Julija Tymošenko. La conquista dell'Ucraina Stampa E-mail

Ulderico Rinaldini

Julija Tymošenko
La conquista dell'Ucraina

Sandro Teti Editore, pagg.152, € 12,00

 

rinaldini_timosenko  IL LIBRO – Ascesa e caduta di Julija Tymošenko: gli esordi da giovane imprenditrice nella devastata Ucraina degli anni Novanta, la svolta nazionalista e la conseguente metamorfosi da ragazza bruna di origini armene a bionda rappresentante dell’iconografia nazionale. Mediante documenti originali e interviste inedite emerge un personaggio controverso: una donna, minuta ma infaticabile, dotata di rara intelligenza e di un carisma quasi ipnotico che le hanno consentito, assieme alle immense ricchezze accumulate con il commercio del gas russo, di emergere nella maschilista e violenta società dell’Ucraina postsovietica.
  Un ritratto di Julija Tymošenko dissonante da quello conosciuto in Occidente, dove è da sempre percepita come una vittima inerme dei suoi avversari politici.

  DAL TESTO – “Julija è una ragazza minuta, avvenente e inquieta, di origini ebraico-armene e dai capelli corvini; ha iniziato a studiare solo a 30 anni, con successo, la lingua ucraina, raggiungendo rapidamente il successo in politica. La sua trasformazione in una perfetta e bionda rappresentante dell'iconografia popolare ucraina, coronata dall'elaborata acconciatura tradizionale, non ha davvero precedenti. Per comprendere fino in fondo questa metamorfosi bisogna tuttavia approfondire una caratteristica fondamentale del Paese: esistono almeno due diverse Ucraine.
  “L’Ucraina orientale, russofona, di religione cristiano-ortodossa ma profondamente laica, è ancora molto influenzata dai 70 anni all'Unione Sovietica. È il motore economico del Paese in quanto è ricchissima di miniere e industrie metallurgiche; da qui provengono quasi tutti gli oligarchi ucraini. Julija Tymošenko viene da qui, dalla città di Dnepropetrovsk, nella regione industriale che ha dominato politicamente l'Ucraina durante il periodo sovietico e i primi due decenni seguiti all'indipendenza.
  “L’Ucraina occidentale, dove si parla ucraino, è prevalentemente russofoba e più conservatrice nei costumi. Qui prevale la religione greco-cattolica o uniate (cristiani che riconoscono l'autorità del papa ma seguono il rito ortodosso) e l'influenza dell'Europa occidentale si fa sentire, in quanto gran parte di questi territori è appartenuta alla Polonia, all'Impero austro-ungarico o alla Romania, entrando nell'orbita sovietica soltanto dopo la Seconda guerra mondiale.
  “È a questa regione, che vede in Leopoli il suo centro più importante, e ai movimenti nazionalisti che vi sono radicati, che Julija ha guardato: la sua metamorfosi, sia estetica che ideologica, si spiega con la volontà di attingere a piene mani da questo bacino elettorale. Perseguendo questo obiettivo si è spinta al punto di sostenere -lei che ha un cognome da nubile armeno come Grigjan e il cui nonno ha nome e un cognome ebraici come Abram Kapitel'man - il conferimento postumo della più alta onorificenza del Paese a Stepan Bandera.”

  L’AUTORE – Ulderico Rinaldini è un esperto dello spazio postsovietico. Opera nel settore editoriale e culturale.

   INDICE DELL’OPERA – Introduzione, di Alessandro Politi – Prefazione, di Ulderico Rinaldini – Prologo – I. La nebbia arancione (Tyrnošenko o Grigjan? - La donna con la treccia - Verso la Rivoluzione - Golpe al comitato elettorale - Majdan. L’inizio della rivoluzione - La vittoria del popolo, ovvero il trionfo della biomassa - Liberatori o cinici strateghi? – L’ombra di Bandera e dell'antisemitismo - Il "tifone Julija" – Note) - II. La "principessa del gas" (Il Padrone - Affari (di cuore) - In cella - Le ore piccole con Putin – Note) - III. Le guerre di mafia e la morte dei tycoon del gas (Un'intervista provocatoria - Presentimenti di morte - Da Lazarenko alla banda di killer - Dalla banda di killer alla Tymošenko - Un testimone unico - Il procuratore dell'accusa – L’avvocato della difesa - Padri e figli – Note) – IV. L'Ucraina del futuro e le ombre del passato (Il lusso e la paura – Epilogo – Note) – Conclusione - Note sulla traslitterazione