Comunisti, fascisti e questione nazionale Stampa E-mail

Stefano G. Azzarà

Comunisti, fascisti e questione nazionale
Fronte rossobruno o guerra d'egemonia?


Mimesis Edizioni, pagg.266, € 20,00

 

azzarà comunisti  IL LIBRO – Dopo decenni di entusiasmo per la globalizzazione e l'unificazione europea, l'emergere dei movimenti sovranisti e populisti in un'epoca di crisi organica sembra rendere di nuovo attuale la questione nazionale ed evoca la suggestione di un blocco trasversale di contestazione del capitalismo neoliberale e apolide che unisca tutti i "ribelli" della società borghese, lasciandosi alle spalle l'alternativa tra destra e sinistra.
  Anche nella Germania degli anni Venti, ai tempi delle riparazioni di guerra e dell'occupazione della Ruhr, questi temi erano all'ordine del giorno. L'appello di Karl Radek per un fronte unito dei lavoratori, aperto ai ceti medi e alla piccola borghesia patriottica e capace di difendere l'indipendenza del paese dall'imperialismo straniero, non era però la proposta di un'alleanza totalitaria degli opposti radicalismi estremistici ma la dichiarazione di una furibonda guerra d'egemonia. Uno scontro ideologico che puntava semmai a bruciare il terreno sotto i piedi al fascismo nascente e a candidare la classe operaia tedesca, sulla scorta dell'esperienza bolscevica e del dibattito aperto nel Komintern da Lenin, alla guida della nazione e della sua rinascita. La disputa dei comunisti con Arthur Moeller van den Bruck e la Rivoluzione conservatrice tedesca sfata il mito dell'estraneità del materialismo storico agli interessi nazionali. Tuttavia, al contrario degli odierni equivoci eurasiatisti e socialsciovinisti, attesta l'insuperabile incompatibilità filosofica – prima ancora che politica e morale – tra il particolarismo naturalistico delle destre, con le loro persistenti pulsioni discriminatorie di stampo coloniale, e l'universalismo concreto del marxismo e del suo sogno di un mondo senza guerre.

  DAL TESTO – "A quel punto, in piena consonanza con lo spirito se non con la lettera del leninismo, "la causa del popolo" diventava per Radek la "causa della nazione" e questo passo, reciprocamente, faceva "della causa della nazione la causa del popolo" [...]. Nella guerra di liberazione che si confondeva ora con la guerra rivoluzionaria, la Germania sarebbe stata perciò finalmente "unita". Ma lo sarebbe stata non a partire dallo spirito di vendetta o dal radicamento comunitario organicistico o addirittura per appartenenza razziale, come avrebbero voluto i neonazionalisti nel loro insuperabile particolarismo, bensì solo sul terreno proletario. Ovvero "come un popolo di lavoratori che combatte" e combatte compatto, unica strada per evitare "gesti di disperazione" e "lottare in maniera efficace". Tanto più che nella Ruhr erano presenti migliaia di lavoratori reclutati nelle regioni agricole della Germania ma anche negli altri paesi dell'Europa dell'Est.
  "Le conseguenze pratiche erano chiare, per quelle forze alle quali Radek si rivolgeva e delle quali puntava a mettere in evidenza le contraddizioni: "se i circoli patriottici della Germania", e cioè i völkisch, "non decideranno di far propria la causa di questa maggioranza della nazione", e dunque "di stabilire così un fronte contro il capitale dell'Intesa" ma anche "contro quello tedesco" - rompendo la loro subordinazione di classe alla grande proprietà e rinnegando la propria ideologia organicistica e angusta per abbracciare una visione del mondo fondata sul primato del lavoro e sulla fratellanza universale dei popoli sottomessi -, ecco che "quello di Schlageter sarà stato un cammino nel nulla" [...]. Sarebbe stato, però, anche il supremo tradimento nazionale da parte dei fascisti. Perché rinunciare all'alleanza con le forze popolari, o addirittura combatterle a morte all'interno del paese, avrebbe significato dividere la Germania e spalancare le porte della patria alla strapotenza del nemico: "allora, di fronte all'invasione straniera, di fronte alla minaccia ininterrotta da parte dei vincitori, la Germania diverrebbe il campo di una sanguinosa lotta intestina e sarebbe facile per il nemico annientarla e farla a pezzi"."

