Conversazioni sul Cristianesimo Stampa E-mail

Napoleone Bonaparte

Conversazioni sul Cristianesimo
Ragionare nella fede

Edizioni Studio Domenicano, pagg.96, € 8,00

 

napoleone_cristianesimo  IL LIBRO – Un documento-fonte che rivoluzionerà il nostro modo di considerare Napoleone: si tratta della trascrizione di conversazioni improvvisate di Napoleone, trascrizione fedele compiuta da generali e medici, francesi e inglesi, credenti e miscredenti, che lo assistettero durante i sei anni di esilio.
  «Esiste un Essere infinito, a paragone del quale – generale Bertrand – non siete che un atomo; a paragone del quale io, Napoleone, sono un vero niente, un puro nulla, mi capite? Lo sento questo Dio... lo vedo... ne ho bisogno, credo in lui». Il 15 ottobre 1815 Napoleone, sconfitto a Waterloo, sbarca a Sant’Elena insieme ad alcuni ufficiali rimastigli fedeli. A questi confiderà le sue più intime convinzioni sulla fede, che saranno poi fedelmente trascritte. Da queste conversazioni emerge un’immagine di Napoleone, ben diversa da quella tramandataci da certa storiografia. Non un uomo materialista e anticlericale, ma un cattolico convinto che ha maturato la propria fede. Napoleone elabora un’efficace prova dell’esistenza di Dio che si fonda anche sulla propria esperienza di vita, riflette con animo appassionato sulla persona e la vita di Gesù Cristo, sulla Croce, sull’Eucaristia, sui rapporti tra fede cristiana e religione islamica, tra fede cattolica e protestantesimo. E infine racconta i suoi rapporti con il papa Pio VII e perché lo fece condurre in Francia e rivela che: «Quando il papa era in Francia, gli assegnai un palazzo magnifico a Fontainebleau, e 100.000 corone al mese; avevo messo a sua disposizione 15 vetture per lui e per i cardinali, anche se non uscì mai. Il papa era esausto per le calunnie in base alle quali si pretendeva che io lo avessi maltrattato, calunnie che il papa smentì pubblicamente».

  DAL TESTO – “«L'immoralità è la disposizione più funesta in un sovrano, perché egli la rende di moda, e anzi la gente la esibisce quasi per compiacerlo. Inoltre, l'immoralità fortifica tutti i vizi, intacca tutte le virtù, infetta la società come una peste e ne diventa il flagello. Invece, la morale pubblica è il naturale complemento di tutte le leggi, e da sola è un vero e proprio codice». Aggiungeva anche che la rivoluzione, nonostante tutti i suoi orrori, era stata la vera causa di rigenerazione dei nostri costumi, come i letami più sordidi con le loro esalazioni stimolano le vegetazioni più rigogliose, e che il suo governo sarebbe stato giudicato come un'era di memorabile ritorno alla morale.
  “«La pubblica moralità è il dominio della ragione e della mente, perché ne è il prodotto, e certo non si può tornare indietro alle turpitudini del passato, alla consacrazione degli adulteri doppi, del marito verso la moglie e di questa verso quello; al libertinaggio a corte e alla conseguente depravazione nel regno. Per tornare a quei costumi, si dovrebbero riprodurre tutte le condizioni di allora, il che è certo impossibile, perché è impossibile tornare all'ozio della nobiltà di allora, la quale non aveva altra occupazione che il libertinaggio in tutte le possibili manifestazioni. Inoltre, bisognerebbe distruggere nella classe media lo spirito imprenditoriale che eccita le intelligenze e fa progredire la società. E, infine, bisognerebbe riportare il popolo nel precedente stato di abbandono e di abbruttimènto che lo riduceva a bestia da soma.
  “Quando misi piede in Italia, ho cambiato le abitudini, i sentimenti e il linguaggio stesso della nostra rivoluzione, perché ho smesso di fucilare i fuoriusciti, ho soccorso i preti, ho abrogato le feste e le celebrazioni disonorevoli. Non ero certo guidato dal mio capriccio, ma dal senso dell'equità e dalle esigenze della politica: se avessimo continuato a festeggiare il giorno della morte del re, mai i fuoriusciti avrebbero accettato di tornare».”

  L’AUTORE – Napoleone Bonaparte, nato ad Aiaccio in Corsica nel 1769 e morto nel 1821 in esilio e prigioniero degli Inglesi nell'isola di Sant’Elena, sperduta nell'Oceano Atlantico davanti alle coste africane, fu imperatore dei Francesi e re d’Italia, eccellente stratega e organizzatore statuale.

   INDICE DELL’OPERA – Prefazione, del Cardinal Giacomo Biffi - Nota editoriale - Prova dell'esistenza di Dio - Tutto proclama l'esistenza di Dio - L'importanza di credere in Dio - Io credo ciò che crede la Chiesa - Discussione sulla divinità di Gesù Cristo - Sul mistero della Croce - Fede e rispetto umano - Sui monaci e i religiosi - Sulla religione cattolica e sui rapporti con papa Pio VII - La Messa domenicale - La Messa affrettata - Rimprovero a proposito della prima comunione - L'Ultima Cena secondo i cattolici e secondo i protestanti - Critiche al protestantesimo - Sui sacerdoti e sui parroci – Il magro - L'immoralità di chi governa infetta tutta la società – Sul libertinaggio dei re - In che modo conoscere gli uomini - I medici materialisti e i matematici credenti - Sulla sua famiglia - Cristianesimo e islam - La cattiva stampa - La regalità dell'anima - Sul gioco d'azzardo - Napoleone, fatalista? - Sul suicidio - Sulla coscienza morale – Il testamento e il perdono - Sulla confessione - Preparativi per la morte - La gioia della confessione e gli ultimi giorni di vita - Che consolazione se potessimo offrire a Dio le nostre sventure - La vita dopo la morte - Lettera inedita del generale de Montholon al signor cavalier Antoine de Beauterne - Informazioni sulle persone citate