Novità


Espatrio, fedeltà, identità. Omaggio all'Istria e al Canada
  Nel diario dello studioso delle religioni Mircea Eliade, si legge: “Ogni esiliato è un Ulisse, in rotta verso Itaca. Ogni esistenza reale riproduce l’Odissea. Il cammino verso Itaca, verso il Centro. Sapevo tutto questo da molto tempo. Ciò che io scopro improvvisamente, è che si offre la possibilità di divenire un novello Ulisse a qualunque esiliato (proprio perché egli è stato condannato dagli “dei”, vale a dire dalle Potenze che decidono dei destini storici, terrestri). Ma per rendersene conto l’esiliato deve essere capace di penetrare il senso nascosto delle sue erranze, e di capirle come...
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I ragazzi del Che. Storia di una rivoluzione mancata
  Al centro di questo libro vi è il dottor Ernesto Guevara, detto il Che, discendente di famiglie che appartengono all'albero genealogico della grande colonizzazione spagnola. Molte pagine sono dedicate alle sue peregrinazioni, alla formazione culturale, alle scelte politiche, alle esperienze rivoluzionarie, al periodo trascorso nel governo di Castro dopo il successo della rivoluzione cubana e al tragico epilogo della sua vita sulle montagne della Bolivia. Ma dopo questo profilo del Che il libro di Ludovico Incisa di Camerana si allarga sino a...
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Roberto Farinacci ovvero della rivoluzione fascista
  «Farinacci è un uomo verso il quale oggi, 11 ottobre 1930, converge il pensiero devoto e riconoscente di tutti i fascisti, meglio dire di tutti gli italiani. Chi lo ha veduto ieri sera fatto segno dell’incontenibile entusiasmo della folla, ha identificato nell’uomo il fascismo vero, quello degli umili e degli onesti. Non era Cremona sola attorno a lui, ma era l’Italia fascista tutta». Niente, più di questa riservata relazione di un confidente della polizia politica, vale a meglio riassumere, in una sola frase, il mito rappresentato da Farinacci negli ambienti del fascismo radicale e intransigente durante tutti gli anni del regime.
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Autunno tedesco. Viaggio tra le rovine del Reich millenario
  Quando Autunno tedesco fu pubblicato per la prima volta, nel 1947, la critica fu unanime nel riconoscerne l'alta qualità letteraria. Gli articoli di Dagerman erano opera di un poeta e si distaccavano nettamente dalla produzione giornalistica corrente. Colpiva in essi la descrizione acuta, nitida e diretta, di una situazione per molti versi estrema; la partecipazione appassionata alle sofferenze dei vinti, la volontà di comprenderne le ragioni, senza per altro consentire a nessun tipo di facile assoluzione, la libertà da ogni schema ideologico e da ogni preconcetto. Non rappresenta soltanto una straordinaria lezione di giornalismo: oggi si rivela...
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