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Aa. Vv.
Italianieuropei n.1/2025 Una pace giusta
Fondazione Italianieuropei, pagg.164, € 10,00
Il primo numero del 2025 della rivista "Italianieuropei", intitolato "Una pace giusta", presenta un intervento organico e meditato sulla crisi israelo-palestinese, affrontata con un approccio che intreccia memoria storica, analisi politica e impegno civile. Il fascicolo assume esplicitamente la necessità di rilanciare l'idea di una pace fondata sul riconoscimento dei diritti di entrambi i popoli, restituendo dignità e prospettiva sia alla sicurezza di Israele sia all'autodeterminazione della Palestina. La redazione propone così un quadro che evita un'impostazione meramente descrittiva e si orienta verso un'elaborazione culturale e strategica di lungo periodo.
La composizione del fascicolo insiste sulla pluralità degli sguardi: i contributi provengono da figure politiche, studiosi, testimoni diretti e rappresentanti delle società israeliana e palestinese. Tra gli autori spiccano Massimo D'Alema, Ehud Olmert, Mustafa Barghouti, Manuela Dviri, Giuseppe Provenzano e Luigi Daniele. Tale eterogeneità costituisce uno dei principali punti di forza della pubblicazione, poiché rompe la linearità di un'unica prospettiva nazionale o ideologica e permette di confrontare interpretazioni, proposte e testimonianze che, pur diverse, convergono sul bisogno di delineare un percorso credibile verso la pace.
L'editoriale introduce il lettore richiamando l'eredità della sinistra italiana nei confronti della questione palestinese, delineando una tradizione politica che ha riconosciuto nella solidarietà al popolo palestinese e nella tutela dell'esistenza dello Stato d'Israele due aspetti inscindibili di una visione equilibrata. A questa cornice ideale si affianca una sintetica ma accurata cronistoria del conflitto, che ripercorre gli eventi a partire dal 1948, evidenziando come decisioni internazionali, mutamenti regionali e dinamiche interne abbiano progressivamente plasmato un contesto sempre più difficile da ricomporre.
Gli articoli principali affrontano questioni strategiche e morali con un equilibrio raro: Olmert e Barghouti analizzano, da prospettive opposte ma complementari, le condizioni che potrebbero rendere possibile un futuro diverso; Provenzano riflette sul ruolo dell'Europa e della politica italiana; Dviri intreccia esperienza personale e analisi, offrendo una testimonianza particolarmente incisiva sulla sofferenza delle popolazioni civili. L'insieme dei contributi compone un quadro articolato, capace di collegare dossier diplomatici, implicazioni umanitarie e dimensioni storiche senza cedere a semplificazioni o letture parziali.
La scelta editoriale è chiara: riaffermare l'obiettivo dei "due popoli, due Stati" come unica via praticabile verso una pace equa. È una posizione che conserva autorevolezza, ma che si confronta oggi con trasformazioni profonde: la frammentazione territoriale, l'ascesa di attori estremisti, il declino della fiducia reciproca e l'indebolimento delle istituzioni internazionali. La rivista non ignora questi ostacoli e riconosce esplicitamente la gravità dell'attuale contesto; tuttavia affida ancora a questo paradigma la funzione di principio regolatore. Una visione coerente e moralmente solida, ma che potrebbe apparire, a una parte della comunità scientifica, vincolata a un modello notevolmente indebolito dagli eventi recenti.
La focalizzazione sul conflitto israelo-palestinese conferisce al fascicolo una compattezza tematica che ne esalta la qualità analitica. L'alto profilo degli autori e la profondità dei riferimenti possono rendere alcuni contributi meno immediati per lettori non specialisti, ma ciò non riduce il valore del volume per un pubblico accademico o per studiosi delle relazioni internazionali.
Nel complesso, la rivista dimostra di saper unire rievocazione, analisi e proposta, offrendo uno strumento utile per comprendere una delle crisi più complesse della contemporaneità e a interrogarsi sulle possibilità — nonostante tutto — di una pace fondata sulla giustizia. Pur con le inevitabili tensioni tra idealità e realismo, l'insieme dei contributi conferma la vocazione della rivista a intervenire nel dibattito pubblico con profondità e responsabilità, mantenendo una prospettiva che valorizza il pluralismo e rifiuta ogni forma di riduzionismo interpretativo.
La Redazione
22 novembre 2025 |