24 maggio 1915. Udine capitale della guerra Stampa E-mail

Umberto Sereni

24 maggio 1915
Udine capitale della guerra


Forum Editrice Universitaria Udinese, pagg.112, € 12,50

 

sereni udine  IL LIBRO – Dalla mattina del 24 maggio Udine e la provincia erano considerate zona di guerra. I giovani, divenuti padroni della città durante le manifestazioni interventiste, dovevano rendersi conto che il tempo di quella generosa anarchia era ormai terminato: la guerra imponeva il suo codice e non tollerava deroghe. Ora erano chiamati a onorare le loro promesse. Giocando sul filo del rapporto tra la vita tranquilla della comunità udinese e le tensioni sociali che si manifestarono negli anni 1914-1915, il volume ricostruisce le vicende del travagliato percorso con il quale Udine si preparò alla Grande guerra e inquadra il ruolo della città quale «avamposto della patria sul confine orientale».

  DAL TESTO – "Al pari di quanto accadeva in molte altre città italiane, anche a Udine la mobilitazione interventista provocava un radicale rimescolamento degli schieramenti della politica e diventava il luogo di un conflitto che aveva per obiettivo la direzione della comunità. Rispetto alla situazione precedente l'estate 1914, la realtà cittadina aveva già subito notevoli mutamenti e altri ancora più laceranti ne avrebbe sperimentati. La scoperta della potenza della piazza, quale luogo di espressione della volontà popolare, con la congiunta comparsa di quella nuova generazione, che se ne era impossessata, faceva risaltare la consunzione e l'inadeguatezza delle tradizionali forme della partecipazione politica. La vastità e la profondità della crisi che, di fronte alla guerra europea, investiva le strutture della società nazionale, delegittimava la classe dirigente e alimentava quella volontà di sostituzione che forniva il motivo di germinazione e il bacino di raccolta di tanta della mobilitazione interventista. Per la sua origine multanime e per il suo carattere impetuoso la campagna a favore della guerra portava con sé tutti i limiti dei movimenti spontanei, a cominciare da un'organica incapacità alle distinzioni e alle mediazioni che consentono di articolare i tempi, i temi, i riferimenti della loro iniziativa. La volontà di conflitto con la classe dirigente proveniva, più che da una coerente valutazione politica, da un grumo etico-esistenziale che faceva intendere la guerra come un'occasione salvifica, dalla quale sarebbe venuta, assieme alla liquidazione di un ceto di governanti e dei loro metodi, la fine di un tempo sentito e sofferto come «piatto e vile»."

  L'AUTORE – Umberto Sereni dal 1992 è docente di Storia contemporanea presso l'Università di Udine. A temi connessi con la prima guerra mondiale ha dedicato numerosi studi, tra cui i saggi "L'italianismo rivoluzionario e gli interventisti dell'Estrema" nel volume "La Grande Guerra: dall'intervento alla "vittoria mutilata"", curato da Mario Isnenghi e Daniele Ceschin, e "Notizie intorno alla guerra per il Liberato Mondo" in "La Grande Guerra degli artisti", a cura di Nadia Marchioni.

  INDICE DELL'OPERA – Presentazione, di Federico Pirone - Aspettando il 1916 - Domenica 28 giugno 1914 - Vecchi e giovani - Cortei rossi e cortei tricolori