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Mario José Cereghino - Giovanni Fasanella
La maledizione italiana La guerra di Churchill contro De Gasperi, le trame per il controllo del Medio Oriente e del Canale di Suez, la lunga storia di una ribellione stroncata
Fuoriscena, pagg.288, € 18,50
"La maledizione italiana" di Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella, frutto di un approfondito lavoro di ricerca e documentazione, si propone di rivelare una parte della storia italiana del XX secolo che spesso è rimasta nell'ombra, raccontando gli intrecci politici e diplomatici tra la Gran Bretagna, la Santa Sede e la classe dirigente italiana, con un focus particolare sulla figura di Alcide De Gasperi.
L'intento degli autori è quello di svelare un quadro storico in cui la resistenza italiana alla "maledizione" di subire una sudditanza sistematica nei confronti delle potenze straniere viene messa a dura prova da strategie politiche internazionali volte a mantenere il controllo su una nazione che si stava lentamente ricostruendo, dopo la fine della Seconda Guerra mondiale. In quest'ottica, De Gasperi non è solo un protagonista della ricostruzione post-bellica, ma anche una figura chiave in un contesto di pressioni internazionali che mirano a neutralizzare ogni tentativo di riaffermazione della sovranità nazionale italiana.
Il cuore della narrazione è dedicato ad Alcide De Gasperi, uno degli architetti della Democrazia cristiana e protagonista di una delle stagioni più delicate della storia politica italiana, dal 1944 al 1954. Il quadro che emerge dall'analisi degli autori ci restituisce un De Gasperi impegnato a difendere l'indipendenza e l'autonomia dell'Italia, in un momento in cui l'Europa e il Mediterraneo erano teatro di conflitti strategici tra le superpotenze mondiali. La sua figura, tanto rispettata in Italia quanto osteggiata all'estero, emerge qui come quella di un leader che non si piega alle pressioni di Churchill e degli apparati britannici, i quali, come viene documentato, non gradivano la sua politica di indipendenza e la sua inclinazione a sostenere i movimenti di liberazione e di autodeterminazione, in particolare in Medio Oriente.
L'analisi proposta dai due autori ci offre un'interpretazione nuova e originale del ruolo di De Gasperi nel dopoguerra, evidenziando come il suo progetto di politica estera, teso a una maggiore autonomia italiana, entrasse in conflitto con gli interessi imperialistici della Gran Bretagna. In particolare, Cereghino e Fasanella mostrano come la politica di De Gasperi, che appoggiava le rivolte laiche e nazionaliste in paesi come l'Egitto e l'Iran, fosse vista da Londra come una minaccia diretta agli interessi strategici nel Canale di Suez e nel controllo delle risorse petrolifere.
La tensione tra De Gasperi e la Gran Bretagna è trattata con un approccio dettagliato e ben documentato, che svela l'intensità del conflitto e le sue implicazioni per l'Italia e per il Medio Oriente. I britannici, dopo aver perso il predominio sul continente europeo, si preoccupavano che l'Italia, sotto una leadership indipendente e orientata a un atteggiamento più sovranista, potesse entrare in conflitto con le loro esigenze di mantenere il controllo su punti nevralgici come il Canale di Suez e le risorse energetiche del Medio Oriente. Le accuse mosse a De Gasperi, da parte del governo britannico, di aver supportato in maniera clandestina i movimenti di liberazione, sono trattate nel libro con grande attenzione ai dettagli. Gli autori fanno riferimento a una serie di documenti inediti provenienti dagli archivi britannici, tra cui i rapporti del Foreign Office e dei servizi segreti, che rivelano l'ostilità di Churchill e dei suoi alleati nei confronti dell'Italia.
Gli autori pongono l'accento su come le manovre britanniche non fossero limitate solo alla sfera diplomatica, ma si estendessero anche ad azioni più dirette, come attentati, campagne di disinformazione e l'utilizzo di dossier falsi. In questo contesto, emerge il peso di una "macchina del fango" che, secondo gli autori, colpiva la figura di De Gasperi e della sua intera classe dirigente, nella speranza di screditarla e di impedirle di realizzare una politica di maggiore autonomia.
Cereghino e Fasanella si concentrano, inotre, sul rapporto tra la Chiesa cattolica e il potere politico italiano nel periodo post-bellico. La Chiesa, secondo gli autori, si sarebbe trovata in sintonia con gli interessi britannici in quanto desiderava preservare il proprio ruolo di interlocutore privilegiato per le potenze occidentali, al fine di mantenere una posizione di forza all'interno della nuova Repubblica Italiana. In quest'ottica, la politica di De Gasperi, che cercava di dare un'impronta laica e indipendente alla ricostruzione del paese, avrebbe rappresentato una minaccia anche per il Vaticano, che non vedeva di buon occhio la crescente influenza della Democrazia Cristiana, pur essendo essa stessa parte della coalizione di governo.
Questo intreccio di interessi tra le potenze straniere, la Santa Sede e la politica interna italiana si riflette nelle dinamiche complesse di un paese che, pur avendo vinto la guerra, si trovava ancora alla ricerca di una propria identità nazionale. Il conflitto tra la Chiesa e De Gasperi, più che una questione religiosa, appare come un conflitto di visioni politiche opposte, che coinvolge anche il futuro della nazione e la sua collocazione internazionale.
Il titolo del libro, "La maledizione italiana", allude a una visione della storia che gli autori sviluppano in modo sottile ma incisivo. L'idea di una "maledizione" che avrebbe colpito i leader italiani capaci di esprimere un'idea di sovranità nazionale si radica nel lungo periodo della storia unitaria italiana, e diventa una lente interpretativa che aiuta a comprendere le difficoltà che l'Italia ha sempre avuto nel costruire una politica estera indipendente. L'accezione di "maledizione" si inserisce in una narrazione storica che riflette su come le potenze estere abbiano sistematicamente ostacolato ogni tentativo di rinnovamento, a partire dall'unità d'Italia, fino alle difficoltà incontrate da De Gasperi nel pieno del dopoguerra.
Questa interpretazione, pur risultando affascinante e stimolante, non manca di suscitare interrogativi. L'idea di una "maledizione" potrebbe infatti apparire riduttiva, sebbene il libro non pretenda di ridurre la complessità storica a una semplice condanna, ma piuttosto di illuminare le forze politiche e internazionali che hanno ostacolato i tentativi italiani di affermarsi come nazione autonoma e indipendente. In questo senso, gli autori riescono a mettere in evidenza una verità storica che, pur restando complessa e sfaccettata, è stata troppo spesso ignorata.
Il libro offre, dunque, una lettura avvincente e ben documentata di un periodo storico cruciale per l'Italia, in particolare per la sua politica estera e per il tentativo di ricostruzione post-bellica. La narrazione proposta dagli autori è arricchita da una prospettiva originale che, pur non escludendo interpretazioni critiche, mantiene una struttura equilibrata e rigorosa.
L'approfondimento della figura di De Gasperi, così come l'analisi delle pressioni internazionali a cui l'Italia era sottoposta, fanno di questo libro un contributo significativo alla comprensione di un periodo storico che continua a esercitare una forte influenza sulle scelte politiche e diplomatiche contemporanee. La ricostruzione dei documenti e delle fonti utilizzate conferisce all'opera un valore inestimabile, rendendo "La maledizione italiana" una lettura essenziale per appassionati di storia contemporanea.
La Redazione
5 febbraio 2026 |