Il laboratorio del prof Gedda Stampa E-mail

Tommaso Dell'Era

Il laboratorio del prof Gedda
Il magistero «Maria SS. Assunta» e le leggi del 1938


Clueb, pagg.176, € 22,00

 

dellera laboratorio  Tommaso Dell'Era, nel saggio intitolato "Il laboratorio del prof. Gedda. Il magistero «Maria SS. Assunta» e le leggi del 1938", esamina l'impatto della legislazione razziale fascista sul sistema universitario italiano, offrendo una prospettiva circoscritta ma al tempo stesso estremamente significativa. L'autore concentra la propria indagine su un'istituzione specifica, l'Istituto universitario pareggiato di Magistero «Maria SS. Assunta», fondato nel 1939 e destinato esclusivamente alla formazione delle religiose cattoliche, assumendolo come caso di studio per esplorare le modalità attraverso cui l'"arianizzazione" investì non soltanto gli individui, ma anche le strutture istituzionali e culturali, comprese quelle non direttamente dipendenti dall'apparato statale. Il risultato è una ricostruzione densa, ben documentata e capace di contribuire in modo rilevante al dibattito storiografico sull'atteggiamento del mondo cattolico nei confronti del razzismo e dell'antisemitismo durante il Regime fascista.

  Sin dalle prime pagine emerge con chiarezza l'impostazione metodologica adottata da Dell'Era, fondata su un'accurata analisi di fonti eterogenee, archivistiche e a stampa, che consentono di delineare un quadro complesso e stratificato. L'autore dimostra una solida padronanza degli strumenti della storia delle istituzioni e un'attenzione costante al contesto politico e culturale, evitando semplificazioni e interpretazioni riduttive. L'oggetto dell'indagine, apparentemente marginale rispetto ai centri nevralgici della politica universitaria del Regime, si rivela invece particolarmente fecondo per comprendere la pervasività delle politiche razziali e la loro capacità di incidere anche in ambiti in cui la presenza di soggetti colpiti direttamente dalle leggi del 1938 era assente o irrilevante.

  Uno degli elementi di maggiore interesse del volume risiede proprio in questa scelta di campo: analizzare un'istituzione nella quale non risultavano docenti o studenti classificati come ebrei secondo i criteri del Regime. Tale opzione consente di spostare l'attenzione dal piano delle espulsioni e delle persecuzioni individuali, già ampiamente indagato dalla storiografia, a quello delle trasformazioni istituzionali e culturali indotte dall'ideologia razziale. In questo senso, il libro mostra come l'antisemitismo di Stato non si esaurisse in misure discriminatorie rivolte a specifiche categorie, ma si configurasse come un dispositivo più ampio, volto a ridefinire l'identità stessa delle istituzioni e dei soggetti che vi operavano.

  La figura del professor Gedda, richiamata fin dal titolo, assume un ruolo centrale nell'analisi, non soltanto come protagonista della vicenda istituzionale del Magistero «Maria SS. Assunta», ma anche come espressione di una cultura cattolica che si confronta con le istanze del Regime. Dell'Era ricostruisce con attenzione il profilo intellettuale e politico di Gedda, evidenziandone le relazioni con il contesto ecclesiastico e con le autorità fasciste, e mostrando come la sua azione si collochi all'interno di una più ampia rete di rapporti e di mediazioni. Ne emerge un quadro articolato, che restituisce la complessità delle scelte e delle posizioni assunte in un contesto segnato da forti pressioni ideologiche.

  Particolarmente significativa è l'attenzione dedicata alle modalità attraverso cui la legislazione del 1938 venne recepita e applicata all'interno dell'istituto. L'autore mette in luce come, pur in assenza di casi concreti di esclusione, le norme razziali abbiano influenzato la definizione dei regolamenti, dei criteri di ammissione e, più in generale, dell'identità culturale dell'istituzione. L'"arianizzazione" si manifesta dunque come un processo che agisce in profondità, orientando le pratiche e i discorsi, contribuendo a costruire un ambiente conforme ai principi del Regime. In questo senso, il Magistero «Maria SS. Assunta» appare come un vero e proprio "laboratorio", nel quale si sperimentano forme di adattamento e di interiorizzazione dell'ideologia dominante.

  Dell'Era affronta con particolare acume il tema del rapporto tra autonomia ecclesiastica e controllo statale, evidenziando come le istituzioni cattoliche, pur godendo di una certa indipendenza formale, non fossero immuni dalle pressioni del Regime. Il caso del Magistero «Maria SS. Assunta» dimostra come l'adesione, più o meno esplicita, ai principi della legislazione razziale potesse avvenire anche in assenza di imposizioni dirette, attraverso un processo di conformazione culturale e normativa. Questo aspetto rappresenta uno dei contributi più rilevanti del volume, in quanto invita a riconsiderare le categorie interpretative tradizionali, spesso incentrate sulla dicotomia tra resistenza e collaborazione, a favore di una visione più sfumata e dinamica.

  Il libro ha la capacità di inserire il caso di studio in un quadro più ampio, mettendolo in relazione con le trasformazioni del sistema universitario italiano e con le politiche educative del regime. L'autore richiama opportunamente i principali provvedimenti normativi del 1938, collocandoli nel contesto della progressiva radicalizzazione della politica razziale fascista, e ne analizza le implicazioni per il mondo accademico. In questo modo, l'indagine sul Magistero «Maria SS. Assunta» si configura non come un episodio isolato, ma come parte integrante di un processo più vasto, che investe l'intero sistema delle istituzioni culturali.

  L'analisi dei documenti e delle fonti consente di cogliere le modalità attraverso cui il lessico della razza e dell'"arianità" viene recepito e rielaborato all'interno dell'istituzione, contribuendo a plasmare una visione del mondo coerente con l'ideologia fascista. Il linguaggio si rivela così non soltanto come uno strumento di comunicazione, ma come un veicolo di costruzione della realtà, capace di orientare le pratiche e le rappresentazioni.

  Dal punto di vista storiografico, il volume si colloca in dialogo con una produzione ormai ampia e consolidata sul tema delle leggi razziali e del loro impatto sul mondo universitario, ma riesce a ritagliarsi uno spazio originale grazie alla specificità dell'oggetto e all'approccio adottato. In particolare, il lavoro di Dell'Era si pone in continuità con gli studi che hanno messo in luce la dimensione istituzionale e culturale dell'antisemitismo fascista, contribuendo a superare una visione esclusivamente centrata sulle vittime e sulle dinamiche persecutorie. Senza nulla togliere alla centralità di queste ultime, l'autore invita a considerare anche i processi di adattamento, di complicità e di interiorizzazione che hanno caratterizzato il funzionamento delle istituzioni.

  Attraverso un'analisi puntuale e documentata, Tommaso Dell'Era riesce a mettere in luce aspetti poco esplorati dell'applicazione delle leggi razziali, contribuendo a una comprensione più articolata e profonda di un capitolo cruciale della storia italiana del Novecento. Il volume si segnala per la sua capacità di coniugare rigore metodologico, attenzione al dettaglio e apertura interpretativa, offrendo al lettore strumenti utili per interrogare criticamente il passato e le sue eredità.

 

La Redazione

18 aprile 2026