Antigone e i diritti dell'uomo Stampa E-mail

Francesco Mario Agnoli

Antigone e i diritti dell'uomo

Edizioni Solfanelli, pagg.112, € 10,00

 

agnoli antigone  IL LIBRO – Antigone, che invoca contro Creonte tiranno di Tebe le "non scritte ed incrollabili leggi dei Celesti, che eterne vivono e niuno conosce il dì che nacquero", è il simbolo di tutti i popoli, della gente comune ostinata a credere nell'esistenza del diritto naturale, di un immutabile ordine superiore, metro di misura del giusto e dell'ingiusto. Analogamente Creonte, che le vieta di dare sepoltura al fratello, perché caduto combattendo contro la patria, rappresenta la lunga schiera dei tiranni che, come lui, pretendono di "qualsiasi legge imporre sui morti e sopra noi pur vivi".
  Oggi però di fronte ad Antigone si erge, ben più pericoloso di tutti i despoti che l'hanno preceduto, il Creonte contemporaneo, reso invincibile dall'alleanza fra la liberal-democrazia, che, inquinata dal relativismo etico, pretende di attribuire valore universale al proprio meccanismo maggioritario e di far coincidere la giustizia con la mutevole volontà della maggioranza, e i diritti umani nella loro ultima versione, figlia del soggettivismo, che trasformano in diritto "ciò che a ciascuno piace".
  Nonostante il titolo mutato, questo volume non è che la rivisitazione del precedente "Antigone contro la democrazia zapatera" del 2005. Una rivisitazione necessaria per adeguarlo ai tempi, che ha comportato cambiamenti importanti, ma parziali. Così il primo capitolo, dedicato alle antiche vicende che fecero di Antigone per l'intera umanità un mito destinato a durare nei secoli è rimasto invariato. Aggiunte e varianti aumentano progressivamente passando al secondo e al terzo capitolo, fino a giungere agli ultimi due, "Antigone e i diritti umani" (nella precedente versione "La crisi dei diritti umani") e "La Chiesa e i diritti umani", che sono stati profondamente rimaneggiati. La differenza principale tra la presente edizione e la precedente è data dalla maggiore attenzione prestata al rapporto sempre più stretto e ambiguo fra la liberaldemocrazia, che ritiene i diritti umani a sé consustanziali, ma comunque subordinati al meccanismo democratico, gli e stessi diritti umani, che tendono invece ad accantonare, a favore di altri e più agevoli percorsi, questo meccanismo che li ha sì laicamente consacrati, ma nel farlo li ha adulterati, privandoli della autentica, eterna sacralità di cui godevano quando l'appartenenza a un ordine diverso ne faceva l'immutabile cornice e non il mutevole contenuto della democrazia.

  DAL TESTO – "Certo è che oggi i diritti umani, così come le Costituzioni, non fanno più argine ai possibili abusi della maggioranza, ma anzi li agevolano, dal momento che, pur se il comune consenso di solito include un ambito molto più ampio di quello della maggioranza democratica, quest'ultima ne rappresenta, oltre che la sintesi politica, la componente determinante.
  "Si tratta comunque di un processo risalente alla nascita (o rinascita) in età moderna della democrazia, che pur riconoscendo se stessa come unico fine ed unico valore, non ha mai rinunciato a proclamare anche altri, contraddittoriamente variabili nel tempo, valori universali, dal momento che, pur non credendo in nulla tranne che in se stessa, si occupa di tutto, perché tutto è soggetto al controllo e all'approvazione della maggioranza.
  "Da qualche decennio in qua i valori proclamati sono sempre i diritti dell'uomo, ma se non muta la categoria cui vengono attribuiti, ciò non significa che restino identici i contenuti. Basti pensare all'obiezione di coscienza, che, dopo avere occupato il primo posto per importanza nella seconda metà del XX secolo, oggi è quasi scomparsa quando non viene addirittura classificata, sopra tutto dopo la trasformazione dell'aborto da misura compassionevole in diritto civile, fra i non valori per gli ostacoli posti all'affermarsi di questo e altri diritti civili."

