Michael, cane da circo Stampa E-mail

Jack London

Michael, cane da circo
In viaggio dai mari del sud all'America


Tarka, pagg.320, € 16,50

 

london michael  IL LIBRO – "Michael, cane da circo": a cent'anni dalla sua scrittura, presentiamo una nuova traduzione del testo integrale, per riscoprire il fascino e la verità di un libro complesso, snaturato nello stile e nei contenuti dalle vecchie traduzioni che lo trasformavano in un "libro per ragazzi". Con un linguaggio aspro, fantasioso, che accosta lo slang alla poesia dei paesaggi selvaggi, il dialetto "bêche de mer" parlato tra coloni e indigeni nelle isole del Pacifico all'espressività letteraria e sognante del vecchio marinaio, London ci accompagna, assieme al protagonista a quattro zampe, in un viaggio appassionante. A bordo di veloci velieri sulle onde dei mari del Sud, fino ai saloon affollati di marinai di San Francisco e al sole di Sonoma. Il viaggio si trasforma in una discesa agli inferi quando Michael cade tra le mani di un ammaestratore di animali, e il romanzo d'avventura diventa una denuncia, truce e dettagliata, delle violenze fisiche e psicologiche a cui vengono sottoposti gli animali per l'inconsapevole divertimento del pubblico.

  DAL TESTO – "Esattamente come un essere umano, coi suoi cinque sensi entrava in contatto col mondo esterno a lui. Esattamente come un essere umano, i risultati di questi contatti su di lui erano sensazioni. Esattamente come per un essere umano, queste sensazioni all'occasione potevano culminare in emozioni. Ancor più, come un essere umano, poteva percepire e percepiva, e tali percezioni fiorivano nel suo cervello come concetti, certamente non così vasti e profondi e astratti come quelli umani, ma comunque concetti.
  "Forse, se vogliamo considerare la differenza tra lui e gli esseri umani negli attributi più alti della vita, si può ammettere che le sensazioni di Michael non fossero proprio altrettanto pungenti, diciamo come un ago piantato in una sua zampa paragonato a un ago piantato nel palmo di una mano. In più, ammettiamo che, quando la coscienza si diffondeva nel suo cervello in forma di pensiero, quel pensiero era meno nitido, più vago di un pensiero simile in un cervello umano. Ancor più bisogna ammettere che mai, mai in un milione di vite, Michael avrebbe potuto dimostrare un teorema di Euclide o risolvere un'equazione al quadrato. Tuttavia era capace di sapere, senza la minima ombra di dubbio, che tre ossi sono più di due, e che dieci cani sono un nemico molto più temibile di due cani.
  "Un'ammissione invece non può essere concessa, cioè che Michael non potesse amare con altrettanta devozione, totalità, disinteresse, pazzia, abnegazione di un essere umano – e non perché era Michael, ma perché era un cane.
  "Michael aveva amato il capitano Kellar più della sua stessa vita. Non avrebbe esitato a rischiarla per il capitano Kellar più di quanto Jerry avrebbe fatto per Skipper. Ed era destinato, mentre col passare del tempo si convinceva che il capitano Kellar era sprofondato inevitabilmente nel nulla, assieme alle Isole Salomone, ad amare incondizionatamente lo steward dei sei litri con le sue maniere comunicative e l'affascinante carezza di quel suono delle sue labbra. Kwaque no: perché Kwaque era nero. Kwaque poteva accettarlo solo come un annesso, una parte del contorno, un bene mobile di Dag Daughtry."

  L'AUTORE – Jack London (1876-1916) è l'autore statunitense più tradotto all'estero. Uomo irrequieto e assetato d'esperienza, di vita, è stato giornalista, marinaio, ladro, viaggiatore avventuroso, attivista politico, scrittore prolifico (morto a soli 40 anni, aveva pubblicato 49 libri). Con i suoi capolavori, come "Martin Eden", "Zanna bianca", "Il richiamo della foresta", ha influenzato intere generazioni di scrittori e ha fatto sognare milioni di persone.

  INDICE DELL'OPERA – Prefazione - I – II – III - IV - V - VI - VII - VIII - IX - X – XI - XII – XIII – XIV – XV – XVI – XVII – XVIII – XIX – XX – XXI – XXII – XXIII – XXIV – XXV – XXVI – XXVII - XXVIII - XXIX - XXX - XXXI - XXXII - XXXIII - XXXIV - XXXV - XXXVI