Wops. I prigionieri italiani in Gran Bretagna Stampa E-mail

Isabella Insolvibile

Wops
 I prigionieri italiani in Gran Bretagna (1941-1946) 

Edizioni Scientifiche Italiane, pagg.400, Euro 38,00


insolvibile_wops  IL LIBRO – Tra il 1941 e il 1946 più di 155.000 italiani furono detenuti in Gran Bretagna in veste di prigionieri di guerra. Trasferiti nella madrepatria britannica dai fronti africani per essere impiegati come contadini, con il passare del tempo gli italiani furono adibiti agli impieghi più svariati e, soprattutto dopo l’armistizio del settembre 1943, a lavori direttamente connessi all’economia di guerra. Nel lungo arco temporale della permanenza nel Regno Unito, lo status di prigionieri di guerra attribuito agli italiani non fu mai modificato e a nulla valsero l’armistizio, la cobelligeranza, la stessa opzione di cooperazione allo sforzo bellico alleato e addirittura la fine della guerra. Disprezzati dai detentori e dalla popolazione, trascurati dai governi postfascisti italiani, i prigionieri furono rimpatriati solo quando, dal 1945 inoltrato, i britannici poterono sostituire la manodopera da essi fornita con quella garantita dai prigionieri tedeschi, ma non prima di aver terminato l’ennesimo raccolto di barbabietole da zucchero. Questo libro ricostruisce, attraverso un’ampia documentazione italiana e britannica, la complessa e finora trascurata storia dei prigionieri italiani in Gran Bretagna durante il secondo conflitto mondiale, attraverso un’approfondita analisi storico_politica che non trascura gli aspetti giuridici ed economici, e fornisce un contributo significativo al complesso e articolato discorso relativo alla cattività di guerra.

  DAL TESTO – “[…] in alcuni casi 1'8 settembre provocò delle reazioni inverse a quelle del 25 luglio, quando […] il nome del duce sparì dagli appelli: dopo l'armistizio - che fu vissuto in Gran Bretagna per quello che era in realtà, cioè una resa incondizionata - molti prigionieri scelsero un ritorno al fascismo, probabilmente più come reazione istintiva e non meditata, che come decisione consapevole. I ritratti di Mussolini presero il posto di quelli di Badoglio, quelli del re vennero tolti dai fascisti. Col passare dei giorni, poi, le scelte si fecero più ragionate, e così sia il nome del re sia quello dell'ex duce scomparvero dagli appelli, per non scontentare nessuno e soprattutto per mantenere la calma.
  “Ciò che va notato è che generalmente le reazioni erano nei primi giorni più o meno omogenee in ogni singolo campo: il campo era tutto «grigio», apatico, o tutto schierato a favore dei fascisti, oppure tutto, inversamente, contento della nuova situazione. A quanto parrebbe da queste brevi note, la separazione tra prigionieri «blacks», «whites» e «greys», che si era tentata prima ancora del 25 luglio, aveva avuto qualche effetto.
  “Col tempo, tuttavia, cominciarono a manifestarsi i primi problemi, con la spaccatura dei prigionieri nelle due fazioni. Una delle più grandi, se non la maggiore in senso assoluto, conseguenze dell'armistizio nella vita dei prigionieri italiani in Gran Bretagna, fu la perdita del senso di omogeneità e vicinanza tra i prigionieri stessi. Una situazione che era stata vissuta, fino all'8 settembre, come comune e da affrontare anche facendo ricorso agli strumenti elementari della solidarietà di gruppo, della fratellanza data dal generale stato di difficoltà - la lontananza dagli affetti, in primo luogo - divenne all'improvviso causa di fratture che si sarebbero rivelate insanabili. Una piccola guerra civile, «fredda», si scatenò anche tra gli italiani in Gran Bretagna, guerra che le scelte dei detentori avrebbero contribuito ad alimentare.”

  L’AUTRICE – Isabella Insolvibile (Napoli, 1978) è dottore di ricerca in Storia (2010). Membro del Consiglio Direttivo dell’Istituto Campano per la Storia della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’Età Contemporanea «Vera Lombardi» (Napoli), dal 2010 collabora alle attività didattiche della cattedra di Storia Contemporanea presso le Facoltà di Lettere e Giurisprudenza della Seconda Università di Napoli. Tra il 2005 e il 2008 è stata borsista della Scuola Superiore di Studi di Storia Contemporanea dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia (Milano). È autrice di numerosi saggi relativi alla resistenza militare e alla prigionia di guerra, tra i quali si segnalano La Resistenza di Cefalonia tra memoria e storia (ANRP, 2004), Kos 1943_1948. La strage, la storia (ESI, 2010).

