Perché l'Ucraina Stampa E-mail

Noam Chomsky

Perché l'Ucraina

Ponte alle Grazie, pagg.144, € 12,00

 

chomsky ucraina  Il volume raccoglie sette interviste in cui Noam Chomsky, rispondendo alle domande di C. J. Polychroniou e Valentina Natoli, cerca di spiegare le ragioni che stanno alla base della "criminale aggressione" scatenata da Putin contro l'Ucraina il 24 febbraio 2022: infatti, "è saggio e necessario cercare di comprendere il più possibile che cosa è andato storto e come si sarebbe potuto correggere la rotta".

  Secondo il linguista, l'Ucraina "costituisce un fulcro geopolitico per gli interessi di sicurezza della Russia. Era destinata a causare seri problemi, che sono ancora lì sul tavolo e che ovviamente spiegano in parte ciò che sta avvenendo oggi nella regione ucraina".

  Chomsky auspica per Kiev una "neutralità simil-austriaca": "L'Ucraina può avere lo stesso ruolo che l'Austria e alcuni paesi nordici ebbero durante la Guerra fredda: neutrali, ma strettamente legati all'Occidente e abbastanza protetti: partecipi dell'Unione europea nel grado in cui hanno stabilito di esserlo", "a eccezione della fornitura agli Stati Uniti di basi militari che sarebbero [...] una minaccia [...] per la Russia".

  Ma c'è un altro aspetto che non va sottovalutato e riguarda – spiega l'Autore, richiamando un'analisi del docente dell'Università ebraica di Gerusalemme Guy Laron - "la lunga battaglia tra Stati Uniti e Russia per il controllo dell'energia europea": "Da George Kennan a Zbigniew Brzezinski – quest'ultimo a proposito dell'invasione dell'Iraq (a cui si opponeva, ma di cui pensava che avrebbe conferito un vantaggio agli Stati Uniti grazie al controllo tempestivo sulle grosse risorse petrolifere) -, gli esperti politici statunitensi hanno sempre saputo che il controllo sulle risorse energetiche avrebbe garantito una «leva strategica» rispetto agli alleati. [...] E l'Ucraina ha rivestito un ruolo importante in questi attriti".

  Quanto alle sanzioni, Chomsky ritiene che "porteranno la Russia a una dipendenza ancora maggiore dalla Cina. Salvo un deciso cambio di rotta, la Russia è un petrol-Stato cleptocratico e fa affidamento su una risorsa che deve essere ridotta drasticamente altrimenti sarà la fine per tutti noi. Non è chiaro se il suo sistema finanziario possa resistere contro un forte attacco, con sanzioni o con altri mezzi. Un motivo in più per offrire, sia pur malvolentieri, una via di fuga".