  L'AUTORE – Francesco Mario Agnoli ha svolto per oltre quarant'anni attività di magistrato e ha terminato la carriera come presidente di sezione nella Corte di Appello di Bologna. È stato componente del Consiglio Superiore della Magistratura nella consiliatura 1986-1990. Alla sua attività di magistrato e nel campo della dottrina giuridica ("Il nuovo processo del lavoro", "La legge quadro sulla caccia", "Agriturismo", "L'Europa fra diritti umani e '68", "Attacco alla famiglia", ecc.) ha accompagnato, a cominciare dal suo esordio in questo campo con un lavoro dedicato ad un personaggio a lui molto caro Andrea Hofer eroe cristiano (Res Editrice, Milano 1979), quella di storico interessato alle vicende della storia patria con particolare riguardo al periodo che va dalla violenta importazione in Italia dei principi della rivoluzione francese (1796) alla prima guerra mondiale. Al vaso di Pandora dell'immane conflitto ha di recente dedicato un saggio, incentrato sulla figura di Benedetto XV, pubblicato nel libro collettaneo "Grande Guerra: le radici e gli sconfitti" (Il Cerchio, Rimini 2015), così confermando la sua propensione a scegliere come compagni di strada per dare loro voce non i vincitori, ma, appunto, gli sconfitti (tale fu anche Benedetto XV). In questo quadro non vengono trascurati protagonisti più modesti, quelli da tutti dimenticati: i contadini e i piccoli artigiani, che fra fine XVIII secolo e inizio XIX presero le armi per opporsi all'invasione francese, assunti ad autentici protagonisti di libri come "Gli Insorgenti" (Reverdito, prima ed. Trento 1988) e "Prospero Baschieri. Un eroe dell'Insorgenza padana" (Tabula fati, Chieti 2002). Sconfitti anche il generale Giuseppe Lahoz ("Giuseppe La Hoz, da generale giacobino a comandante degli insorgenti", Il Minotauro, Roma 2002, e "Il giacobino pentito", Il Cerchio, Rimini 2009) e, sul lato opposto del fronte politico, i repubblicani e gli internazionalisti romagnoli, in lotta fra loro e col neonato Regno d'Italia ("Gli accoltellatori", Longo, Ravenna 1981) e il giornalista Angelo Sommaruga, personaggio centrale, con la sua rivista "Cronache bizantine", del libro "Scristianizzare l'Italia. Potere Chiesa e Popolo, 1881-1885" (Il Cerchio, Rimini 1996). Le lotte del popolo meridionale (i cosiddetti "briganti") costituiscono l'oggetto dei volumi "1799, la grande Insorgenza" (Controcorrente, Napoli 1999), "La conquista del Sud e il generale spagnolo José Borges" (Di Giovanni, Milano 1993) e "Dossier brigantaggio" (Controcorrente, Napoli 2003), il primo riguardante gli anni dell'invasione francese, gli altri quelli della conquista "piemontese". Da ultimo, in polemica con l'analogo libro dello storico Alessandro Barbero, "La vera storia dei prigionieri dei Savoia" (Il Cerchio, Rimini 2014). Per le vicende, in quello stesso periodo storico, della Repubblica di Venezia, si può parlare di un vero e proprio "ciclo veneto" composto da "Le Pasque veronesi", "I processi delle Pasque Veronesi", "Napoleone e la fine di Venezia" e dal romanzo storico, che immagina la trionfale resurrezione della Serenissima (dedicando però ampio spazio alle autentiche vicende del Congresso di Vienna) "Il ritorno del Leone" e, a chiusura, il libro collettaneo "Veneto 1866" sul plebiscito che ne sancì l'annessione all'Italia, editi tutti da Il Cerchio. Con le Edizioni Solfanelli ha pubblicato "Antigone contro la democrazia zapatera" (2005), "Mazzini" (2007) e "Antigone e i diritti dell'uomo" (2017).

  INDICE DELL'OPERA - Introduzione – I. Antigone e Creonte – II. Il tramonto delle leggi degli dei – III. I meccanismi della democrazia – IV. La democrazia liberale – V. Antigone e i diritti umani – VI. Antigone fra diritti umani e Chiesa cattolica – L'Autore