzo 1809. La Quinta riceve il «motto», il suo diadema. L'ora solare della musica classica - XLVI. Come il grande poeta classico finì in un bordello. Furtwängler esplora la Quinta: «Sono giganti, quelli che suonano?». Beethoven nuovo Virgilio - XLVII. Traslochi, ritratti, cannonate. Guerra preventiva, fuga generale, il bombardamento, la resa. In mezzo alle bombe Haydn muore, solenne e gentile. L'imperatore nemico gli tributa onori che l'adorato Kaiser sempre gli negherà - XLVIII. Che cosa ne dice di questa pace morta? Solo nel cieco caso v' è certezza.» L'odio del nemico trasforma il poeta classico in aedo nazionale. Egmont, un confronto... - XLIX. Bettina Brentano, la folletta bugiarda. Suo programma, una rissa tra i due Giganti per l'amor suo. Cancelliamo definitivamente le sue lettere falsificate che i musicologi adorano. Goethe, Beethoven nella ressa dei Brentano - L. Estate 1812, sui campi di Boemia s'apre la partita segreta dell'Immortale Amata. Esce Bettina, le subentra Toni. Evapora la Malfatti e arriva Josephine, che «si concede liberamente». Le due «Alternativen» gareggeranno quasi due secoli tra pettegolezzi e menzogne. L'Aquila contempla il Sole - LI. Lo stile s'è fatto «spietato», le antiche forme sono eliminate al primo segno d'esaurimento. L'Arciduca salva per se stesso l'ultimo Trio - LII. 19 Luglio 1812: al cospetto dell'Olimpico «lo strano uomo che vive totalmente della sua arte, molto laborioso, assolutamente indifferente a tutti gli altri» - LIII. 1812. Il «Mechaniker Mälzel» adocchia le Sinfonie. Napoleone passa in rassegna i vassalli a Dresda, il 24 Giugno varca il Niemen con mezzo milione, tornerà a Dicembre, solo. Beethoven si sbarazza dell'Immortale «mio angelo, mio tutto» - LIV. Goethe e l'aria di corte. «Teme i titani che crescono.» Ludwig ripensa la sua peggiore azione, e parte per Linz per far guerra a una Therese, finisce l'Ottava Sinfonia. Wellington vince in Spagna, Mälzel ha una grande idea, muore il Principe Kinsky – LV. Muore il fratello Carl, e comincia la guerra della tutela. Disastri finanziari di Lobkowitz, la «canaglia teatrale» boicotta la Settima e l'Ottava. Il capestro di Steiner, rottura con Hartel. Le idee di Mälzel su Wellington aprono un'età. La Prussia riprende la guerra. Napoleone sconfitto - LVI. Tempismo e arte, un calcolo perfetto. Ritorna Fidelio. La Vittoria e le vittorie, «Ci voleva un'opera come questa!». I musicologi non gliel'hanno ancora perdonata - LVII. Bonaparte è all'Elba, Beethoven euforico e ottimista, fa un torto a Mälzel che ruba la Battaglia e si vendica, rappresentandola per suo conto a Monaco - LVIII. La Germania appare vittoriosa prima di nascere. II trionfo di Fidelio annega le cabale della miserabile Corte, Beethoven è l'attrazione vivente per i «Monarchen» in arrivo. Ma subito si rivela il «vile spettacolo» che nauseò Byron - LIX. L'Akademie del Novembre 1814. La «canaglia teatrale» tenta una truffa e la perde. La Germania resterà divisa. Ira e disgusto di Beethoven. Il rogo del Palazzo Rasumowsky. Napoleone sbarca in Francia, il 20 Marzo è alle Tuileries - LX. Cominciano i Cento giorni, e Beethoven indurisce gli esami d'idoneità delle sue forme. An die ferne Geliebte, una tentazione romantica. Torna Mahler e gli dipinge tre ritratti, Fidelio va in scena a Berlino - LXI. Metter su una casa con Carl, come svanisce il sogno della famiglia. Un Maggior Generale, stravaganze e cafonate