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"Presentare Virgilio al lettore moderno, conquistargli un pubblico, non è compito facile. Ma a cosa servono mai i poeti, se i loro testi non vengono letti? Solo a leggere testi su di loro? In tal caso essi son persi. I poeti antichi non hanno bisogno tanto di una introduzione, quanto, piuttosto, d'una guida: di un'istruzione per l'uso, che richiami l'attenzione su quanto di insostituibile ci è rimasto di loro. Non esiste altro poeta romano che si sia tanto avvicinato alla poesia pura quanto Virgilio, e ciò in virtù d'una religio nel senso originario, romano, del termine."
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Questo volume, attraverso le fonti greche e latine e la documentazione archeologica – edita solo in parte –, fa il punto sulle conoscenze relative all’ethnos ligure, che dal IX al III secolo a.C. ha occupato e abitato quella che poi Augusto chiamerà la IX Regio. Gli antichi ne diedero un giudizio spesso negativo, soprattutto per l’asprezza dei luoghi, la mancanza di risorse agricole e le difficoltà di sostentamento per gli abitanti. Oggi, grazie alle recenti ricerche archeologiche, è possibile tracciare un quadro molto più articolato della realtà ligure, al cui interno si muovevano gruppi culturali differenti: Etruschi e Greci, ma anche Fenici e le varie popolazioni...
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Un punto di vista eterodosso, lucido e tagliente, sulla realtà di un Paese, il nostro, che immiserisce nei suoi vizi sempiterni. “Sconcerto italiano” ripercorre, con vena appassionata, la nostra storia recente e ne coglie il legame inscindibile con le tormentate vicende del Novecento. Lungo il filo delle pagine, in un tessuto fitto di rimandi culturali e di battute fulminanti, s’incontrano Montanelli e Sciascia, Craxi e Marinetti, Berlusconi e Mishima, no global e sciurette in bicicletta. Niente e nessuno è come sembra, la Patria non è morta l’8 settembre ma nel ’68, e gli orfani di un’ideologia oscurantista che...
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“L'enigma più grande, il più imperscrutabile dei fenomeni!", scriveva Gottfried Benn nel 1932 all'amico Friedrich Wilhelm Oelze, riferendosi al filosofo e allo scrittore più amato, Friedrich Nietzsche. Non che quest'ultimo sia oscuro e difficile a tal punto da rimanere intangibile nelle sue contraddizioni, anzi. Per tutta la vita Benn ha inteso dialogare con il pensiero di Nietzsche, e in questo si è mostrato in tutto e per tutto figlio del proprio secolo. Ma gli interrogativi intellettuali, dialettici e filosofici che Nietzsche poneva si decantano in Benn nell'esperienza del fare arte intesa quale Erlebnis radicale dell'artista...
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