Forme e culture della guerra Stampa E-mail

a cura di Paulo Butti De Lima e Francesco Tuccari

Forme e culture della guerra

il Mulino, pagg.336, € 30,00

 

delima guerra  Il volume "Forme e culture della guerra", curato da Paulo Butti De Lima e Francesco Tuccari, si colloca nel solco delle più raffinate riflessioni sul nesso fra pensiero politico, storia delle idee e fenomenologia della guerra. L'opera, pubblicata con l'intento di ricostruire genealogie concettuali e rappresentazioni culturali della violenza organizzata nel tempo, si distingue per l'ampiezza dell'arco cronologico e per la coerenza metodologica con cui affronta la complessità di un tema che, per sua natura, sfugge a classificazioni rigide. La prospettiva adottata dai curatori non è né esclusivamente storica né meramente teorica: si tratta piuttosto di un esercizio di ricomposizione interpretativa, nel quale le forme concrete del conflitto si intrecciano con le sue elaborazioni simboliche, filosofiche e politiche, dando luogo a una cartografia intellettuale di lunga durata.

  Fin dalle prime pagine emerge l'assunto di fondo secondo cui la guerra non può essere intesa come un dato naturale o immutabile, ma come un prodotto storico che muta insieme alle istituzioni, ai sistemi di valori e alle concezioni dell'ordine internazionale. La citazione di Clausewitz, riportata nel testo, non funge da semplice epigrafe ma da principio epistemologico: ogni epoca, nel modo in cui combatte e nel modo in cui pensa la guerra, riflette la propria configurazione culturale e politica. È a partire da questa consapevolezza che il volume intreccia il dialogo fra autori distanti nel tempo, mostrando come da Tucidide a Huntington si sia progressivamente ridefinito il rapporto tra conflitto, potere e civiltà.

  L'ampiezza della selezione di autori trattati non si traduce in dispersione, poiché la curatela mantiene un equilibrio rigoroso tra ricostruzione storica e analisi concettuale. Nel caso del mondo antico, le figure di Tucidide e Platone vengono esplorate non tanto per le loro descrizioni episodiche della guerra, quanto per la loro capacità di tematizzare la violenza come questione politica e antropologica. Nelle sezioni dedicate alla prima età moderna, Machiavelli e Grozio incarnano due paradigmi divergenti ma complementari: il primo, fondatore di una concezione realistica e repubblicana del conflitto come strumento della virtù politica; il secondo, architetto di un diritto internazionale nascente che tenta di disciplinare la guerra in nome di un ordine razionale sovranazionale.

  La riflessione su Clausewitz, vero asse mediano del volume, costituisce il passaggio cruciale per comprendere la modernità della guerra. Il pensatore prussiano viene presentato nella sua duplice veste di teorico militare e filosofo dell'azione politica, anticipando quella lettura dialettica del conflitto che influenzerà l'intera tradizione successiva, da Raymond Aron a Samuel P. Huntington. Quest'ultimo rappresenta, nel quadro delineato, la soglia della contemporaneità: la guerra non più come confronto fra Stati-nazione, ma come espressione delle fratture identitarie e culturali globali, nella linea interpretativa del "clash of civilizations".

  L'intero percorso proposto da Butti De Lima e Tuccari mostra come le rappresentazioni della guerra siano inseparabili dalle forme del pensiero politico e dalle strutture di legittimazione del potere. Il volume non si limita a raccogliere saggi di alta erudizione, ma si configura come un laboratorio critico in cui l'indagine storiografica dialoga con la filosofia, la teoria delle relazioni internazionali e la sociologia storica. La pluralità disciplinare è gestita con misura, evitando sia la dispersione enciclopedica sia l'appiattimento ideologico. Il risultato è un'opera corale ma coerente, capace di tenere insieme la dimensione teorica e quella empirica del fenomeno bellico.

  Dal punto di vista metodologico, la raccolta si distingue per il rifiuto di ogni teleologia: non vi è una linea di progresso o di degenerazione, bensì un movimento continuo di ridefinizione delle categorie interpretative della guerra. Questa impostazione conferisce al volume un valore epistemologico notevole, ponendolo come contributo significativo non solo alla storia del pensiero politico, ma anche alla comprensione delle culture del conflitto nel mondo globale contemporaneo. In un tempo in cui la guerra è tornata a essere un elemento costitutivo del discorso pubblico e geopolitico, "Forme e culture della guerra" offre al lettore strumenti critici utili per comprendere come le società, nel corso dei secoli, abbiano pensato, giustificato e rappresentato la violenza organizzata.

  Nel complesso, si tratta di un'opera di notevole spessore scientifico, capace di coniugare rigore accademico e chiarezza espositiva. Butti De Lima e Tuccari offrono così non solo una ricostruzione erudita, ma anche un invito a riflettere criticamente sulla persistenza del conflitto come dimensione costitutiva dell'esperienza umana e della civiltà stessa.

La Redazione

3 novembre 2025