Il maledetto trapezio di Venere Stampa E-mail

Roberto Festorazzi

Il maledetto trapezio di Venere
Il libro-scandalo di Appelius censurato da Mussolini


Pietro Macchione Editore, pagg.135, € 15,00

 

festorazzi trapezio  Roberto Festorazzi, giornalista e storico, mette a fuoco, in questo avvincente saggio pubblicato da Pietro Macchione Editore, una vicenda poco nota che ebbe per protagonista Mario Appelius, il quale nel 1934 "scrisse un libro sconvolgente sulla tratta mondiale delle schiave bianche retta da una vastissima associazione criminale di portata internazionale: una mostruosa piovra tentacolare che, da un angolo all'altro della terra, sapeva trarre faraonici guadagni dal vizio degli uomini, che ricavavano piacere, spremendo i corpi di giovani sventurate che venivano reclutate nei bassifondi dell'umanità più derelitta".

  Quel libro-inchiesta di 200 pagine, rimasto inedito (Festorazzi ha trovato presso un collezionista "l'unico manoscritto originale probabilmente superstite"), aveva per titolo "Il trapezio di Venere" e incorse nella censura di Mussolini per il fatto che "denunciava il coinvolgimento dell'intera Francia nel Big Business della prostituzione, in un momento nel quale il regime fascista cercava intese con i cugini latini".

  Ciò che suscitava l'indignazione di Appelius non era tanto la piaga del meretricio, "quanto il gigantesco sfruttamento che di esso veniva fatto, ad opera di una vera organizzazione criminale internazionale, che reggeva le trame di una delle prime forme di globalizzazione: quella del mercato del sesso".

  Appelius, il cui cognome "pare uno pseudonimo", era nato ad Arezzo nel 1892 e fin da giovanissimo coltivò "un grande sogno: fare il giornalista". Arnaldo Mussolini, fratello del Duce, credette in lui e lo assunse come "redattore viaggiante al "Popolo d'Italia". Secondo Festorazzi, egli svolse il ruolo di "agente, più o meno occulto, della nostra penetrazione economica nell'America Latina, e si metteva, spesso e volentieri, a servizio della propaganda, tenendo conferenze sulla nuova era di Mussolini, sotto l'egida dei Fasci italiani all'estero, autentico volano dell'accresciuto prestigio nazionale".

  "Il trapezio di Venere" – spiega Festorazzi –, scritto "come un romanzo", rappresenta "un avvincente thriller, modernissimo, sia nell'impianto narrativo in stile Hemingway, sia nella trama malavitosa che denuncia".

  L'immagine del trapezio evocata nel titolo vuole alludere alla "congiunzione dei quattro vertici, corrispondenti, sull'atlante mondiale, ai confini operativi della più vasta associazione criminale esistente all'epoca". Tale "struttura, o sovrastruttura, criminale" è ancora oggi operativa, pur "con poche varianti, rispetto agli anni Trenta del secolo Ventesimo".

  Con questa ricerca, Festorazzi ha inteso "rendere, in qualche modo, giustizia postuma a un grande viaggiatore irrequieto del secolo scorso, un affabulatore di rara maestria, che una miserabile vulgata, insegnata alle scuole di giornalismo, inchioda alla famosa espressione, da lui coniata, nelle sue invettive radiofoniche del tempo di guerra: «Dio stramaledica gli inglesi»".