Il rottamato Stampa E-mail

Daniela Ranieri

Il rottamato. Antropologia di Matteo Renzi

PaperFIRST, pagg.724, € 19,50

 

ranieri rottamato  Con "Il rottamato", Daniela Ranieri propone un'indagine di notevole ampiezza e densità teorica sulla parabola politico-mediatica di Matteo Renzi, interpretata non come semplice caso di leadership personalistica, bensì come espressione sintomatica di un'intera costellazione culturale, retorica e simbolica all'interno della postdemocrazia italiana. Attraverso una prospettiva esplicitamente ispirata all'antropologia politica e alla critica della rappresentanza, Ranieri disarticola il "renzismo" come forma specifica di potere narrativo fondato su pratiche discorsive, dispositivi visivi, dinamiche carismatiche e performatività sociale.

  Il volume, accompagnato da una prefazione di Marco Travaglio, si caratterizza per la vastità della documentazione e per la capacità di intrecciare livelli differenti di lettura: dalla cronaca politica all'analisi dei codici comunicativi, dall'osservazione delle derive istituzionali alla decostruzione dell'immaginario visivo che ha accompagnato l'ascesa e il declino di Renzi. L'approccio adottato è eminentemente qualitativo, ma saldamente ancorato a dati empiricamente verificabili. Vengono così ricostruite con precisione le principali tappe della carriera dell'ex presidente del Consiglio: la conquista della segreteria del Partito Democratico nel 2013, il successo alle elezioni europee del 2014 (40,8%), l'approvazione della riforma del mercato del lavoro (Jobs Act), la personalizzazione del referendum costituzionale del 2016, e infine la scissione che ha portato alla formazione di Italia Viva, partito che oggi si attesta intorno al 2% del consenso elettorale. Tali passaggi, pur ben noti, vengono interpretati non nella loro cronologia fattuale, ma come indizi di una mutazione più profonda del campo politico e culturale italiano.

  Ranieri problematizza il concetto stesso di "rottamazione", che da parola d'ordine generazionale si tramuta in tecnica di legittimazione, modalità di eliminazione simbolica del dissenso, e dispositivo di costruzione di una nuova élite. La sua tesi, che si sviluppa con coerenza lungo tutto il testo, è che Renzi non rappresenti una cesura storica rispetto al passato, bensì una sua riformulazione in chiave post-ideologica e post-rappresentativa. In questo senso, il renzismo si configura come una forma di governance del consenso fondata su narrazioni semplificate, estetizzazione dell'azione politica e mobilitazione degli affetti attraverso strumenti digitali. La cultura del "fare" – cifra centrale dell'autonarrazione renziana – viene così decostruita come forma ipermoderna di managerialismo depoliticizzante, con tratti evidenti di cooptazione verticale e marginalizzazione sistemica del dissenso.

  La cifra stilistica di Ranieri, pur ricca di ironia e acutezza polemica, non cede mai alla caricatura o alla facile invettiva. Al contrario, l'apparato concettuale – spesso implicito ma riconoscibile – dialoga con le categorie della sociologia politica (in particolare quella legata alla personalizzazione del potere), con le analisi mediologiche della leadership e con la teoria critica della comunicazione pubblica. È inoltre significativa la frequente attenzione al linguaggio corporeo, all'abbigliamento, ai registri emotivi e all'uso strategico dei media, letti come elementi costitutivi della costruzione di senso politico.

  Il ricorso a materiali eterogenei – interviste, discorsi, apparizioni televisive, tweet, spot elettorali – consente a Ranieri di restituire la complessità di un linguaggio politico sempre più ibridato con i codici dello spettacolo e della pubblicità. In tal senso, "Il rottamato" può essere letto anche come un contributo originale alla riflessione sul populismo mediatico nell'Italia del XXI secolo, dove la spettacolarizzazione del potere si accompagna a una profonda trasformazione dei dispositivi di legittimazione democratica.

  Il tratto forse più significativo del volume è la sua capacità di cogliere il carattere "epocale" del renzismo, inteso non come anomalia ma come sintesi temporanea e instabile di istanze di modernizzazione, ansie identitarie e desideri di semplificazione politica. La figura di Renzi viene così restituita come luogo di condensazione di tensioni che attraversano trasversalmente la società italiana: il rapporto tra generazioni, l'ambiguità tra innovazione e restaurazione, la crisi della rappresentanza, l'erosione della sfera pubblica a favore di dinamiche post-partecipative. In questa prospettiva, l'autrice offre una chiave di lettura che va ben oltre la vicenda individuale dell'ex premier, proponendo una mappatura dell'immaginario politico contemporaneo che merita piena attenzione da parte della comunità scientifica.

La Redazione

31 luglio 2025