inglesi. L'Opus 95: «Non deve mai scusarsi in pubblico». Per Dorothea la prima delle tre Hammerklavier. Una preghiera da Brema - LXII. Primo invito dall'Inghilterra. La Grosse Sonate lo distoglie dalla Sinfonia, poi sulla Sonata irrompe la Missa. Le forme corrono all'esaurimento di un'arte classica, tutta e soltanto personale. Cresce il peso della parola come mezzo espressivo. Comincia per noi la serie dei quaderni di conversazione - LXIII. Un pianoforte arriva da Londra. Il gran Beethoven è un uomo lieto e forte, mettiamo in cantina il piagnone di Delacroix. L'alba del 1819 trova affiancati i prodigi del minimo e del massimo, le Variazioni Diabelli e la Missa Solemnis. L'Arcivescovo è intronizzato, Johann si compera una tenuta - LXIV. «I distinti compositori e virtuosi degli Stati imperiali e reali» sono invitati a scrivere una variazione per ciascuno. Villeggiatura a Mödling, Karl ha i pidocchi - LXV. Delizie absburgiche: «Spero che Lei comporrà diligentemente per me ...». La vittoria di Sarastro strappa Karl alla Regina del male - LXVI. «L'opera mia più compiuta.» Protetta da una solitudine uguale a quella di Fidelio, la Missa Solemnis riempie le epoche restando estranea a tutte - LXVII. Il fantastico 1822. Il cigno bussa al nido dell'aquila. La visita di Rossini restituita a verità e umanità - LXVIII. «Quale infelice uomo felice son io!» Il nipote, le serve, l'orrendo Bruder nelle loro stalle. I visitatori prendono il quaderno e scrivono: «N. 1 Dio, N. 1 Beethoven». Nascono i piccoli capolavori d'occasione come il «Gratulations Menuett» che nessuno oggi suona. Ritorna la Sinfonia - LXIX. Es muss sein, tutto dev'essere. Una musica nazionale, «chose rrès mysterieuse, très profonde, très innée, inconsciente et non voulue». Per chi scriveva Beethoven? - LXX. Crescono le Variazioni, il suono, gli spazi, le sorprese, le passioni. La Sinfonie allemande: la Germania è il «bestimmte Gegenstand», La medaglia di Luigi XVIII. I sedicenti «artisti viennesi» supplicano di dare a Vienna e non a Berlino la nuova Sinfonia - LXXI. La «Sinfonia tedesca». «Mai una singola opera di un grande musicista ha suscitato nel mondo tanta emozione». Ostilità e canagliate, che qui per la prima volta si raccontano. Lo spasimo per la Germania unita. Uno straordinario ritratto mal conosciuto - LXXII. La gloria per i secoli. Il testamento. L'ora di Galitzin e dei Quartetti. Il genio cresce, s'innalza, si scrolla di dosso polvere e rovine. La grande occhiata di Taine sullo spirito tedesco. I tormenti della famiglia - LXXIII. L'Arciduca evapora. Le minoranze furbe in gara per i Quartetti. L'Opus si completa e si chiude. Muss es sein? Sì, deve proprio essere. «Tutte le mattine me la faccio con le Muse» - LXIV. Al posto della Fuga, il nuovo finale «ci va cannibalescamente bene». Tutto è detto, la parabola è compiuta, l'Opera è completa. Quella Decima Sinfonia. Allo Schwarzspanierhaus. I Breuning. Un gran ladrone e un bevitore spaccone - LXXV. La felicità dell'infelice, un'allegria di catastrofe. L'abate cialtrone, gli editori bugiardi, il nipote falso suicida, le follie danubiane - LXXVI. Rannicchiata la monarchia nelle sue tane, il Semidio bandito invade la Reichsstadt. Una marcia mitica e trionfale. E il dottor Wawruch si chiede «se un Augure romano non l'avrebbe chiamata Apoteosi» - Il Doppio Catalogo delle Opere - Indice ossia incompleto elenco di nomi di persone, luoghi, opinioni, ecc.