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Carlo Ricchini
L'avrai, camerata Almirante la via che pretendi da noi italiani
4 Punte edizioni, pagg.140, € 15,90
Questo volume di Carlo Ricchini si fonda su una meticolosa ricostruzione del processo civile intentato da Giorgio Almirante contro i quotidiani "l'Unità" e "il manifesto", rappresentati dai loro direttori Carlo Ricchini e Luciana Castellina. L'azione legale, promossa nel 1971, venne avviata in risposta alla pubblicazione, datata 27 giugno, di un bando repubblichino noto come "manifesto della morte", attribuito ad Almirante in qualità di capo gabinetto del Ministero della Cultura Popolare. La condanna dell'allora leader del Movimento Sociale Italiano si concluse con l'esito definitivo della Corte di Cassazione, che rigettò la domanda risarcitoria nel maggio 1978.
Carlo Ricchini, che ricopre in questo frangente sia la veste di giornalista sia quella di imputato respingente l'accusa, si avvale di un impianto di fonti primarie (verbali di udienza, memorie difensive, sentenze di primo grado, appello e Cassazione), integrato con documenti d'archivio (telegrammi, circolari ufficiali, relazioni ministeriali) atti a corroborare l'autenticità del manifesto. In particolare, una comunicazione datata 8 maggio 1944, recante la firma di Almirante, costituisce elemento decisivo nel ricostruire il suo ruolo attivo nella propaganda della Rsi.
L'analisi delle testimonianze, fra cui quella del sindaco di Massa Marittima, evidenzia come le inesattezze riscontrate (come l'assenza di una riga nella riproduzione fotografica) non pregiudichino la veridicità del documento, bensì ne segnalano lo stato di conservazione degradato. Su questo piano Ricchini applica un'argomentazione fondata su giudizi di congruità formale senza scadere in forzature ermeneutiche.
Sul piano storiografico, lo studio ricolloca il bando all'interno della stagione più drammatica della RSI, citando episodi come la strage di Niccioleta (13–14 giugno 1944), in cui vennero fucilati 83 minatori. Tali riferimenti, accuratamente selezionati, svolgono una funzione contestualizzante essenziale: non si limitano a evocare l'orrore del periodo, ma ne dimostrano la concreta rilevanza giuridica nella querelle diffamatoria. Ricchini opera in questo senso una stretta intersezione fra storia giudiziaria e storia politica, dimostrando come il diritto, in questo caso, abbia rappresentato un terreno di verifica della veridicità storica.
Da un punto di vista metodologico, l'originalità del contributo risiede anche nella consultazione di un consistente fondo privato (depositato presso l'ISGREC), comprendente appunti personali, carteggi e materiali preparatori al processo. Questo patrimonio archivistico arricchisce non solo il quadro giudiziario, ma anche le dimensioni umane e professionali dei protagonisti coinvolti.
Infine, il titolo – volutamente provocatorio – rimanda, con consapevolezza, alla memoria resistenziale italiana, instaurando un rimando implicito tra lo sguardo critico sulla destra repubblicana e la necessità di preservare i fondamenti della democrazia repubblicana.
La Redazione
15 luglio 2025 |