Fascismo di pietra Stampa E-mail

Emilio Gentile

Fascismo di pietra

Laterza, pagg.271, Euro 16,00

 

fascismodipietra.jpg  IL LIBRO – Roma e il Fascismo: l'evidenza del loro connubio nasconde molti interrogativi. Bisogna domandarsi innanzi tutto: quale Roma? È necessario distinguere fra la Roma reale, la Roma antica e la Roma fascista. Alla Roma reale che disprezzava, il Fascismo opponeva il proprio mito di Roma, che coincideva, fin dalle sue prime formulazioni, con l'odio per la democrazia e con il mito dell'impero: "La Roma che noi onoriamo, non è la Roma dei monumenti e dei ruderi, la Roma delle gloriose rovine. La Roma che noi vagheggiamo e prepariamo è un'altra: non si tratta di pietre insigni, ma di anime vive; non è contemplazione nostalgica del passato, ma dura preparazione dell'avvenire. Roma è il nostro punto di partenza e di riferimento; è il nostro simbolo o, se si vuole, il nostro mito. Noi sogniamo l'Italia romana, cioè saggia, forte, disciplinata e imperiale.". Il mito della Roma fascista, anche se ammantato di richiami alla Roma antica, era un mito moderno. La romanità del Fascismo fu essenzialmente una proiezione del suo totalitarismo, col quale il mito fascista di Roma si identificò per tutto il percorso della parabola del Regime, dall'ascesa faticosa, ma decisa, verso la potenza e la gloria del trionfo, alla discesa inconsapevole, ma sempre più precipitosa, verso la fine. Intrecciando documenti e immagini, Emilio Gentile propone un'originale interpretazione del connubio fra Roma e Fascismo, rivelando aspetti inediti del totalitarismo fascista.

 

  DAL TESTO – “Il mito fascista della romanità è stato argomento di vari studi, ma il suo significato, cioè l’origine, la natura, il contenuto e lo scopo di questo mito, è stato ed è ancora da molti frainteso. È frainteso specialmente quando si considera il culto della romanità null’altro che l’espressione grottesca della fabbrica fascista del vuoto ideologico, una vacua esibizione retorica delle velleità imperiali del duce, la prova manifesta della natura antimoderna del fascismo, che si illudeva di far risorgere la Roma e i Romani dell’antichità nell’Italia e negli italiani del ventesimo secolo. Ancora oggi molti storici affermano che l’uomo nuovo, che il fascismo voleva creare, era una replica del legionario romano. Altri considerano il mito fascista della romanità una conferma del provincialismo di una politica culturalmente arretrata, nutrita di umanesimo retorico. Si tratta di giudizi che derivano, in massima parte, da una scarsa conoscenza della storia effettiva del connubio fra Roma e fascismo, e da interpretazioni superficiali o polemiche del mito fascista della romanità, che impediscono di comprenderne la natura e il significato storico. In questo libro, si è cercato di delineare la storia del connubio fra Roma e fascismo, seguendola in tutto il suo corso, dall’inizio alla fine, assumendo come criterio di analisi una distinzione nell’atteggiamento del fascismo verso la Roma reale, la Roma antica e la nuova Roma imperiale che il duce intendeva costruire e in gran parte costruì.”

 

  L’AUTORE – Emilio Gentile insegna Storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. Nel 2003 ha ricevuto dall’Università di Berna il Premio Hans Sigrist per i suoi studi sulle religioni della politica. Tra le sue opere più recenti: Fascismo e antifascismo (Firenze 2000); La via italiana al totalitarismo (n.e., Roma 2002, trad. in francese e spagnolo).

 

  INDICE DELL’OPERA - Prologo. Parole, pietre, miti - 1. Porca Roma - 2. Mussolini antiromano - 3. Nuova romanità - 4. Il rigeneratore - 5. Roma mussolinea - 6. Sui colli fatali - 7. Duce imperiale - 8. La capitale del futuro - 9. I Romani della modernità - 10. Gli italiani non sono Romani - Epilogo. Quel che resta del mito - Note - Fonti delle illustrazioni - Referenze iconografiche