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Livio Zerbini
Commodo L'imperatore gladiatore che diede inizio al declino di Roma
Salerno Editrice, pagg.224, € 20,00
Livio Zerbini, storico di lungo corso e specialista del mondo romano, presenta in questo volume una disamina accurata e sfaccettata di una delle figure più controverse del principato imperiale: Lucio Aurelio Commodo. Con rigore metodologico e una padronanza ineccepibile delle fonti letterarie, epigrafiche e numismatiche, l'autore si confronta con una narrazione storiografica fortemente polarizzata, che per secoli ha tramandato l'immagine di un sovrano degenerato e irresponsabile, accomunato ai paradigmi negativi incarnati da Caligola e Nerone. Il merito principale dell'opera risiede nell'aver affrontato con spirito critico e approccio filologico il persistente stereotipo di un imperatore dissoluto, incapace e addirittura patologico, fornendo invece un'interpretazione più articolata, in equilibrio tra le testimonianze antiche e la più aggiornata riflessione storiografica.
Zerbini si distacca dall'impostazione rigidamente moralistica delle fonti tradizionali – in primis Cassio Dione, Erodiano e la Historia Augusta – le cui descrizioni di Commodo sono segnate da intenti denigratori, motivati tanto da dissensi politici quanto da convenienze letterarie. Senza sminuirne le responsabilità o edulcorarne le inclinazioni eccentriche, l'autore individua nella precoce ascesa al trono (nell'anno 180, alla morte del padre Marco Aurelio) e nella progressiva erosione dell'autorità senatoriale i presupposti strutturali della crisi che avrebbe investito l'Impero nella fase successiva. Ne emerge un profilo più umano e meno caricaturale: un giovane imperatore, inesperto ma non privo di volontà politica, affascinato da forme di rappresentazione del potere atipiche, in particolare dalla propria autocelebrazione in chiave gladiatoria e quasi divina, ma consapevole della propria centralità nella macchina imperiale.
Una delle parti più convincenti del volume riguarda l'analisi delle riforme amministrative e delle politiche urbane promosse da Commodo nei primi anni del suo governo. Lungi dal configurarsi come una sequela di scelte arbitrarie, l'operato imperiale si inserisce in una più ampia continuità gestionale con la dinastia antonina, soprattutto in relazione alla stabilità del limes danubiano e all'equilibrio tra potere militare e autorità centrale. Zerbini documenta con puntualità l'interesse dell'imperatore per la difesa delle frontiere settentrionali, mostrando come egli abbia ereditato e mantenuto, seppur con accenti differenti, la politica militare del padre. In questo ambito, l'autore mette a frutto la sua competenza specifica, maturata nell'ambito delle ricerche sulle province danubiane, e fornisce una lettura coerente del governo di Commodo come fase di transizione più che di decadenza improvvisa.
Un'attenzione particolare è dedicata all'universo simbolico e propagandistico dell'imperatore. Zerbini analizza con finezza le valenze politiche delle sue esibizioni nei ludi gladiatorii e delle scelte iconografiche che lo ritraggono nei panni di Ercole: una strategia comunicativa volta a costruire un'immagine di sovrano invincibile e divinizzato, distante dai canoni tradizionali del princeps sobrio e clemente, ma radicata in un contesto in cui la spettacolarizzazione del potere acquisiva crescente rilevanza. Le manifestazioni pubbliche di forza e dominio non sono lette come semplici manifestazioni narcisistiche, bensì come segnali di un cambio di paradigma all'interno del sistema imperiale, in cui la centralità del princeps si faceva sempre più scenica e monocratica.
Nell'ambito degli studi recenti sull'età tardoantonina, il libro si inserisce in una linea storiografica tesa a rivedere i canoni consolidati dell'"età dell'oro" romana, suggerendo che la fine del II secolo non coincida necessariamente con un'immediata e irreversibile decadenza, ma piuttosto con una trasformazione profonda dei modelli di leadership, della struttura istituzionale e del rapporto tra centro e periferia. La morte violenta di Commodo nel 192 e il caos politico che ne seguì non vengono ridotti a epifenomeni della sua inadeguatezza, ma collocati in una dinamica più ampia di progressiva disarticolazione del consenso attorno alla figura imperiale.
L'opera si configura, pertanto, come un contributo significativo alla comprensione di una fase cruciale della storia romana, in cui i tratti del potere assumono nuove forme e il governo imperiale si confronta con tensioni interne sempre più evidenti. Con questa monografia, Livio Zerbini conferma la propria autorevolezza come storico del mondo romano e arricchisce il panorama degli studi sul principato con un'opera equilibrata, colta e intellettualmente onesta.
La Redazione
30 luglio 2025 |