Eleganza fascista Stampa E-mail

Sofia Gnoli

Eleganza fascista
La moda dagli anni Venti alla fine della guerra


Carocci Editore, pagg.212, € 25,00

 

gnoli eleganza  IL LIBRO – Anche se il riconoscimento internazionale della moda italiana avviene intorno agli anni Cinquanta, le sue radici vanno ricercate molto più indietro. I primi tentativi di creazione di una moda indipendente da quella francese risalgono infatti ai tempi del Risorgimento. In seguito, nel 1906, la sarta Rosa Genoni presentò all'Esposizione internazionale di Milano una collezione di abiti interamente ispirata alle opere di artisti del Medioevo e del Rinascimento italiano. Dopo questi sporadici episodi, il tema di una moda nazionale venne ripreso in maniera più sistematica negli anni Venti dalla giornalista Lydia De Liguoro, fondatrice della rivista "Lidel". Ma anche i suoi tentativi rimasero essenzialmente legati a motivi retorico-nazionalistici. Ancora all'inizio degli anni Trenta l'indiscussa capitale della moda rimaneva Parigi. Nella capitale francese si recavano i maggiori sarti italiani due volte l'anno, in coincidenza con la presentazione delle collezioni, e lì acquistavano i modelli di Chanel e Patou, di Lanvin e Madame Vionnet. Nel 1931, all'apice della crisi economica dovuta alla ripercussione del crollo di Wall Street vennero commissionate dal regime delle statistiche ufficiali dai cui risultati emersero dati allarmanti sulle importazioni fatte dalle "vanitose donne italiane". Fu allora che, per nazionalizzare il ciclo di produzione dell'abbigliamento e per arginare le importazioni dalla Francia, il regime diede vita all'Ente nazionale della moda; tuttavia, pur godendo di un notevole potere sul piano teorico, su quello pratico l'azione dell'Ente risultò spesso contraddittoria e confusa.
  Tale situazione rispecchiava le incoerenze del regime nei confronti sia della concezione della donna - divisa tra il modello emancipato e quello dell'angelo del focolare - sia della modernizzazione, sospesa tra un avanguardismo spesso velleitario e il peso della tradizione e della conservazione. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, mentre i paesi alleati prendevano atto del momento di difficoltà, varando una sorta di "moda di Stato", l'Italia, vista l'attenzione che il regime prestava alla moda e il valore propagandistico che le attribuiva, minimizzò a tal punto le difficoltà che fino al 1942 è difficile trovare nella stampa di moda riferimenti alla guerra. Se le incongruenze dell'Ente ne provocarono per certi versi il soffocamento delle iniziative, è pur vero che bisogna riconoscerne i meriti. Grazie a esso, infatti, vennero gettate le basi per la futura affermazione internazionale dello stile italiano.
  Costruito sulla base dei documenti superstiti dell'Ente nazionale della moda e della stampa femminile del Ventennio, questo volume, oltre a essere una rivisitazione del precedente libro di Sofia Gnoli, "La donna, l'eleganza, il fascismo" (Edizioni del Prisma, 2000), riprende, approfondendoli, alcuni spunti di "Moda. Dalla nascita della haute couture a oggi" (Carocci, 2012).

  DAL TESTO – "Nello stesso periodo, in Italia, oltre al già citato Salvatore Ferragamo, cominciarono ad affermarsi grandi nomi della pelletteria come Gucci e Prada, della pellicceria con Fendi, e di bigiotteria e accessori con Giuliano Fratti.
  "Gucci fu fondata a Firenze da Guccio Gucci (1881-1953). Dopo aver lavorato a Londra come liftboy all'Hotel Savoy, Gucci svolse un periodo di apprendistato a Milano presso la nota ditta di pelletteria Pranzi. Tornato a Firenze, nel 1921 aprì la sua prima bottega di articoli da viaggio e da selleria in via della Vigna Nuova. Nel 1938 inaugurò una succursale in via Condotti a Roma. Durante gli anni dell'autarchia, di fronte alla carenza di materie prime, si distinse per l'utilizzo di materiali fino ad allora considerati inconsueti nell'ambito della pelletteria come la canapa, la iuta e soprattutto il bambù che sarebbe diventato un segno distintivo della griffe con la doppia G."

  L'AUTRICE – Sofia Gnoli, storica della moda e giornalista, insegna Storia della moda alla Sapienza Università di Roma e scrive sul "Venerdì" e sulla "Repubblica".

  INDICE DELL'OPERA – Introduzione - 1. Verso una moda italiana (Da Rosa Genoni al Primo congresso nazionale dell'industria del commercio dell'abbigliamento - Le battaglie contro il lusso - L'Istituto artistico nazionale per la moda italiana e altre iniziative - I grandi magazzini - Agli albori del 1930) - 2. I mass media e il nuovo ideale estetico (La stampa femminile - Il cinema - Lo sport) - 3. Moda di Stato (Torino e la nascita dell'Ente autonomo per la mostra permanente nazionale della moda - Le mostre della moda e i limiti nell'organizzazione dell'Ente - Il revival dei costumi popolari e artistici italiani e l'istituzione del nuovo Ente) - 4. Le fibre dell'indipendenza (I tessuti autarchici - Lana di latte o di coniglio? Lanital o angora? - L'Italia regina del rayon - Il Convegno di Forlì e le fibre tessili nazionali - Mostre e rassegne) - 5. Autarchia e propaganda (Organizzazione e limiti dell'Ente nazionale della moda - In nome dell'italianità - Orientamenti principali della moda nella seconda metà degli anni Trenta - Manifestazioni di moda) - 6. La moda in guerra (Alla vigilia del conflitto - La Mostra dell'abbigliamento autarchico di Torino - La moda allo scoppio della guerra - Il tesseramento - La "Crociata della purezza" - L'ascesa dello stile italiano) – Note – Bibliografia - Indice dei nomi