La madre Stampa E-mail

Maksim Gor’kij

La madre

Editori Internazionali Riuniti, pagg.459, € 22,00

 

gorkij_madre  IL LIBRO – Considerato il romanzo capostipite del realismo socialista, La madre descrive con garbato riguardo la progressiva emancipazione di una contadina inurbata, Pelageja Nilovna Vlasova, attraverso la sua formazione politica a opera del figlio Pavel, operaio rivoluzionario nella Russia zarista dei primissimi anni del Novecento. La madre, vissuta nel terrore costante della violenza di un marito alcolista, diventata vedova, inizia a temere per l'incolumità del giovane figlio, che trasforma la casa in un ritrovo di dissidenti e socialisti. Con rigore e profondità Gor'kij mostra, in un simbolico ribaltamento dei ruoli, come un figlio aiuti la madre a trovare il suo posto nel mondo, indicandole la via per emergere dal limitato cerchio di ansie e rassegnazioni che ha sempre conosciuto e accedere così a quel più alto livello di consapevolezza che rende tutti gli uomini figli. Il legame intenso tra la madre e Pavel, uniti nei valori della ragione e della verità, è al centro di questa epopea umana cui il vasto popolo degli umili contribuisce fornendo figure di un eroismo semplice, quotidiano, che si ribella senza paura ai poteri dell'oppressione e della disuguaglianza.

  DAL TESTO – “Così viveva anche Mikhail Vlasov, un fabbro irsuto, dall'aria cupa, con gli occhi piccoli, che scrutavano di sotto alle folte sopracciglia sospettosi, e con un sogghigno amaro. Era il miglior meccanico della fabbrica e il più forte del sobborgo, ma per le autorità aveva pochi riguardi e perciò guadagnava poco. Non c'era giorno di festa che non rompesse le ossa a qualcuno, e tutti lo temevano, lo odiavano. Avevano anche tentato di dargliele, ma non c'erano riusciti. Quando vedeva della gente farglisi innanzi minacciosa, Vlasov afferrava un sasso, un'asse, una stanga di ferro e, allargando le gambe, aspettava in silenzio i nemici. La sua faccia, ricoperta d'una peluria nera dagli occhi fino al collo, e le mani villose mettevano paura a tutti. Ma i suoi occhi seminavano il terrore: piccoli, penetranti, perforavano come trapani d'acciaio, e chiunque ne incontrava lo sguardo si sentiva dinanzi a una forza selvaggia, inaccessibile alla paura, pronta a colpire senza pietà.”
  “«Voi non potete scuotere il giogo dei pregiudizi e delle abitudini, questo fardello che mortifica lo spirito, mentre a noi nessuno può impedire di essere internamente liberi, e i veleni con i quali ci intossicate sono molto più deboli dei contravveleni che voi senza volerlo versate nella nostra coscienza. [...] Guardate: avete già speso tutti gli argomenti che possono proteggervi dall'irruzione della giustizia nella storia, non potete più creare nulla di nuovo nel campo delle idee, perché da questo lato siete ormai sterili. Le nostre idee invece crescono, divampano con luce sempre più viva, abbracciano le masse popolari, organizzandole alla lotta per la libertà».”

  L’AUTORE – Maksim Gor'kij, pseudonimo di Aleksej Maksimovic Peskov (Niznij Novgorod, 28 marzo 1868 - Mosca, 18 giugno 1936), è stato uno scrittore e drammaturgo russo. Di famiglia povera e orfano, in seguito alla morte della nonna, da cui aveva ereditato l'amore per la letteratura, viaggiò attraverso l'impero russo facendo i lavori più disparati. Questa esperienza diventò la materia dei suoi primi scritti. Nel 1902 Stanislavskij mise in scena a Mosca il suo dramma Bassifondi ispirato alla vita dei poveri vagabondi. Si avvicinò agli ambienti rivoluzionari, pubblicando racconti di carattere sociale. Coinvolto nei moti del 1905, fu arrestato e indotto all'esilio. Nel 1906 venne pubblicato il suo capolavoro, La madre, da cui nel 1926 il regista sovietico Pudovkin trasse il suo omonimo film d'esordio. Emigrato in Italia, trascorse diversi anni a Capri, ospitò Lenin e organizzò una scuola di propaganda marxista. Fece definitivamente ritorno in Unione sovietica nel 1931, dove si dedicò all'educazione di nuovi scrittori. Tuttora è considerato uno dei più grandi cantori della rivoluzione proletaria, di cui descrisse con finezza le passioni e le speranze.