Ursula Gates Stampa E-mail

Frédéric Baldan

Ursula Gates
La von der Leyen e il potere delle lobby a Bruxelles


Guerini e Associati, pagg.376, € 25,00

 

baldan ursulagates  Nel volume "Ursula Gates. La von der Leyen e il potere delle lobby a Bruxelles" di Frédéric Baldan, viene formulata un'analisi critica delle dinamiche decisionali dell'Unione Europea, con particolare riferimento alla gestione della crisi pandemica e ai rapporti tra istituzioni pubbliche e grandi attori economici. L'opera prende le mosse dal cosiddetto "SMSgate", vale a dire la controversia relativa agli scambi di messaggi tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e l'amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, nel contesto della negoziazione dei contratti per i vaccini contro il Covid-19. Il testo si propone come testimonianza diretta e denuncia, ma ambisce al tempo stesso a configurarsi come indagine strutturata sui meccanismi di influenza politica esercitati dalle lobby a Bruxelles.

  Baldan si presenta come attore interno al sistema che intende descrivere, rivendicando una conoscenza diretta delle pratiche di lobbying e delle interazioni tra interessi privati e decisori pubblici. Questo elemento costituisce al contempo uno dei principali punti di forza e una potenziale criticità del libro. Da un lato, la prospettiva "interna" consente di offrire un quadro vivido delle dinamiche operative, evitando semplificazioni eccessive; dall'altro, la forte implicazione personale dell'autore, coinvolto in un procedimento giudiziario relativo ai fatti narrati, richiede al lettore un esercizio costante di valutazione critica delle fonti e delle interpretazioni proposte.

  Nel corso della pandemia di Covid-19, la Commissione europea ha negoziato, per conto degli Stati membri, contratti di acquisto anticipato di vaccini con diverse aziende farmaceutiche, tra cui Pfizer. La questione degli scambi di messaggi tra von der Leyen e Bourla è emersa pubblicamente a seguito di richieste di accesso agli atti e di indagini giornalistiche, sollevando interrogativi sulla trasparenza delle procedure decisionali e sulla tracciabilità delle comunicazioni ufficiali. Il coinvolgimento della Procura di Liegi, richiamato nel libro, rappresenta un elemento reale del dibattito giuridico, anche se gli esiti definitivi di tali iniziative non risultano, allo stato attuale, aver prodotto condanne nei confronti dei soggetti coinvolti.

  L'opera si sviluppa lungo due direttrici principali: la ricostruzione del caso specifico e l'analisi sistemica del ruolo delle lobby nell'Unione Europea. Baldan sostiene che il caso SMSgate non costituisca un episodio isolato, bensì un sintomo di un problema strutturale più ampio, legato alla permeabilità delle istituzioni europee agli interessi privati. In questo senso, il libro si colloca nel solco di una tradizione critica che, pur con accenti diversi, ha evidenziato la crescente complessità del rapporto tra governance sovranazionale e attori economici globali.

  Baldan insiste sulla dimensione documentaria della sua inchiesta, affermando di basare le proprie conclusioni su atti, testimonianze e ricostruzioni verificabili. Tuttavia, l'opera non adotta pienamente gli standard di una ricerca accademica in senso stretto: la citazione delle fonti non sempre segue criteri sistematici e la distinzione tra dati empirici e inferenze interpretative risulta talvolta sfumata. Ciò non compromette necessariamente il valore del contributo, ma ne delimita l'ambito, collocandolo più propriamente tra il saggio investigativo e la testimonianza.

  Un aspetto centrale del libro riguarda la questione della trasparenza. L'autore argomenta che la gestione delle comunicazioni informali, in particolare tramite messaggistica istantanea, rappresenti una zona grigia del diritto amministrativo europeo, nella quale è possibile eludere gli obblighi di archiviazione e accesso agli atti. Questo tema è effettivamente oggetto di dibattito nelle istituzioni europee e tra gli studiosi di diritto pubblico, poiché l'evoluzione tecnologica ha modificato profondamente le modalità di interazione tra decisori politici e interlocutori esterni. Baldan interpreta tale fenomeno in chiave fortemente critica, vedendovi uno strumento deliberato di opacità; una lettura alternativa, presente in letteratura, sottolinea invece la difficoltà di adattare rapidamente i quadri normativi a nuove forme di comunicazione.

