Mario Draghi. La speranza non è una strategia Stampa E-mail

Cristina La Bella

Mario Draghi
La speranza non è una strategia

Biografia dell'uomo e dell'economista

Santelli Editore, pagg.440, € 26,99

 

labella draghi  La biografia di Mario Draghi scritta da Cristina La Bella (Santelli Editore, 2025) esce in un momento cruciale per la riflessione pubblica italiana ed europea sul ruolo delle competenze economiche nella sfera politica. L'autrice – giornalista e studiosa di formazione filologica, già impegnata nell'analisi del mandato di Draghi a Palazzo Chigi – costruisce un ritratto che intende coniugare il profilo tecnico dell'ex presidente della Banca Centrale Europea e del Consiglio dei ministri con la dimensione personale e umana dell'uomo che ne ha incarnato le funzioni. Il volume, di ampio respiro e strutturato in quaranta capitoli introdotti da citazioni dirette di Draghi, è animato dall'intento di superare la percezione del "banchiere freddo" e restituire la complessità di una figura che ha segnato la storia economica recente dell'Europa.

  L'opera si fonda su un impianto documentario solido e chiaramente dichiarato: discorsi pubblici, interviste, monografie, articoli di stampa e fonti storiche costituiscono la trama su cui si innesta la narrazione biografica. L'approccio di La Bella si distingue per la scelta di un registro narrativo che combina l'accuratezza della ricostruzione con un linguaggio accessibile, senza rinunciare alla precisione dei riferimenti.

  L'autrice individua nell'esperienza formativa e personale di Draghi la chiave interpretativa della sua visione politica. L'infanzia segnata dalla precoce orfanezza, gli studi classici e la formazione al Massachusetts Institute of Technology sotto la guida di Franco Modigliani e Robert Solow vengono letti come momenti fondativi di un percorso che unisce rigore analitico e sensibilità etica. L'insistenza sul legame tra biografia e metodo di governo è uno degli aspetti più convincenti del libro: la prospettiva umanistica da cui La Bella osserva il protagonista permette di comprendere come il pensiero economico di Draghi si sia sempre alimentato di un'etica della responsabilità, lontana tanto dal dogmatismo quanto dal populismo.

  La tesi centrale — esplicitata dal titolo — ruota attorno all'idea che la speranza, intesa come mera proiezione emotiva, non possa sostituire una strategia fondata su conoscenza, metodo e pragmatismo. È un principio che attraversa l'intera parabola biografica di Draghi: dall'esperienza alla Banca d'Italia, dove promosse la modernizzazione della vigilanza creditizia, alla guida della BCE, durante la quale la celebre dichiarazione del "whatever it takes" divenne il simbolo di una politica monetaria orientata alla salvaguardia dell'eurozona, fino al biennio di governo italiano (2021-2022), contraddistinto dalla gestione della crisi pandemica e dal coordinamento delle politiche del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. La Bella mette in evidenza come, in ciascuna di queste fasi, la tensione tra calcolo tecnico e visione politica abbia rappresentato la cifra costante della sua leadership.

  L'autrice evidenzia la continuità tra il Draghi economista e il Draghi statista, sottolineando come l'uno non possa essere compreso senza l'altro. La lettura dell'europeismo draghiano, per esempio, viene condotta non come adesione ideologica ma come espressione di un realismo cooperativo, attento alla stabilità sistemica e alla tenuta delle istituzioni comuni. Ne emerge un ritratto coerente con la documentazione storica e con le principali analisi accademiche sul ruolo di Draghi nel consolidamento dell'Unione economica e monetaria.

  Tuttavia, la scelta di un tono costantemente rispettoso e, a tratti, ammirativo, limita in parte la profondità critica dell'opera. Le pagine dedicate alle controversie sulle politiche di austerità successive alla crisi del debito sovrano, o alle implicazioni democratiche della tecnocrazia europea, rimangono sullo sfondo e non vengono analizzate con la stessa ampiezza delle sezioni più narrative e personali. In questo senso, il testo si configura più come una biografia interpretativa che come una monografia scientifica in senso stretto. L'autrice privilegia la restituzione dell'immagine complessiva del personaggio alla discussione dei nodi teorici e delle contraddizioni insite nel suo percorso.

  L'uso controllato dell'aneddoto – la passione per la campagna umbra, l'interesse per l'arte, la consuetudine di cucinare per rilassarsi – non scade mai nella curiosità giornalistica, ma serve a umanizzare la figura pubblica, restituendone le sfumature caratteriali. Tale misura rende la lettura piacevole senza compromettere la serietà dell'impianto argomentativo. Il ritmo narrativo, sostenuto da una prosa lineare e priva di ridondanze, consente di mantenere viva l'attenzione anche nei passaggi di maggiore densità informativa.

  Dal punto di vista epistemologico, l'opera si inserisce nel più ampio dibattito contemporaneo sulla trasformazione del potere economico in potere politico. In tal senso, il caso Draghi costituisce un paradigma: un tecnico che assume la responsabilità di governo in un contesto di emergenza e che reinterpreta il concetto di "neutralità" istituzionale alla luce di una responsabilità collettiva europea. La Bella coglie efficacemente questa dimensione, offrendo un contributo utile a comprendere come la competenza economica possa tradursi in strumento di legittimazione politica, e come la tecnocrazia, quando sorretta da una visione etica, possa evitare di trasformarsi in mera amministrazione del necessario.

  Pur non potendosi qualificare come saggio accademico nel senso più stretto, il volume offre un quadro informato, coerente e documentato, che arricchisce la letteratura italiana su uno dei protagonisti più rilevanti della storia economica e istituzionale europea contemporanea.

La Redazione

5 novembre 2025