  INDICE DELL’OPERA - Ringraziamenti - Abbreviazioni, sigle e nomi in codice – Prefazione, di Paolo De Marco – Introduzione - Parte prima. 1941-1943 - I. Dall’Africa alla Gran Bretagna. La guerra interrotta e non conclusa dei prigionieri italiani (1. La guerra senza speranza: la cattura degli italiani in Africa, 1940-43 - 2. Una manodopera «docile e apolitica»: le ragioni del trasferimento dei prigionieri italiani in Gran Bretagna - 3. Logica della preoccupazione e strategia del rischio calcolato: i trasporti dei prigionieri italiani tra limitazioni logistiche e convenzioni internazionali - 3.1. La razionalizzazione di costi e benefici - 3.2. «Il potenziamento della forza lavoro prigioniera»: gli italiani come merce) - II. I soldati contadini. I prigionieri italiani al lavoro in Gran Bretagna (1941-1943) (1. Dai campi di prigionia alle fattorie: l’ottimizzazione della distribuzione dei prigionieri italiani - 2. La gestione dei prigionieri italiani - 3. Prigionieri al lavoro - 3.1. Le tipologie di lavoro - 3.2. Lo stipendio dei prigionieri italiani - 3.3. Lavoratori buoni o cattivi? Le stime sul rendimento e gli scioperi - 4. La «buona prigionia» I prigionieri italiani tra detenzione e segregazione - 4.1. Una prigionia senza fame - 4.2. «They looked up and smiled, and she smiled back»: la fraternizzazione - 4.3. Il «sentiero al di qua del filo spinato»: le malattie psichiche come conseguenza di una lunga cattività. I primi rimpatri - 5. Bianchi, neri e grigi: la «rieducazione politica» dei prigionieri italiani) - Seconda parte. 1943-1946 - III. La lunga estate del ’43. I prigionieri come pegno per la cobelligeranza (1. L’«incolmabile distanza dalla realtà»: il 25 luglio nelle reazioni dei prigionieri italiani in Gran Bretagna - 2. Realisti e fascisti: l’8 settembre e la «guerra civile» tra i prigionieri italiani - 3. Le «importazioni» di prigionieri dopo l’armistizio - 4. I prigionieri cobelligeranti: la questione dello status - 5. Vita quotidiana e lavoro: la prigionia ininterrotta) - IV. More than just prisoners: la cooperazione (1. Cooperatori volontari o lavoratori coatti? Il mancato accordo tra Alleati e Italia - 2. «With work and with moral courage»: la missione Carandini - 3. Si stava meglio quando si stava peggio? Da prigionieri nemici a prigionieri cooperatori - 3.1. Il lavoro come prigionia: dall’agricoltura alla ricostruzione - 3.2. «I riflessi marginali di questa immensa catastrofe»: la vita amara dei prigionieri italiani dopo la cooperazione - 4. Political warfare e policy of sops. I rimpatri degli italiani tra compassione e propaganda) - V. The long way home. La fine della guerra e il rimpatrio (1. Prigionieri fino alla fine: lo status degli italiani come questione irrisolta - 2. L’affaire rimpatri: i prigionieri italiani tra il timore del reducismo e le esigenze del raccolto - 3. Da Prisoners of War a Prisoners of Peace: i prigionieri di una guerra conclusa - 3.1. «Questa attesa che si prolunga quasi senza speranza»: la malattia del reticolato - 3.2. La «germanizzazione» del lavoro - 4. Il difficile happy end: da prigionieri a reduci - 4.1. Il fallimento della missione italiana e il rimpatrio complessivo dei prigionieri di guerra - 4.2. Sposi di guerra, emigranti e reduci. La ricerca di una nuova patria e il ritorno a casa tra paure e speranze) - VI. I «fortunati». La prigionia degli italiani in Gran Bretagna tra interpretazioni e memoria (La «buona prigionia» in un tragic little world - La memoria trascurata) - Bibliografia - Indice dei nomi - Indice dei luoghi