Storia della Crimea. Dall'antichità a oggi Stampa E-mail

Aldo Ferrari

Storia della Crimea
Dall'antichità a oggi


il Mulino, pagg.215, € 20,00

 

ferrari crimea  Aldo Ferrari (docente di Storia dell'Eurasia presso l'Università Ca' Foscari di Venezia) ricostruisce, in questo saggio, la storia "estremamente complessa" della Crimea, "un territorio in cui la dimensione imperiale si è evidenziata in maniera particolarmente significativa" sia in epoca sovietica sia in quella post-sovietica.

  "Nel corso della sua lunga storia", spiega l'Autore, la penisola è stata abitata "da numerosi popoli, tra i quali Tauri, Cimmeri, Sciti, Greci, Goti, Bizantini, Ebrei, Armeni, Genovesi, Tatari, Russi; nessuno di questi popoli ha dato il suo nome alla Crimea (conosciuta in precedenza anche come Tauride, Gotia e Gazaria), ma ognuno vi ha lasciato importanti tracce storiche e culturali. In uno spazio geografico quanto mai limitato si incontra una quantità impressionante di monumenti sciti e greci, città rupestri, chiese cristiane (soprattutto ortodosse e armene), templi ebraici, fortezze genovesi e ottomane, moschee e palazzi dei khan tatari, residenze della nobiltà russa, basi navali sovietiche".

  La Crimea, insomma, rappresenta "un mosaico culturale che ha pochi eguali al mondo e la sua storia presenta numerosi motivi di interesse tanto per le epoche antiche e medievali quanto per quelle moderne e contemporanee".

  Intorno alla metà del XIX secolo, "la composizione etnica della Crimea era ormai profondamente cambiata rispetto a quella precedente la conquista russa, che era stata caratterizzata dall'assoluta preponderanza dei Tatari. Questi ultimi costituivano ancora la maggioranza della popolazione della regione, ma non erano più l'elemento dominante. La Crimea si era ormai consolidata come una provincia dell'impero russo, caratterizzata sia da un intenso carattere multietnico sia da uno sviluppo specifico, incentrato sulla sua importanza strategica come avamposto meridionale dell'impero e al tempo stesso su una dimensione culturale «mediterranea» che la rendeva un unicum al suo interno".
In epoca sovietica, con una decisione presa il 25 gennaio 1954 nel corso di una riunione del Presidio del Partito comunista dell'URSS, avvenne il passaggio della regione dalla Repubblica sovietica russa a quella ucraina. Fino al 1991, tale evento "ebbe relativamente poco impatto". "La fine dell'URSS – osserva Ferrari – avrebbe evidentemente riaperto la questione in una situazione del tutto differente e con implicazioni quanto mai importanti non solo sulla vita degli abitanti della Crimea, ma sull'intero scenario internazionale".

  Nel marzo 2014, un referendum - cui partecipò "l'83% degli aventi diritto, e il 96,7% rispose «sì»" - decise "il ritorno della Crimea all'interno della Russia". "L'annessione della regione – spiega l'Autore -, percepita come riparazione di un torto storico e riprova della ritrovata centralità politica della Russia nello scenario internazionale, è stata approvata in effetti dall'ampia maggioranza dei Russi, determinando anche un picco della popolarità di Putin. Dal marzo 2014 al febbraio 2018 l'indice di approvazione del presidente russo non scese mai sotto l'80%, arrivando all'89% nel giugno 2014". I sondaggi citati nel testo mostrano, inoltre, l'"ampio sostegno all'annessione" da parte degli abitanti della Crimea.

  "Come già a metà Ottocento – conclude l'Autore -, anche in questa fase della sua lunga storia la Crimea è divenuta quindi un luogo cruciale della scena politica internazionale. La sua annessione da parte della Russia ha determinato una crisi profonda della relazioni di Mosca con Kiev e l'Occidente. Dopo il 2014 l'inserimento della Crimea all'interno della Federazione russa è sembrato consolidarsi, ma la guerra in corso tra Mosca e Kiev potrebbe avere conseguenze importanti sul suo futuro, in un senso o nell'altro".