Nuova Rivista Storica - annata 2023 Stampa E-mail

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Nuova Rivista Storica
Anno 2023 – Volume CVII – Fascicoli I, II, III

Società editrice Dante Alighieri, pagg.379, € 70,00

 

aavv nuova-rivista-storica  Con l'annata 2023 della "Nuova Rivista Storica" (NRS), giunta alla 107ª edizione (volume CVII), la rivista conferma la propria missione di luogo privilegiato per la ricerca storica rigorosa, bilanciando contributi di respiro internazionale con analisi che interrogano le specificità italiane. Il panorama complessivo che emerge dai tre fascicoli dell'anno (I, II e III) offre una sintesi ricca e variegata di temi, periodi e metodologie, testimoniando la maturità di una rivista storica che sa interpretare con lucidità le tensioni fra globalità e particolarismo.

  Nel Fascicolo I (Gennaio–Aprile), spicca il contributo di Maurizio Romano su "L'ENI in Tunisia. Dalle origini alla nazionalizzazione delle attività petrolifere (1959-1975)", che ripercorre le vicende economiche e politiche legate alla presenza italiana in Nord Africa. Romano coniuga una rigorosa ricognizione archivistica con un'analisi attenta delle implicazioni geopolitiche, offrendo un resoconto ben calibrato tra storia istituzionale e dinamiche post-coloniali. Accanto a questo "storia presente", vengono proposti saggi di ambiti molto diversi: Alessia Ceccarelli studia i disordini nell'ospedale e nella confraternita dei Genovesi a Roma (1632-1651), Riccardo Neri esplora lettere inedite tra Flavio Chigi e Cesare Maria Rasponi nel contesto del trattato di Pisa del 1664, Davy Marguerettaz analizza la diplomazia della Santa Sede nei primi anni del nuovo Stato pontificio (1800–1804). In queste pagine, la rivista dimostra la sua forza: sa attrarre ricerca specialistica su epoche non convenzionali, tra storia ecclesiastica e dinamiche urbane locali. La sezione "Questioni storiche" propone riflessioni originali su Dante e l'identità reale nella "Commedia" (Francesco D'Angelo), sull'imperialismo nell'America Latina (Deborah Besseghini) e sul concilio messicano (Lara Semboloni), elementi che ampliano il campo di indagine ben oltre gli schemi tradizionali. I "Note e documenti" arricchiscono ulteriormente il fascicolo con studi su mercanti pugliesi a Ragusa (Niccolò Villanti) e su giovani democristiani in Italia postbellica (Andrea Montanari), dimostrando che la NRS non teme di scendere fino alle microstorie, ma sempre con uno sguardo sistemico. Infine, nella rubrica "Interpretazioni e rassegne", contributi di Bruno Figliuolo, Fabio L. Grassi, Nicola D'Elia e Nicoletta Bazzano offrono ponderate riflessioni su storia locale, corrispondenze storiografiche e colonialismo, consentendo un dialogo profondo fra generazioni di storici.

  Il Fascicolo II (Maggio–Agosto) conferma la vocazione multidisciplinare della rivista. Come "storia presente" si registra l'articolo di Luca Micheletta, "Un presidente nella bufera. Cossiga, Andreotti e la minacciata crisi istituzionale all'ombra di 'Gladio'" (p. 405), che indaga un momento cruciale della politica italiana degli anni '80, un periodo segnato da segreti, tensioni internazionali ed eredità delicate per la democrazia. Micheletta riesce a intrecciare memoria pubblica e fonti d'archivio con un approccio analitico che evita ricostruzioni retoriche. I saggi spaziano dalla storia imperiale (Massimo Viglione su Carlo V e le guerre anti-barbaresche), alla biografia ecclesiastica (Giulio Merlani su Innocenzo XI) fino alla vita politica italiana precedente alla Grande Guerra (Luciano Monzali su Sidney Sonnino). Questa varietà temporale mostra come la rivista investa seriamente sia su tradizione storiografica sia su aspetti meno esplorati. Nella sezione "Questioni storiche" emergono contributi stimolanti: Silvina Paula Vidal riflette su ragion di Stato, equità e tradizione politica ita­lica nel tardo Rinascimento; Francesco Campennì affronta la conquista francese del Regno di Napoli con una lente antropologica; Simona Berhe studia stampa e giornalisti nella Tripoli coloniale. Ancora una volta, la rivista indaga dimensioni marginali e complesse dei grandi processi storici. Le "Note e documenti" comprendono l'episodio della navigazione ligure in Cile (Matteo Salonia) e le strutture amministrative sedi­nazionaliste nel Regno di Napoli (Salvatore Barbagallo), mentre la rubrica "Forum" ospita un dialogo vivace – con Franco Cardini, Fabio Grassi, Luca Riccardi, Marcello Rinaldi, Guglielmo Salotti, Paolo Soave e Marco Valle – su D'Annunzio diplomatico e l'impresa di Fiume, tema che lega storia culturale, diplomazia e mito nazionale. Le rassegne critiche di Giuseppe Campagna e Davide Balestra ampliano lo sguardo verso leggende, identità e storie transnazionali. Infine, la sezione recensioni presenta una serie di titoli assai diversificati – da studi sull'antichità a ricerche contemporanee –, a conferma della dell'attenzione storiografica della rivista.

