Le guerre che ti vendono Stampa E-mail

Sara Reginella

Le guerre che ti vendono
Manipolazione e propaganda in Ucraina e altrove


Edizioni Dedalo, pagg.128, € 14,50

 

reginella guerre  Il volume di Sara Reginella, "Le guerre che ti vendono. Manipolazione e propaganda in Ucraina e altrove", si colloca all'interno di un filone sempre più rilevante della riflessione interdisciplinare contemporanea: l'analisi dei dispositivi comunicativi che sostengono, orientano e legittimano i conflitti armati nella società mediatizzata. L'opera presenta un approccio che coniuga prospettiva psico-sociale, osservazione empirica e competenza documentaristica, restituendo una narrazione che, pur ancorata al caso ucraino, aspira a una generalizzazione metodologica capace di estendersi ad altri scenari di guerra.

  La peculiarità del lavoro risiede nell'identità professionale dell'autrice: psicologa e psicoterapeuta di formazione, Reginella ha affiancato alla pratica clinica un'intensa attività di documentazione sul campo, con quattro missioni nelle aree del Donbass tra il 2015 e il 2023. Questo duplice registro – analitico-esperienziale da un lato, narrativo-visivo dall'altro – conferisce al testo una fisionomia ibrida ma coerente, in cui le coordinate teoriche si intrecciano costantemente con la dimensione fenomenologica. Il risultato è un saggio che si offre non solo come atto di testimonianza, ma anche come strumento critico per decostruire l'apparato retorico e simbolico che accompagna la produzione e la legittimazione del conflitto.

  L'asse portante dell'analisi è rappresentato dallo studio delle tecniche di propaganda e manipolazione psicologica applicate alla comunicazione bellica. In linea con consolidati paradigmi della media theory (si pensi, per esempio, a Herman e Chomsky o all'analisi di Jean Baudrillard), Reginella indaga le modalità attraverso cui le guerre vengono "vendute" all'opinione pubblica, ovvero confezionate secondo una logica di marketing in cui la narrazione assume una centralità strategica. L'autrice approfondisce, con rigore espositivo e chiarezza argomentativa, meccanismi quali l'uso selettivo delle immagini, la dicotomizzazione morale (buoni contro cattivi), la personalizzazione del nemico e il ricorso sistematico all'emergenza umanitaria come dispositivo retorico di mobilitazione affettiva.

  Particolarmente significativa è l'attenzione rivolta all'interfaccia tra manipolazione mediatica e processi cognitivi individuali e collettivi. Attraverso categorie proprie della psicologia sociale (dissonanza cognitiva, bias di conferma, influenza normativa), Reginella chiarisce come le strategie propagandistiche si innestino su vulnerabilità psichiche e meccanismi di identificazione profondi, agendo ben oltre il piano della semplice informazione distorta. La guerra, in questa prospettiva, si presenta non tanto come un fenomeno militare, quanto come un evento simbolico costruito attraverso narrazioni polarizzanti e pratiche discorsive capaci di plasmare la percezione della realtà.

  L'Ucraina – nello specifico il conflitto nel Donbass – funge da caso di studio privilegiato, osservato da un punto di vista che rifiuta tanto l'unilateralità quanto la neutralità acritica. Reginella esplicita fin dall'inizio la propria posizione di "osservatrice coinvolta", dichiarando una metodologia che non nasconde la soggettività ma la tematizza, secondo una logica di trasparenza epistemologica. Tale approccio si concretizza in una serie di testimonianze dirette, raccolte in loco, che restituiscono una pluralità di voci spesso escluse dalla rappresentazione mainstream del conflitto. La funzione critica di queste narrazioni marginali è evidente: esse agiscono come contro-discorso, destabilizzando il racconto egemonico veicolato dai principali media occidentali.

  Pur nella sua concisione, il testo sviluppa una riflessione articolata e stratificata, estendendo l'analisi al di là del contesto ucraino e proponendo una griglia interpretativa applicabile ad altri conflitti recenti, dai Balcani al Medio Oriente. Tale prospettiva comparativa non solo rafforza l'impianto teorico del volume, ma consente anche di cogliere la trasversalità dei dispositivi di manipolazione, confermando la tesi secondo cui il marketing della guerra opererebbe secondo schemi relativamente stabili e prevedibili, sebbene declinati in forme storicamente e culturalmente specifiche.

  La qualità del testo è rafforzata da uno stile sobrio e misurato, privo di sensazionalismi, e da una struttura argomentativa che, pur evitando il tecnicismo eccessivo, si mantiene ancorata a fonti verificabili e a una solida cornice concettuale. La prefazione di Luciano Canfora contribuisce a inquadrare l'opera in una cornice storica e filosofica più ampia, richiamando alla necessità di una vigilanza critica nei confronti dei linguaggi del potere, oggi sempre più sofisticati e performativi.

  Il volume rappresenta, insomma, un contributo rilevante alla comprensione dei processi di costruzione simbolica della guerra nella contemporaneità. Attraverso una prospettiva transdisciplinare che integra psicologia e giornalismo investigativo, Reginella fornisce strumenti interpretativi utili per smascherare le retoriche normalizzanti e per riconoscere, nella rappresentazione del conflitto, non solo un campo di battaglia simbolico, ma anche un terreno di lotta per l'autonomia del pensiero critico.

La Redazione

5 luglio 2025