  L'AUTORE – Stefano G. Azzarà (Messina, 1970), insegna Storia della filosofia politica all'Università di Urbino. È segretario alla presidenza della Internationale Gesellschaft Hegel-Marx e dirige la rivista "Materialismo Storico". Il suo lavoro si concentra sul confronto delle grandi tradizioni filosofiche e politiche degli ultimi due secoli: conservatorismo, liberalismo, marxismo. Ha pubblicato numerosi articoli e libri, tra i quali Democrazia cercasi, Friedrich Nietzsche dal radicalismo aristocratico alla Rivoluzione conservatrice, Nonostante Laclau.

  INDICE DELL'OPERA - Parte prima - I. La scoperta dell'egemonia (1. La questione tedesca nel movimento comunista - 2. Zetkin: complessità del fascismo - 3. Zetkin: fascismo come movimento di massa e necessità di un'offensiva egemonica e di un allargamento del paradigma marxista - 4. Radek: Schlageter e il confronto con il movimento neonazionalista. La questione nazionale in Germania - 5. Radek: teoria dell'egemonia e questione nazionale - 6. Radek e i socialdemocratici: chi era il 'rossobruno'? Chi il rozzo 'orientale'? - 7. Nazionalbolscevismo o 'Linea-Schlageter'?) - II. Questione nazionale e lotta per l'egemonia come lotta di classe (8. Moeller e l'egemonia: fallimento della rivoluzione in Occidente e crisi del paradigma marxista. Un nuovo capitalismo produttivo nazionale e organizzato contro la finanza liberale globale - 9. Moeller: produttori e nazione. Il leninismo contro il marxismo? - 10. Una curiosa 'alleanza' tra sordi: rivoluzione proletaria contro rivoluzione conservatrice, universalismo concreto contro particolarismo delle storicità – 11. Individualità e masse nella selezione delle classi dirigenti nazionali: Moeller con Lenin contro Radek? - III. Dal messianismo comunista alla ricerca di un universalismo concreto (12. "Il pugno proletario" si abbatte sul fronte trasversale: il dialogo tra sordi continua - 13. "Sano" organicismo contro la "malattia" del materialismo storico - 14. La replica finale di Radek: il tradimento nazionale del movimento völkisch - 15. Particolarismo neonazionalista e universalismo comunista - 16. Questione nazionale e universalismo concreto versus confusione transpolitica - 17. L'universalismo difficile: ragioni e lezioni di un fallimento) - Riferimenti bibliografici - Parte seconda - Comunismo e movimento nazionale. schlageter: una disputa (Karl Radek - Paul Fröhlich - Ernst Reventlow - Arthur Moeller van den Bruck) - Premessa alla terza edizione - Leo Schlageter, il viandante nel nulla, di Karl Radek - Il viandante nel nulla, di Arthur Moeller van den Bruck - Il fascismo, i socialdemocratici tedeschi e noi, di Karl Radek - Ancora Radek. Il "governo degli operai e dei contadini". La terza posizione, di Arthur Moeller van den Bruck – Una risposta a "Gewissen", di Karl Radek - Realtà. Una risposta, di Arthur Moeller van den Bruck - Con Radek?, di Ernst Reventlow - Una risposta al conte E. Reventlow, di Paul Frölich - Un tratto di strada?, di Ernst Reventlow - Questione nazionale e rivoluzione, di Paul Frölich - Il comunismo e il movimento nazionalista tedesco, di Karl Radek