  Il libro dedica ampio spazio alla descrizione del mondo delle lobby a Bruxelles. È noto che l'Unione Europea ospita una delle più alte concentrazioni di rappresentanti di interessi al mondo, con registri ufficiali di trasparenza che includono migliaia di organizzazioni. Baldan, forte della propria esperienza, descrive un sistema articolato, nel quale grandi imprese, associazioni di categoria, organizzazioni non governative e studi legali competono per influenzare il processo decisionale. L'autore tende a enfatizzare gli aspetti più problematici di questo sistema, evidenziando potenziali conflitti di interesse e dinamiche di cattura regolatoria. Tuttavia, una valutazione equilibrata richiede di riconoscere che il lobbying, in quanto tale, è una componente legittima dei sistemi democratici complessi, purché regolata da norme chiare e trasparenti.

  Nel delineare il profilo di Ursula von der Leyen, Baldan adotta un approccio critico, mettendo in luce presunte continuità tra il suo percorso politico e le dinamiche descritte. La figura della presidente della Commissione viene interpretata come emblematica di un modello di leadership fortemente interconnesso con interessi economici globali. È importante sottolineare che molte delle affermazioni relative a responsabilità individuali restano oggetto di controversia e non sono state accertate in sede giudiziaria. In questo senso, il libro si colloca in una zona di confine tra analisi politica e accusa, richiedendo al lettore una distinzione attenta tra fatti comprovati e interpretazioni.

  Un ulteriore elemento di interesse riguarda la dimensione giuridica. Baldan critica apertamente il funzionamento della giustizia europea, sostenendo che essa sia, in alcuni casi, condizionata dal potere politico. Questa tesi, formulata in termini netti, si inserisce in un dibattito più ampio sulla legittimazione e sull'indipendenza delle istituzioni giudiziarie dell'Unione. Sebbene esistano discussioni accademiche sulla complessità del sistema giurisdizionale europeo e sui suoi limiti, l'affermazione di una subordinazione sistematica richiederebbe evidenze molto robuste, che nel testo sono presentate in modo selettivo e non sempre conclusivo.

  L'opera solleva interrogativi rilevanti sul rapporto tra emergenza e governance. La pandemia di Covid-19 ha rappresentato una situazione eccezionale, nella quale le istituzioni sono state chiamate a prendere decisioni rapide in condizioni di incertezza. Baldan interpreta questo contesto come un'occasione per rafforzare dinamiche opache; altri studiosi hanno invece evidenziato come la rapidità decisionale sia stata, in molti casi, una necessità operativa. La tensione tra efficienza e trasparenza costituisce uno dei nodi centrali della riflessione contemporanea sulle politiche pubbliche, e il libro contribuisce a mantenerla al centro del dibattito.

  Un punto di forza del testo è la capacità di collegare il caso specifico a questioni di portata generale, quali la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e la percezione della legittimità democratica. Baldan sostiene che episodi come quello descritto possano alimentare un senso diffuso di sfiducia, con conseguenze potenzialmente destabilizzanti per il progetto europeo. Questa osservazione trova riscontro in numerosi studi, che evidenziano come la trasparenza e la responsabilità siano fattori cruciali per il mantenimento del consenso nelle democrazie contemporanee.

  Al tempo stesso, l'interpretazione proposta dall'autore tende a privilegiare una lettura fortemente critica, nella quale gli elementi problematici assumono un peso predominante rispetto a quelli di funzionamento ordinario del sistema. Una valutazione equilibrata dovrebbe considerare anche i meccanismi di controllo esistenti, quali il Parlamento europeo, la Corte dei conti e le procedure di accesso agli atti, che, pur con limiti, rappresentano strumenti di accountability. Il libro menziona tali strumenti, ma ne sottolinea soprattutto le insufficienze.

  In conclusione, il libro non fornisce risposte definitive, né può essere considerato una fonte esaustiva, ma contribuisce in modo non trascurabile a una discussione che resta aperta e di grande rilevanza per il futuro delle istituzioni europee.

 

La Redazione

18 aprile 2026