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Massimo Raffaeli
Il nostro Pasolini Saggi e note 2006-2023
Rogas Edizioni, pagg.192, € 18,70
Massimo Raffaeli, con "Il nostro Pasolini. Saggi e note 2006–2023", consegna un'interpretazione intensa e meditata della figura di Pier Paolo Pasolini, collocandola al crocevia di un passaggio epocale: la fine di un'epoca di ingenuità e la disillusione dei decenni successivi. L'autore – critico apprezzato su "il manifesto", "Il Venerdì di Repubblica" e voce di Radio3 Rai e della Radio Svizzera Italiana – propone una riflessione densa e avvolgente, in bilico tra testimonianza letteraria e analisi sociale, mirando a disegnare un profilo di intellettuale del Novecento italiano che non sia mera celebrazione nostalgica, ma strumento per rileggere il presente.
L'idea di fondo si sviluppa attorno all'equazione tra la morte di Pasolini e la perdita di una capacità critica radicata: per Raffaeli, l'assassinio del poeta-regista, avvenuto nel 1975, segna l'epilogo dell'innocenza collettiva e inaugura un'epoca di sordità e passività civile. Il libro, pertanto, non è un trattato esaustivo sulla vicenda umana o artistica di Pasolini, ma un dialogo serrato con la sua eredità morale e intellettuale, filtrata attraverso gli interventi successivi di figure come Franco Fortini, Paolo Volponi e Giorgio Bassani. Tali protagonisti, presenti nella seconda parte del volume, vengono presentati come coautori inconsapevoli di un medesimo istinto critico verso il dominio delle conformità politiche e culturali.
La scrittura di Raffaeli, calibrata e misurata, sa unire profondità teorica e sensibilità storica. In ogni capitolo, intorno a Pasolini si aggregano frammenti di saggi, note critiche e riflessioni letterarie – un materiale variegato che l'autore tratta con rigore unitario. Ne scaturisce una narrazione in filigrana, senza gerarchie rigide, capace di mettere in vis-à-vis testi, autori e contesti storici, valorizzando la funzione del lettore come attore critico. Anche l'esame dei lirici coevi – pur non essendo predominante – apre uno spiraglio significativo sulle strade alternative percorse nella poesia italiana post-tragica.
Raffaeli evita la retorica encomiastica: il suo è un sguardo esigente, che chiede a Pasolini e agli altri protagonisti un impegno morale, un rifiuto della convenzione, una coerenza culturale. In questo ambiente, la critica letteraria emerge come terreno di confronto con la realtà; non un affare accademico riservato a iniziati, bensì un confronto civico che coinvolge anche i lettori. Gli studi su Volponi e Bassani, in particolare, mostrano come l'eredità pasoliniana si sia incarnata in tentativi di rigenerare un linguaggio pubblico e un'etica della scrittura, denunciare disuguaglianze e interrogare le istituzioni.
Interessante la scelta del sottotitolo "Saggi e note 2006–2023", che conferisce al volume un evidente carattere dialogico, telegrafico: frammenti di scansione temporale che, invece di accogliere l'approfondimento monolitico, preferiscono il montaggio critico. È una scelta che avvicina lo stile dell'autore al modello giornalistico, pur conservando una profondità intellettuale non comune allo scritto d'opinione. Ne risulta un'opera stratificata, dove ogni frammento dialoga con ogni altro, costruendo un insieme coerente pur nella pluralità delle fonti.
Il filo conduttore del libro è la tensione tra testimonianza personale e responsabilità collettiva. Raffaeli non si limita a ricostruire biografie o a riproporre interpretazioni già note, bensì elabora un pensiero vivo, che invoca l'aspirazione a una soglia etica nella scrittura. Il lettore viene così sollecitato a riflettere sul senso dell'intellettualità in tempi di post‐verità, di trasformazioni antropologiche e di crescente individualismo.
Da questo punto di vista, "Il nostro Pasolini" assolve anche a una funzione civica: recupera il senso della critica come pratica di democrazia, in un momento storico in cui le questioni dell'identità nazionale, delle tensioni tra memoria e oblio, delle fratture sociali sono più che mai attuali. Il confronto con Fortini, Volponi e Bassani fornisce storie di resistenza culturale che non si esauriscono nel passato, ma suggeriscono possibili vie d'uscita dall'apatia contemporanea.
Raffaeli firma, quindi, un'opera che è al tempo stesso testimonianza intellettuale, documento critico e strumento di stimolo per il lettore attivo. La sua prosa, nello stesso tempo sobria e suggestiva, reca l'impronta di un'esperienza pluridecennale nel giornalismo culturale e nella cura di collane editoriali. Questo libro, destinato a chi cerca nei classici – e in Pasolini in particolare – non un rifugio consolatorio, ma uno stimolo per interrogare la contemporaneità, incarna con chiarezza pedagogica la dimensione civile della letteratura.
La Redazione
7 luglio 2025 |