Nuova Storia Contemporanea, n.3/2012 Stampa E-mail

Nuova Storia Contemporanea, n.3 maggio/giugno 2012

Le Lettere, pagg.168, € 11,50

 

nsc3_2012  In apertura del n.3/2012 di Nuova Storia Contemporanea, troviamo un approfondito saggio di Dino Cofrancesco (direttore del Dipartimento di Filosofia dell'Università degli Studi di Genova) dedicato a L’Uomo Qualunque, “il giornale che diede il nome al movimento politico fondato da Guglielmo Giannini nel 1945 e destinato a durare non più di tre anni”. Secondo l’Autore, la natura del qualunquismo potrebbe essere sintetizzata in una battuta: «un liberalismo plebeo rivestito di abiti populistici». Esso, però, a differenza del liberalismo tradizionale, era consapevole del mutamento dei tempi e della società e ripensava i modi di fare politica. Col qualunquismo è giunta al capolinea della storia l'era dei «chierici».
  Dario Biocca
, docente di Storia contemporanea all'Università degli Studi di Perugia, esamina la storia dei comunisti deferiti al Tribunale speciale durante il Fascismo. Essi “erano in maggioranza operai, braccianti e manovali; non conoscevano i complessi meccanismi giuridici che regolavano i processi, il cumulo delle pene, le istanze, le revisioni, gli indulti, le ricusazioni, le amnistie. Erano spesso giovani incensurati, ignoravano quindi anche i regolamenti carcerari ai quali sarebbero stati sottoposti ancora per molti anni. Persino i dirigenti del Partito di estrazione borghese e gli ex parlamentari appresero con stupore e solo dopo la condanna di doversi rivolgere con il "lei" alle autorità e con il "voi" agli altri reclusi”.
  Il dannunziano Giovanni Comisso tra Fiume e Genova
è il titolo dell’articolo di Stefano Giordanelli (ricercatore in Filologia, interpretazione e storia dei testi italiani e romanzi presso l'Università degli Studi di Genova). L’Autore vi ricostruisce, sulla base di un carteggio inedito (“in gran parte lettere ai genitori”), la storia della “tormentata amicizia” tra Comisso e Mario Maria Martini.
  Prendendo spunto da un recente film sulla strage di Piazza Fontana, Vladimiro Satta (storico e documentarista in Senato) passa in rassegna alcune questioni trascurate nel dibattito su quel drammatico evento, “quali i motivi che inizialmente indussero gli inquirenti a indirizzarsi verso Valpreda, la solidarietà delle sinistre nei suoi confronti, l'evoluzione della verità giudiziaria attraverso gli anni, le azioni del Sid a copertura di Giannettini, il movente della strage, il modo in cui le istituzioni e i partiti gestirono la drammatica situazione e altro ancora”.
  Emanuele Farruggia
(saggista e diplomatico, attualmente in servizio a Vienna alla Rappresentanza Permanente Italiana presso le Organizzazioni Internazionali) recensisce La Guerra Bianca di Mark Thompson, “un eccellente libro di storia”, il cui “merito principale è quello di aver attirato l'attenzione dei lettori di lingua inglese sulle vicende svoltesi sul fronte italiano durante la prima guerra mondiale. Il suo stile elegante e scorrevole e la ricchezza della bibliografia ne rendono particolarmente piacevole la lettura”.
  Al recente volume di Erika Diemoz sulla violenza anarchica “che si scatenò in Italia (e in Europa) tra la fine del XIX secolo e i primi lustri di quello successivo”, sono dedicate le riflessioni critiche di Nunzio Dell’Erba (docente di Storia Regionale presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università degli Studi di Torino). “Durante la lettura del libro – scrive Dell’Erba - si rimane stupiti dalla mole eccessiva di citazioni bibliografiche, ma non sembra che l'autrice abbia preso in visione (o in lettura) i volumi e i saggi citati, ripresi da altri libri e utilizzati solo come apparato riempitivo delle note. L’aggiunta di errori di carattere storico, l'estraneità di molti volumi al tema trattato e la dimenticanza di altri più importanti danno un quadro non sempre attendibile della connessione tra anarchia e violenza quale si manifestò in Italia durante gli anni che vanno dal dominio politico di Francesco Crispi a quello di Benito Mussolini”.