Il libro nero delle ingiuste detenzioni Stampa E-mail

Stefano Zurlo

Il libro nero delle ingiuste detenzioni
Perché in Italia migliaia di innocenti finiscono in galera: le storie, le cause, le colpe
Prefazione di Carlo Nordio


Baldini+Castoldi, pagg.191, € 18,00

 

zurlo detenzioni  Nel trentennio compreso tra il 1991 e il 2020, circa 30.000 persone sono finite in galera ma successivamente sono state assolte o prosciolte. Del tema si occupa in questo agile saggio il giornalista Stefano Zurlo, approfondendo nove casi di ingiuste detenzioni e di errori giudiziari, che rispettivamente "macchiano come una brutta malattia la quotidianità della giustizia" e costituiscono "la vergogna della vergogna e assumono proporzioni inimmaginabili".

  "Per l'ingiusta detenzione – spiega l'Autore -, lo Stato garantisce un indennizzo che è cosa ben diversa e più modesta del risarcimento: il tetto, bloccato da molto tempo, è a quota 516.456, 90 euro che poi, se si va a vedere, è il vecchio miliardo di lire. Ragionando sul limite massimo di sei anni, ovvero 2190 giorni, con una semplice divisione si ottiene la «diaria» quotidiana di 235 euro. Questa è la cifra base, frutto di un compromesso fra i diritti del cittadino che sono stati calpestati, e la logica dello Stato, che ha sbagliato, certo, ma in qualche modo si è ravveduto prima che il dossier uscisse dalle aule dei tribunali. In ogni caso quei 235 euro possono salire o scendere tenendo conto di altri parametri e in genere il malcapitato di turno si deve accontentare di una robusta mancia, servita senza nemmeno le scuse rituali. Ci sono però le eccezioni: Vittorio Emanuele, blindato e poi scagionato, ha incassato per sette giorni di carcere più ventuno ai domiciliari, quotati molto meno, 40.000 euro. Calcolatrice alla mano, molti di più dei 235 di media, ma nel suo caso si è valutato il danno che toccava casa Savoia e lambiva la storia d'Italia".

  Tra i casi approfonditi da Zurlo clamoroso è quello del siciliano Giuseppe Gulotta ("recordman italiano su tutti i fronti"), che "ha trascorso in galera ventun anni prima che saltasse fuori la verità che lui ripeteva non ascoltato da sempre. La confessione che l'aveva portato all'ergastolo, la strage di Alcamo, gli era stata estorta con una sequenza agghiacciante di vessazioni, umiliazioni, torture". Per l'ingiusta detenzione subìta, Gulotta ha ricevuto dallo Stato un assegno da 6,5 milioni di euro.

  Fra il 1982 e il 1985, il signor Antonio P. "si fa quasi quattro anni di carcere preventivo", "poi viene condannato in primo e secondo grado, quindi la Cassazione annulla tutto e rinvia al tribunale di Milano quella vicenda di cocaina e traffico di droga". Il nuovo dibattimento si celebra ben tredici anni dopo la bocciatura della Cassazione, nel 2002, "ma Antonio non c'è. È contumace, come si dice in questi casi, anche se non si è mai mosso dall'indirizzo in cui erano venuti a prenderlo. Nessuno gli ha detto niente prima, nessuno gli ha più detto nulla dopo. Lo Stato si è dimenticato di lui e i legali che per sbaglio erano stati coinvolti non hanno avuto, per quel che si sa, la voglia e il tempo di alzare il telefono, chiamare la cancelleria e segnalare lo svarione". "Così il perfetto colpevole – spiega l'Autore –, sbattuto in cella senza alcun riguardo pur essendo incensurato, diventa un innocente inconsapevole e non sa di essere stato assolto".

  Poi, c'è la vicenda di Pietro Paolo Melis, che "è stato in prigione diciotto anni e mezzo per sequestro di persona sulla base di un'intercettazione coperta dal rumore di fondo: la voce che si sentiva con ogni probabilità non era la sua. In ogni caso era stato sepolto dietro le sbarre con una prova che non c'era".

  Angelo Massaro, invece, "è stato scambiato per un criminale incallito e confinato ventun anni in galera per via di una frase captata dalle cimici in cui accennava alla moglie che non avrebbe accompagnato il figlioletto all'asilo perché impegnato nel trasporto di qualcosa di pesante. Con tutta evidenza, una pala meccanica. Per gli investigatori invece, incomprensibilmente, quel carico era un fantomatico morto ammazzato". Si è fatto ventun anni di carcere, dal 15 maggio 1996 al 23 febbraio 2017, per poi essere assolto il giorno prima della scarcerazione.

  Carlo Nordio, nella Prefazione, scrive che la lettura del libro di Zurlo "dovrebbe essere resa obbligatoria per l'accesso agli esami di magistratura, perché nulla quanto una sequenza di errori funesti avverte i giudici sui pericoli del potere". Il volume, inoltre, "dovrebbe stare sempre accanto ai codici sullo scranno del giudice, e naturalmente a maggior ragione sul tavolo dei pubblici ministeri".