  Nel Fascicolo III (Settembre–Dicembre), la NRS continua a proporsi come piattaforma di riflessione storica aggiornata e ricercata. Il saggio di "Storia presente" di Maddalena Valacchi, "Desideri e realtà. L'Amministrazione Carter e la Junta Militar di Videla, 1977-1980" (p. 913), investiga un tema internazionale con risonanze politiche e morali: l'intervento statunitense nell'America Latina e le implicazioni della giunta argentina, con documentazione e analisi che mostrano una convinzione dell'autrice nella centralità della responsabilità storica. Seguono saggi di ampia portata: Aleš Skřivan Sr. e Jr. analizzano il rapporto fra Gran Bretagna, Russia e l'occupazione tedesca di Jiaozhou nel 1897-1898; Marina Cattaruzza ricostruisce le occasioni mancate della monarchia asburgica a Ginevra nel 1917-1918; Massimiliano Fiore esplora la rivalità anglo-italiana nella Penisola araba fra il 1923 e il 1934. Questa combinazione di focolai geografici – Europa centrale, Asia orientale, Medio Oriente – testimonia l'orizzonte globale dell'edizione. La sezione "Questioni storiche" propone saggi di grande densità: Miroslav Šedivý indaga l'insicurezza internazionale nel 1840 e le sue ripercussioni sul nazionalismo moderato italiano; Jan Chaloupka ricostruisce il "Naval Scare" del 1909; Enrico Gori analizza le sfide cecoslovacche fra Sudeti, Alta Slesia e Transcarpazia dal crollo dell'Austria-Ungheria fino al termine della Prima Repubblica. Le "Note e documenti" spaziano dal Vesuvio nell'immaginario medievale (Emanuele Piazza) a episodi della stagione positivistica italiana (Aurelio Musi). La rubrica "Storici e storici" è fortemente emozionante e personale: Michela Andreatta ricorda Brian Pullan, Luca Riccardi conduce un'intervista con Eugenio Di Rienzo sull'emigrazione antifascista italiana e la "Churchill's Secret Army". Il "Forum" è dedicato a Paolo Delogu come storico e maestro, con contributi di figure di rilievo come Bruno Figliuolo, Andrea Augenti, Claudia Bolgia, Stefano Gasparri, Andrea Saccocci, che con tono rispettoso e dialogico valorizzano il patrimonio intellettuale della generazione di Delogu. Infine, la sezione "Interpretazioni e rassegne" ospita riflessioni su Villani (Bruno Figliuolo), sulla storia sociale ceco-slovacca dopo la dissoluzione dell'impero austro-ungarico (Andrej Tóth), e su due orientalisti nella politica estera fascista (Valdo Ferretti). Il fascicolo si chiude con recensioni di libri di ampia portata storiografica, che testimoniano l'impegno della rivista nel confrontarsi con il più vasto dibattito internazionale.

  Sul piano metodologico, l'annata 2023 appare particolarmente coerente con lo stile della "Nuova Rivista Storica": i testi sono generalmente ben documentati, ricchi di citazioni, attenti alle fonti e allo stesso tempo capaci di proporre interpretazioni non banali. Non mancano, tuttavia, sfide critiche: in alcuni casi la densità di saggi specialistici può rendere meno immediata la fruizione per un pubblico più generale, ma questo sembra più un limite intrinseco di una rivista scientifica che non una debolezza specifica del volume CVII.

  Un altro punto di forza dell'annata è la sua apertura transnazionale: la presenza di saggi su Gran Bretagna, Russia, Giappone (Jiaozhou), Argentina e Cecoslovacchia dimostra che la NRS non è confinata al solo contesto italiano, ma aspira a dialogare con la storiografia globale. Questo contribuisce a rafforzare la sua reputazione internazionale e stimola i lettori a pensare la storia in termini più ampi, senza trascurare i fondamenti locali.

  Parallelamente, il volume CVII non sacrifica l'identità nazionale: gli articoli su figure italiane (come Cossiga, Andreotti, D'Annunzio) e su istituzioni come l'ENI mostrano che la rivista rimane profondamente radicata nel contesto italiano, pur aprendosi a prospettive comparative. Questo equilibrio fra locale e globale è, a mio avviso, una delle caratteristiche più riuscite di questa annata.

  Criticamente, si potrebbe sollevare che alcuni saggi richiedono un alto grado di specializzazione per essere pienamente apprezzati; ma in un contesto accademico questo non è necessariamente un difetto, bensì una scelta consapevole. Inoltre, la massiccia presenza di contributi nella sezione "Questioni storiche" e "Note e documenti" potrebbe risultare dispersiva per chi cerca una linea editoriale più coesa, ma la varietà è anche il prezzo da pagare per una rivista d'élite che voglia rappresentare la molteplicità del fare storiografico.

  L'annata 2023 si presenta, in definitiva, come un'edizione ricca, matura e stimolante, confermando la rivista come punto di riferimento per la ricerca storica in Italia, capace di combinare rigore accademico, prospettiva internazionale e dialogo con il presente. Dal punto di vista della storiografia, il 2023 non è semplicemente un'edizione tra le altre, ma un capitolo significativo che rafforza la continuità della NRS e ne rinnova la vitalità intellettuale.

La Redazione

22 novembre 2025