Potere blu Stampa E-mail

a cura di Francesco Anghelone

Potere blu
Geopolitica dell'acqua nel Mediterraneo


Bordeaux Edizioni, pagg.195, € 18,00

 

anghelone potereblu  In questo volume curato da Francesco Anghelone (docente di Storia delle relazioni internazionali presso Sapienza Università di Roma), sono raccolti tre saggi che mettono a fuoco "i rapporti di potere "idrico" nell'area del Mediterraneo, un contesto in cui la scarsità di acqua è in grado di generare forti tensioni politiche".

  Definita spesso "Oro blu", l'acqua – scrive Paolo Sellari nella Prefazione – "è la fonte di tutte le civiltà" e ha ormai assunto il ruolo di "strumento di potere", essendo diventata "sempre più un obiettivo strategico generatore di conflitti tra Stati che in assenza di una vera e propria legislazione internazionale, restano largamente dominati dai rapporti di forza".

  Il primo contributo è firmato da Matteo Manzoni (docente di Geopolitica del mare presso Sapienza Università di Roma) ed è dedicato all'idrogeopolitica nel conflitto israelo-palestinese. Vi si legge che "l'acqua è strategica per Israele, ossia serve alla sopravvivenza di Israele; proprio per questo, l'utilizzo della risorsa è ammissibile solo dietro licenza militare. Le forze armate, infatti, sono l'ultimo vincolo che garantisce la sopravvivenza della comunità. Ma quale sopravvivenza è in gioco? Abbiamo escluso alcune delle forme più comuni di sicurezza, per cui rimane valida l'ipotesi della "sopravvivenza" dell'ordine sionista. Da un problema di sussistenza a un problema di tipo schiettamente ideologico".

  Stefano Valente (ricercatore presso Sapienza Università di Roma) sposta quindi l'analisi verso l'area del Golfo Persico, dove gli Stati adottano un approccio unilaterale per cercare di "smarcarsi dalla "trappola" della scarsità idrica". L'Autore spiega che, nel Golfo, l'acqua assume "anche una dimensione di tipo simbolico. In un contesto territoriale da sempre caratterizzato dalla sua insufficienza per ragioni climatiche, la possibilità di poterne usufruire in modo apparentemente illimitato ha alimentato a dismisura le aspettative della popolazione. Il problema riguarda la sostenibilità di tali standard. L'attuale autosufficienza si potrebbe rivelare momentanea senza reali e concrete alternative valide in ottica di lungo periodo. In mancanza di un'effettiva differenziazione economica, di un tessuto economico autonomo svincolato dagli idrocarburi, c'è da chiedersi cosa accadrà se, nei prossimi decenni ad esempio, le quotazioni di petrolio e gas subiranno un drastico ridimensionamento".

  Delle questioni connesse alla condivisione delle acque del fiume Nilo si occupa Alexandre Brans (attualmente iscritto all'MBA Stratégie et Intelligence Économique" presso L'École de Guerre Économique (EGE) di Parigi) nel terzo saggio. Nel corso degli ultimi decenni, il Nilo è diventato "un importante vettore di potenza dello Stato egiziano" e riveste oggi "una posizione centrale nella politica egiziana, essendo un punto focale dei piani strategici del Governo e dell'esercito". Fornendo "circa il 90% dell'approvvigionamento in acqua potabile del paese", il fiume non rappresenta soltanto una risorsa naturale, ma anche "uno strumento che ha effetti nei delicati equilibri interni e in politica estera".